domenica, 9 Maggio 2021
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Il vitalizio a Formigoni è un vulnus enorme, intervenga la Consulta

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Il vitalizio a Formigoni è un vulnus enorme, intervenga la Consulta”

“Il vitalizio a Formigoni è un vulnus enorme, intervenga la Consulta”

L’ex presidente del Senato

di  | 18 APRILE 2021

 

Lui, per carità, non lo dice. Ma con la Commissione Contenziosa presieduta dal parlamentare di Forza Italia Giacomo Caliendo che, per ridare il vitalizio all’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, ha cancellato la delibera che nel 2015 aveva stabilito di negare l’assegno ai parlamentari condannati per reati di particolare gravità, è come se al Senato si fosse consumato una specie di golpe. Anzi un autogolpe. Con un conflitto di poteri tra organi interni di Palazzo Madama che non ha precedenti nella storia della Repubblica.

“Esaminiamo da un punto di vista giuridico la questione: la Commissione Contenziosa è come un tribunale. Ma la delibera che ha annullato vale come una legge in un sistema in cui i regolamenti di Palazzo Madama hanno rango addirittura superiore, tra legge ordinaria e legge costituzionale”, attacca Pietro Grasso presidente del Senato all’epoca in cui venne varata la delibera: “Ebbene, non voglio entrare nel merito della decisione, però rilevo che in base all’autodichia non può un organo giurisdizionale come la Contenziosa annullare una delibera del Consiglio di presidenza, come ha fatto dando validità erga omnes alla sua decisione. È come se un tribunale potesse cancellare una legge ordinaria”.

Si spieghi meglio, senatore.

La Commissione mi ha meravigliato soprattutto da un punto di vista procedurale. Essa può decidere sul caso concreto o può sospendere la decisione e indicare al Consiglio di Presidenza la necessità di modificare la delibera, magari nel senso di riconoscere una minima ai casi di vera indigenza. Ma non può assolutamente annullare un provvedimento avente carattere generale come appunto la delibera del 2015.


Un bel problema.

Enorme. E credo che non basti pensare soltanto al ricorso al Consiglio di garanzia contro la decisione. Ci sono i margini affinché il Senato sollevi di fronte alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione: l’invasione di campo di un organo giurisdizionale ha inflitto un vulnus al principio della separazione dei poteri.

Addirittura?

La circostanza di aver fatto valere erga omnes la decisione della Commissione Contenziosa di Caliendo, di aver dato ad essa carattere di esecutività come ha stabilito la presidente Casellati, dall’oggi al domani ha trasformato in carta straccia una norma che nella sua pienezza di poteri regolamentari, politici e parlamentari, il Senato si era data. E c’è un’altra considerazione da fare.


Quale, presidente Grasso?

Per motivare tutto ciò la commissione Contenziosa ha fatto ricorso alla legge sul reddito di cittadinanza. Quindi ha equiparato sostanzialmente la delibera a una legge dicendo che non è stato rispettato l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza dei cittadini. Chiedo: può un organismo interno al Senato dichiarare l’incostituzionalità di una norma e eliminarla completamente? Nemmeno la Corte Costituzionale lo può fare. Al massimo può indicare al legislatore di fare una nuova legge.


Ricorso doveroso, dunque.

Ripeto: si possono addurre tutte le ragioni contrarie alla delibera del 2015. Ma il riferimento che si è fatto in motivazione a due ordinanze della Corte di Cassazione a sezioni riunite non ci sta. Se si va a leggere, anche lì viene riconosciuto il carattere particolare dell’indennità parlamentare da cui poi deriva come proiezione il vitalizio come era fino al 2011: l’indennità stabilita dall’articolo 69 della Costituzione non è una retribuzione, il mandato parlamentare non è assimilabile ad un rapporto di lavoro, per cui neanche la pensione cosiddetta lo è. Per questo il vitalizio può essere regolato dalle Camere in maniera assolutamente autonoma, a certe condizioni si può dire che quel diritto viene a cessare. Perché non è equiparata a una pensione normale.


A un comune cittadino infatti la pensione non può essere cancellata.

Infatti, ricordiamo che è solo da pochi anni che sono pienamente contributivi. Quei vitalizi erano un’altra cosa. Invece sta passando il messaggio che siano una pensione e quindi da questo presupposto si fanno discendere tutta una serie di conseguenze, ma in realtà è il presupposto che è sbagliato.


La commissione presieduta da Caliendo pare essersene infischiata di questi aspetti.

Nel 2019 peraltro ci sono delle precedenti decisioni della stessa Commissione presieduta da Caliendo, citate nella sentenza, che sono state favorevoli a mantenere la delibera. Ebbene, non sono riuscito a comprendere perché ci si è discostati da quelle decisioni. Peraltro, l’istanza l’ha fatta Formigoni, la decisione avrebbe dovuto valere solo per lui.


In definitiva, lei come definirebbe questa sentenza?

Da un punto di vista procedurale la giudico errata. A tacere del fatto che con la gente che non riesce a sopravvivere alla pandemia non mi sembra proprio il momento migliore.


Senza contare che a questo punto abolendo del tutto la delibera del 2015 si rispalancano le porte del vitalizio ad ogni tipo di parlamentare pregiudicato.

Rendiamoci conto che annullando la delibera anche i senatori condannati per mafia o terrorismo potranno riprendere ad avere il vitalizio. Qualcuno ci ha pensato? L’annullamento non vale solo per i reati come la corruzione, ma anche per tutti gli altri reati compresi nella delibera del 2015. Insomma, dottoressa, todos caballeros.

Salerno-Reggio: 11,2 miliardi per risparmiare mezz’ora…

Salerno-Reggio: 11,2 miliardi per risparmiare mezz’ora…

Attorno alla “riscrittura” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) del governo Draghi accadono cose strane. E le più strane di tutti riguardano i progetti dell’Alta velocità ferroviaria. Nel Pnrr il capitolo AV vale quasi 20 miliardi, ma altri ne arriveranno dal fondo complementare in deficit da 30 miliardi pensato dall’esecutivo per finanziare quanto non può entrare nel piano perché incompatibile con i tempi (lavori da concludere entro il 2026). Al primo posto, promettono il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini e il premier Mario Draghi, c’è l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, ma si fantastica anche della Roma-Pescara. Viene il sospetto che il “fondo complementare” nasca proprio per questo.

Funziona così: il Recovery Fund Ue promuove la transizione ecologica, l’Italia fa rientrare l’AV nella “mobilità sostenibile”, Bruxelles acconsente. Eppure i mega progetti lasciano perplessi: il ministero sta discutendo della più grande opera infrastrutturale della storia d’Italia per inserirne una parte nel Pnrr senza che nessuno ne conosca i contorni. Prima di Pasqua, Giovannini ha spedito in Parlamento il progetto di “fattibilità tecnico-economica” redatto da Rfi, la controllata delle Ferrovie per la rete. “I primi risultati della progettazione – ha detto – assumono un evidente significato storico per un’opera che contribuirà sensibilmente a ridurre il gap infrastrutturale del Mezzogiorno”. Il progetto è mastodontico, va dai 450 ai 530 km, a seconda delle alternative progettuali, per un costo dai 23 ai 29 miliardi. La soluzione consigliata dai tecnici è quella “autostradale”, vale oltre 450 km e per quasi metà è composta da gallerie perché il tracciato parte da Battipaglia, passa per Praja e procede per Tarsia e le aree interne, in sostanza “bucando” l’Appennino calabro per un costo di quasi 25 miliardi sulla carta (senza contare quelli ambientali).

Il progetto non prevede un’analisi della domanda di traffico, né previsioni di offerta (quanti treni? quali località servite?), né un’analisi costi-benefici. Dei 6 lotti, i tecnici ritengono prioritari solo i numeri 1 e 2 (Battipaglia-Praja e Praja-Tarsia): costo 11,2 miliardi, tempo richiesto almeno 10 anni. Il risparmio di tempo con la nuova linea AV per far viaggiare i treni a 300 km orari sarebbe di 30 minuti in direzione Reggio Calabria (90 minuti dal lato ionico e verso Cosenza). Gli altri 4 lotti fino al capoluogo non sono prioritari, anche perché di fatto non garantiscono concreti risparmi di tempo.

Una linea del genere avrebbe verosimilmente un traffico modesto. Non è un caso che l’allegato al Def dell’autunno 2020, “Italia Veloce”, preveda il potenziamento della linea esistente (“Alta velocità di rete”) sufficiente a collegare Reggio a Roma in 4 ore e 10 minuti, al costo di qualche centinaio di milioni, e un “upgrading” delle linee verso Potenza e Taranto.

Fonti tecniche del ministero confermano che il progetto consegnato al Parlamento è il riferimento dei piani del dicastero e sarà sottoposto “al dibattito pubblico e alle metodologie di valutazione dell’investimento come previsto dalla disposizione vigente. Seguirà il progetto di fattibilità completo che include previsioni di traffico, di esercizio e di valutazione”. Ma allora perché si ragiona su un progetto prima di avere una stima della domanda, dell’offerta e dei costi ambientali? Quanta parte verrà finanziata nel Pnrr o nel fondo complementare? Giovannini ha detto di non poter ancora dare queste informazioni. Stando a quanto filtra si lavorerebbe sul Lotto 1 “articolato in sub-lotti funzionali”. Una parte sarà finanziata con risorse nazionali o altre risorse europee: “Con le risorse del Recovery potranno essere finanziati i lotti funzionali che saranno in esercizio entro il 2026”, filtra dal ministero. Il lotto 1 “Battipaglia-Praja” vale 6,3 miliardi (quasi il doppio del Tav Torino-Lione) e per completarlo si ipotizza servano almeno 10 anni per un guadagno di tempo di 30 minuti.

C’è poi un’anomalia. Secondo il ministero il progetto non dovrà passare dall’approvazione del Cipe, il Comitato per la programmazione economica, come fosse il potenziamento della linea esistente e non una nuova rete. Non solo. Nel decreto con cui nei giorni scorsi Giovannini ha nominato 29 commissari “modello Genova”, ne è previsto uno per realizzare la tratta AV Salerno-Battipaglia (1,8 miliardi) che di questo mega-progetto è di fatto il Lotto 0, ritenuto non prioritario dai tecnici perché non si sa come attraversare Salerno (e in città sul tema già si litiga): taglierebbe di altri 15 minuti i tempi. Il lotto “7” invece, il completamento logico della Salerno-Reggio, ha un nome famoso: è il Ponte sullo Stretto, che resuscita di nuovo, ancorché in prospettiva (e Pietro Salini e la sua causa allo Stato godono).

L’altro grande progetto che dovrebbe ricevere soldi dal “fondo complementare” è la Roma-Pescara, una linea completamente nuova (7 miliardi), che però sembra ancora meno probabile. Sarà così? Magari no, ma lo scopriremo solo quando verranno svelati il Pnrr e il fondo complementare, poco prima che il tutto, blindato, venga spedito a Bruxelles.

 

 

 

 

Film Commission, Fontana non vuole chiedere i danni

Film Commission, Fontana non vuole chiedere i danni

In attesa delle sentenze, dai bilanci della Lega Nord viene fuori un dato interessante che collega il partito alla Lombardia Film Commission. Riguarda Alessio Gennari (estraneo all’inchiesta), l’avvocato che presiedeva l’organismo di vigilanza dell’ente pubblico al tempo della compravendita del capannone di Cormano, alla fine del 2017. Gennari non ebbe nulla da obiettare su quella spesa da 800 mila euro pagata prima ancora di fare il rogito e senza che i lavori fossero iniziati, alla misteriosa Immobiliare Andromeda, società ai tempi schermata da una fiduciaria, che undici mesi prima aveva acquistato lo stesso immobile per 400mila euro. I bilanci della Lega Nord raccontano che l’11 marzo del 2019, prima che lo scandalo arrivasse ai giornali, il consiglio federale della Lega Nord ha nominato Gennari – che non è stato indagato per la vicenda della Lombardia Film Commission – membro dell’organo federale di controllo sull’amministrazione del partito, cioè il gruppo di tre esperti che deve decidere se approvare i bilanci del partito. Il professionista chiamato a vigilare sull’ente pubblico lombardo guidato da Di Rubba, l’avvocato scelto per controllare che i soldi dei cittadini lombardi venissero spesi bene, un anno e mezzo dopo l’operazione incriminata è dunque stato assoldato dalla Lega Nord con un contratto triennale per controllare anche i conti del partito. Lo stesso partito che in questi anni ha pagato generose fatture agli imputati Di Rubba, Manzoni e Barachetti.