domenica, 9 Maggio 2021
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MEGLIO PEGGIO DAI GIORNALI DI OGGI

Quousque tandem

Mentre la Superlega del calcio frana in testa ai suoi aedi (massima solidarietà a Sambuca Molinari e Johnny Riotta, che si erano tanto spesi sul quotidiano casualmente edito dai padroni della Juve), anche la Superlega della politica scricchiola. E non è colpa di Draghi, che ce la mette tutta, pur col piglio distaccato dell’amministratore delegato. È colpa di chi gli ha tirato il pacco, Mattarella in primis, illudendolo che bastasse ammucchiare nel governo tutti i partiti tranne uno per cancellarne le differenze di idee e di interessi. Non era così. Infatti ieri la Lega, non contenta di avere strappato le imprudenti riaperture al 26 aprile, s’è astenuta sulla proroga del coprifuoco. E non si vede che ci stiano a fare 5Stelle, Pd e Leu in una maggioranza dove, se c’è da cantare, tocca a Salvini e, se c’è da portare la croce, tocca ai giallorosa. Il giochino non può durare, anche perché prima o poi si voterà. Salvini l’ha capito e, tallonato dalla Meloni, si abbarbica al potere per tenere le mani sul bottino del Recovery, ma si finge morto appena c’è da perdere voti. Gli altri quando lo capiranno? Appena inizia il semestre bianco, ci divertiamo.

L’altro nodo che viene al pettine è quello dei vaccini. E qui Draghi c’entra. Ne aveva annunciati 500mila al giorno dopo la metà di aprile, personalmente e per interposto generale Figliuolo. Siamo al 22 aprile e l’altroieri ne sono stati somministrati 300mila. Ora, dopo due mesi di “accelerate” sui giornali, siamo in continua frenata. E, come vaticinò Bersani al cambio della guardia fra Arcuri e Figliuolo, è inevitabile fare un confronto. Dal 6 al 20 gennaio (governo Conte, commissario Arcuri) l’Italia era davanti a Germania, Spagna e Francia per vaccinati in rapporto alla popolazione, e in certi giorni anche per numeri assoluti. A fine gennaio fu superata di pochi decimali dalla Spagna, ma restò sempre davanti a Germania e Francia. Il 13 febbraio Draghi si insedia e il 2 marzo caccia Arcuri e lo rimpiazza con Figliuolo. Il passaggio di consegne al Commissariato fra la struttura Invitalia e l’armata interforze dura un mese. Arcuri e i suoi garantiscono una decina di giorni di presenza, durante i quali (3-13 marzo) l’Italia resta seconda dietro la Spagna e davanti a Francia e Germania, poi se ne tornano nella loro sede. Il 13 marzo Figliuolo vara il nuovo Piano vaccini e l’Italia inizia a precipitare: terza il 14 e 15 marzo, scavalcata anche dalla Germania; poi, con rare eccezioni, sempre ultima. I dati dell’altroieri sono impietosi: Spagna 20,19% di abitanti vaccinati, Germania 20,07, Francia 18,73, Italia 18,24. Abbiamo perso due mesi. E per peggiorare. Chi se ne va prima: Salvini o Figliuolo?

Coprifuoco, la Lega si astiene: il diktat di Salvini al governo

Coprifuoco, la Lega si astiene: il diktat di Salvini al governo

Divisi – Le nuove norme su ristoranti, sport e spostamenti. Il Carroccio non le vota Dem e 5 Stelle: “Irresponsabili” L’irritazione di Draghi

di Giacomo Salvini e Paola Zanca | 22 APRILE 2021

La riunione di maggioranza era finita con un accordo chiuso, il Consiglio dei ministri lo immaginano tutti rapido e indolore. E invece è solo veloce, dura mezz’ora scarsa, ma di guai ne provoca parecchi.

Perché poco prima di entrare nella sala dove si riunisce il governo, i ministri della Lega – gli stessi che avevano appena dato l’ok informale al decreto – si assembrano in un capannello. E quando il ministro Giancarlo Giorgetti si siede al tavolo con Mario Draghi, dice secco: “Sono sopraggiunte delle novità, noi ci asteniamo”. Di cosa parli, non lo capisce nessuno. Di certo non il premier, né il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, a dir poco stupefatti da questo repentino cambio di linea. La stessa schizofrenia che viene fatta circolare sulla mozione di sfiducia al ministro Roberto Speranza: “Certo che votiamo no – aveva detto qualche ora prima il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo – non vogliamo mettere in difficoltà il governo”. Salvo poi, a Cdm iniziato, far trapelare che anche sul titolare della Salute “valutiamo l’astensione” e che comunque “decide Salvini”.

Cosa è successo? Nel Movimento rivedono un film già visto: “Sono degli irresponsabili, vogliono fare il Papeete bis”, è il succo del ragionamento. Che nella nota ufficiale si traduce in “dispiacere” per le sorti di “questo governo che è nato per incoraggiare la coesione nazionale”. Anche il Pd fa filtrare preoccupazione per il “continuo susseguirsi di ultimatum che portano a questo tipo di incidenti di percorso”. Che Salvini non fosse soddisfatto del decreto (anche se venerdì scorso se lo era intestato come “vittoria della Lega”) lo si era capito in mattinata quando, dopo aver incontrato ministri, sindaci e governatori della Lega, aveva minacciato di non votarlo se non fosse cambiato l’orario del coprifuoco e anticipate le aperture al chiuso dei locali, come chiesto anche dalle Regioni a guida leghista. Poi il leader della Lega ha scritto anche un paio di sms a Draghi per provare a convincerlo ma niente: il premier è stato irremovibile. Quindi ha mandato i suoi ministri – Giorgetti, Erika Stefani e Massimo Garavaglia – a Palazzo Chigi con l’obiettivo di dare battaglia nonostante questi avessero tentato in mattinata un accenno di ribellione: “Venerdì avevamo chiuso l’accordo, adesso con che faccia andiamo a chiedere altre modifiche?” gli aveva fatto notare Giorgetti.

Ma Salvini, pressato da Giorgia Meloni e dai ristoratori, non ha accettato repliche e dato l’ordine ai suoi via sms: “Non si vota il decreto”. Poi ha telefonato a Draghi: “Presidente noi abbiamo fiducia in te ma non possiamo votare la norma. Sosterremo il decreto di maggio su nuove riaperture”. Risposta secca del premier: “Fatico a capire: alla cabina di regia in cui sono state scelte le misure c’era anche la Lega”. Così, nel Cdm, quando Speranza ha introdotto le misure spiegando che il rischio deve essere “ragionato” e le riaperture “graduali” per non dare il messaggio del “liberi tutti”, Giorgetti non ha potuto far altro che annunciare l’astensione. Poi si è zittito visibilmente imbarazzato. Anche Forza Italia e Italia Viva volevano allungare il coprifuoco, ma alla prova dei fatti si sono allineati. Così, a Cdm terminato, Giorgetti viene convocato da un Draghi furioso e fuori da Chigi Salvini in diretta Facebook alza la voce: “C’erano troppi divieti, esigiamo rispetto”. Esulta Fratelli d’Italia: “Sul coprifuoco, centrodestra unito” dice il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida. Sconcerto anche dai presidenti di Regione a guida Pd: “A questo punto – si sono detti a caldo – se li scrivano loro e facciano il governo con la Meloni”.

D’altronde, le misure varate ieri accolgono la quasi totalità delle richieste leghiste, escluso il coprifuoco alle 22 (ma non c’è una data di scadenza) e lo stop ai ristoranti “al chiuso” fino al 1º giugno. Per il resto, da lunedì, ci si potrà spostare liberamente tra regioni gialle, mentre per quelle arancioni e rosse servirà il “certificato verde” (vaccino, tampone negativo o guarigione dal Covid). Riaprono teatri e cinema (massimo 1.000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso), dal 15 giugno le fiere e dall’1 luglio convegni e congressi. Gli eventi sportivi di particolare rilievo potrebbero essere autorizzati anche prima dell’1 giugno ma non sopra il 50%. Lo stato di emergenza, comunque, durerà fino al 31 luglio.