giovedì, 13 Maggio 2021
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MEGLIO PEGGIO DEI GIORNALI DI OGGI

GIOVEDì 1 APRILE 2021

Fontana, altro conto a Lugano. Si indaga su 2 milioni sospetti

Fontana, altro conto a Lugano. Si indaga su 2 milioni sospetti

di  | 1 APRILE 2021

Una società aperta nel paradiso fiscale delle Bahamas controllata da una fondazione in Liechtenstein e nata con un capitale iniziale di due milioni di euro. La stessa società aprirà poi un conto in Svizzera presso la Ubs di Lugano affidando la gestione a due trust di Nassau. È il 2005. Poco dopo su questo nuovo conto atterrano altri tre milioni da un vecchio conto del 1997 aperto sempre presso la Ubs di Lugano. Totale: 5 milioni, circa. E’ denaro di una eredità materna, dichiarerà nel 2016 il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, facendolo emergere attraverso lo scudo fiscale. Tutto ok. Fontana aveva titolo per operare su entrambi i conti. Ma c’è un particolare rilevante: la madre del presidente nel 2005 era in pensione da almeno sette anni. E dunque, da dove arrivano i primi due milioni? Parte da qua l’inchiesta sui conti svizzeri del governatore lombardo indagato dalla procura di Milano per autoriciclaggio e false dichiarazioni in voluntary rispetto proprio alla vicenda dei 5,3 milioni scudati nel 2016. Reati che secondo i pm si sono consumati nel momento in cui Fontana, all’epoca ancora sindaco di Varese, ha compilato la voluntary disclosure per far emergere il denaro. L’iscrizione risale ormai a qualche settimana fa. Ora però i magistrati hanno inviato ai colleghi svizzeri una richiesta di rogatoria di 14 pagine. Il documento, girato per competenza anche al ministero di Grazia e Giustizia, è molto articolato e contiene diverse richieste.

I camici del cognato Da dove parte l’inchiesta

L’indagine sui soldi svizzeri nasce dal caso della fornitura di 75mila camici ad Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, da parte di Dama spa, società che detiene il marchio Paul & Shark ed è riconducibile ad Andrea e Roberta Dini, cognato e moglie di Fontana. “La difesa di Fontana – è scritto in un comunicato della Procura di Milano – si è dichiarata disponibile a fornire ogni chiarimento in sede rogatoriale” e anche “se del caso, mediante produzione documentale” e “presentazione spontanea dell’assistito”. L’iscrizione del presidente leghista, già indagato per frode in pubbliche forniture rispetto alla parte dei camici, è arrivata dopo il deposito di una nota della Guardia di finanza e di due report dell’Agenzia delle entrate. Nel mirino ci sono due conti entrambi aperti presso Ubs a Lugano. Il primo, quello del 1997, è riferibile a Maria Giovanna Brunella, madre di Fontana, deceduta nel 2015. Su questo, è noto, aveva l’operatività lo stesso governatore che in quel periodo era sindaco leghista nel comune di Induno Olona. Ciò che invece appare come una novità rilevante è che su quel primo conto erano presenti tre e non cinque milioni. Nel 1998 la madre del presidente, di professione dentista, andrà in pensione. Nel 2005 nasce poi un nuovo conto e qui il contenuto della nota della Finanza svela un elemento inedito. In quell’anno Fontana è presidente del Consiglio regionale della Lombardia. Andiamo con ordine: poco prima dell’apertura del conto del 2005 viene costituita la società Montmellon Valley con sede alle Bahamas. Le quote, secondo la Procura, sono detenute da una “Fondazione Obbligo”, sede a Vaduz in Liechtenstein, dietro la quale, sostiene l’accusa, vi sono i beneficiari finali, ovvero i familiari di Attilio Fontana. A questo punto viene aperto il secondo conto sempre presso la Ubs, mentre “la fondazione dei Fontana” affida la gestione delle quote a due trust di Nassau. Una tripla schermatura.

Le richieste dei magistrati: di chi è quel denaro?

Ma c’è di più: stando agli accertamenti della Finanza, il secondo conto del 2005 nasce con in pancia già 2 milioni di euro che apparentemente nulla hanno a che fare con l’eredità della signora Brunella. Di chi sono e come sono stati messi insieme? A quella data la madre di Fontana è in pensione da otto anni. Sul conto del 2005 riferibile alla società appoggiata ai due trust triangolano così i primi 3 milioni del 1997 andando a comporre la provvista finale e mischiandosi con il deposito iniziale di 2 milioni. Per la procura di Milano, il vero nodo da sciogliere sono i due milioni. Di questo si occupa la rogatoria firmata dai tre pubblici ministeri titolari del fascicolo assieme al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. La prima richiesta riguarda il chi ha aperto quel conto e chi ha portato i 2 milioni e in che modo. Stesso quesito rivolto alla banca per la posizione aperta nel 1997. La Procura ha chiesto di avere tutti gli estratti conto. Anche in relazione ad alcuni movimenti di denaro, che stando alla ricostruzione dell’accusa sono avvenuti tra il 2009 e il 2013. Si tratta di operazioni in entrata e in uscita tra i 129mila e i 400mila euro. Lo studio dei movimenti bancari, secondo i magistrati, potrà dare risposte definitive.

La vicenda del conto svizzero del presidente emerge fin dal maggio scorso dopo una segnalazione per operazione sospetta da parte della milanese Unione fiduciaria che ha il mandato di amministrare il conto estero. Il 19 maggio 2020, infatti, Fontana allerta la fiduciaria per disporre un bonifico di 250mila euro al cognato Andrea Dini. L’ipotesi della Procura è che il bonifico, mai andato in porto, fosse il risarcimento per Dini che aveva dovuto, su indicazione anche dello stesso Fontana, trasformare la fornitura ad Aria in donazione come attesta una mail del 20 maggio mandata da Dini all’ex direttore generale di Aria, Filippo Bongiovanni, lo stesso che il giorno prima invierà a Fontana l’Iban di Dini. Sia Bongiovanni sia Dini sono indagati per la vicenda dei camici, oltre che per frode come il governatore, anche per la turbata libertà nella scelta del contraente. La segnalazione della fiduciaria arriva così alla Banca d’Italia e alla Procura che inizia a indagare arrivando in poco tempo a rilevare una criticità nella fornitura di Dama ad Aria.

Grazie allo scudo risparmiati 50 mila euro

Tornando ai conti svizzeri, le due note dell’Agenzia delle entrate hanno studiato da un lato le capacità economiche dei familiari di Fontana rispetto alla presunta eredità da 5,3 milioni. Un tesoretto depositato in Svizzera che secondo gli esperti tributari non può corrispondere alle entrate dei genitori del presidente, medico condotto il padre, dentista la madre.

Oltre a questo si è studiato quanto Fontana ha risparmiato in sanzioni scudando i conti con la causale eredità. Il calcolo, secondo i pm, si avvicina ai 50mila euro. Il denaro dichiarato con la voluntary, in modo legittimo, è sempre rimasto in Svizzera. Ci sono poi le carte dello scudo che la Procura ha tentato di recuperare sentendo i professionisti che nel tempo si sono occupati dei conti esteri della famiglia Fontana.

Amnesie&uffici allagati Le carte non si trovano

Ma fin dall’inizio il tentativo di fare chiarezza da parte della Procura di Milano si è scontrato con amnesie, uffici allagati, carte che non si trovano e scarsa collaborazione da parte dello stesso Fontana. Una storia nella storia quella dei documenti della voluntary disclosure. La Guardia di finanza nei mesi scorsi ha fatto visita al commercialista di fiducia di Fontana e all’avvocato Valerio Vallefuoco. Stando a quanto viene spiegato in Procura, Vallefuoco, associato anche presso uno studio svizzero di Lugano, ha detto di non avere quei documenti, aggiungendo che nel suo ufficio c’è stato un allagamento. Il commercialista di Varese invece avrebbe detto di aver solo firmato i documenti e di non averli. Chi li avrebbe materialmente visionati è un terzo commercialista, però deceduto. Ma ora la Procura punta direttamente al bersaglio grosso: l’origine dei due conti e di quei 2 milioni presenti fin da subito sulla posizione aperta nel 2005 che per la difesa sono però solo un errore contabile.

Le Ong: “Questa è una mafia, prendo soldi sulle vite umane”

Le Ong: “Questa è una mafia, prendo soldi sulle vite umane”

I contatti tra attivisti e trafficanti di uomini

di Marco Grasso | 1 APRILE 2021

C’è una linea invisibile nel Mediterraneo oltre la quale niente è davvero ciò che sembra. Un confine oltre il quale Ong e scafisti sembrano quasi collaborare. È il 26 giugno 2017 e l’equipaggio della Vos Hestia – nave noleggiata dalla Organizzazione non governativa Save the Children – stenta a credere ai suoi occhi. In acque internazionali avviene un trasbordo di migranti. Sono scortati da “sciacalli”. I trafficanti di uomini che, nella zona franca fra lo specchio libico e le acque internazionali, sono perfettamente a loro agio. Chiamano gli attivisti “my friends”, sono “bravi e collaborativi”, notano due marinai imbarcati sulla Vos Hestia. Partecipano alle operazioni, poi si riportano indietro “motori e benzina”. “Ma ti rendi conto – commentano i due marittimi, personale stipendiato che non fa parte delle Ong –, sembra che ci stanno dando una mano con ’sti barchini, che collaborano con noi. Pensa se c’era un poliziotto o un carabiniere…”.

E in effettiun poliziotto infiltrato c’è davvero. Il suo nome di copertura è Luca Bracco, è un investigatore dello Sco. Scatta foto e video che diventeranno materiale d’inchiesta per la Procura di Trapani. Un’indagine conclusa all’inizio del marzo, in cui sono indagate 21 persone appartenenti a tre Ong: la tedesca Jugend Rettet, Save the Children e Médecins sans frontières (Msf). Nel fascicolo sono state depositate quasi 30mila pagine di atti, che il Fatto ha visionato. Le accuse sono a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falsificazione dei rapporti sulle operazioni di search and rescue (Sar). La polizia non ha invece trovato alcun elemento su un tornaconto economico o passaggi di denaro. Gli aspetti più problematici, semmai, riguardano l’omertà sugli scafisti. Save the children elabora addirittura un decalogo interno in cui mette per iscritto “cosa fare e cosa non fare”, in cui in sostanza si invita a non segnalare scafisti alla polizia. E quando ci sono giornalisti embedded, il tentativo è quello di non far circolare video.

“Qui il comandante non comanda niente, sono questi che decidono”, lamentano due ufficiali di coperta, questa volta sulla Vos Prudence, gestita da Msf. È il 21 marzo del 2017. Sospettano del loro capo missione – il belga Matthias Kennes, rappresentante di Msf, fra gli indagati: “Sanno già il punto dove arrivano. Aveva tanta premura di partire e ora si vuole fermare”. E ancora: “Te l’ho detto che questi figli di puttana già lo sanno dove arrivano questi mambrucchi di merda”.

Nel picco del 2016 (180mila sbarchi, un’enormità se confrontati con i 34mila del 2020) le Ong passano da soccorrere il 5% dei migranti al 40%. Un aumento vistoso, secondo gli investigatori giustificato dall’esistenza di canali informativi paralleli, che consentono alle navi delle Ong di sapere in anticipo dove saranno abbandonati i naufraghi. C’è un fatto che va sottolineato: gli Stati hanno tirato i remi in barca e a salvare vite, come hanno ripetuto spesso, c’erano solo loro, le Ong. Tuttavia è un fatto anche che questi rapporti talvolta spericolati che rendono il clima a bordo sempre più pesante: “È una mafia – dicono sconsolati gli ufficiali di coperta Lorenzo Mazzarello e Marco Caronchia, a proposito delle operazioni della Vos Prudence – ma fatta anche male. Nel senso che io sto pigliando soldi, sulle vite umane, su bambini…”. In un altro dialogo intercettato, altri due marittimi si definiscono “la Franco Rosso agenzia di viaggi e turismo”. Il 26 giugno 2017 la Von Hestia effettua un soccorso in cui compaiono alcuni tra i più noti trafficanti libici: “Il clan Dabbashi, una delle famiglie più influenti di Sabrata. Gestiscono una milizia e varie safe house dove ospitano i migranti prima della partenza”. È un rapporto controverso, quello tra Ong e contrabbandieri. Una partita in cui spesso emerge, con un ruolo non sempre chiaro, la presenza della guardia costiera libica, finanziata dallo Stato italiano.

L’infiltrato non è l’unico a spiare. Due dipendenti di una ditta di security imbarcati con le Ong ambiscono a rivendere informazioni che mettano in cattiva luce le Ong a partiti di destra. È il caso di Pietro Gallo, ex poliziotto, figura già oggetto di un’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano, e Floriana Ballestra, ex agente della Stradale di Imperia: “Da un lato si preoccupavano di portare ai livelli mediatici più alti le irregolarità notate a bordo della Von Hestia – scrivono gli inquirenti –. Dall’altro manifestavano l’intenzione di ottenere un posto di lavoro stabile grazie a un interessamento di Matteo Salvini”. Il 13 marzo 2017, Ballestra viene in effetti ricevuta dal leader della Lega nella sede milanese del partito. “Salvini si mostra interessato alle informazioni, soprattutto in merito a Save the Children, tanto da chiamare in sua presenza il giornalista Paolo Del Debbio”. Poi, racconta la donna, “telefona a un assessore regionale ligure per trovarle un impiego”. Gallo si rivolge anche ai servizi segreti interni italiani. “Se questi mi chiamano, facciamo un accordo con il ministero, ci mettete su una nave tipo Croce Rossa e vi famo da spioni”.

La polizia ha seguito anche la reporter d’inchiesta Nancy Porsia, collaboratrice del Fatto, intercettata nonostante non vi fossero a suo carico ipotesi di reato. “Non ne ho mai saputo niente – dice – anche se in certi momenti l’ho sospettato”.

Clamoroso

Il gruppo Facebook «dedito all’adorazione del mio amore Benno Neumair» conta ormai oltre 600 iscritti [Nuzzi, Sta]

In prima pagina

• Un ufficiale della Marina militare è stato arrestato per spionaggio: avrebbe passato documenti top secret ai russi

[la storia completa in prima pagina, un commento di Mattia Feltri in terza e tutti i retroscena in quarta]

• Fino al 30 aprile l’Italia rimarrà solo rossa o arancione. Lo prevede il nuovo decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Prevista però una clausola che prevede l’allentamento delle misure se i dati sui contagi sono buoni.

• Draghi ha detto che maggio sarà il mese della ripartenza. Introdotto l’obbligo di vaccinazione per tutto il personale sanitario, compresi i farmacisti. Introdotto anche uno scudo penale per chi somministra il vaccino

• Il presidente della Lombardia Fontana è indagato anche per auto-riciclaggio per i 5,3 milioni depositati su un conto svizzero

• I morti ieri sono stati 467. Per il secondo giorno consecutivo scendono i ricoveri in terapia intensiva (-6). Il tasso di positività sale al 6,8%. Le persone vaccinate (due dosi) sono 3.143.159 (il 5,27% della popolazione)

• I test dicono che il vaccino Pfizer-BionTech è efficace al 100% sui 12-15enni

• La Germania pensa di utilizzare il vaccino russo Sputnik V prima dell’approvazione Ue. Il Regno Unito supera i 35 milioni di dosi di vaccino somministrate e il 54% dei britannici ha sviluppato gli anticorpi. Macron chiude le scuole per tre settimane (non succedeva da un anno in Francia). In America stanno testando un vaccino anti-Covid per gatti

• La Cassazione autorizza due gay a registrare il bambino che hanno adottato a New York come loro figlio anche in Italia

• Oggi Alitalia paga il 50% dello stipendio di marzo ai 10.500 dipendenti

• Una ragazza russa dice di essere Denise Pipitone. Si farà il test del dna

• Maxi-rissa a Gallarate, un giudice ha tolto i social ai più cattivi della banda

• Un fisioterapista di Matera è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su una quattordicenne. La ragazza s’è convinta a denunciarlo dopo aver visto la serie tv Epstein

• A New York la cannabis diventa legale

• Navalny inizierà uno sciopero della fame in carcere per ricevere cure mediche adeguate

• La giornalista che diede inizio al MeToo francese è stata assolta in appello dall’accusa di diffamazione

• Il debutto di Deliveroo in borsa è stato un disastro

• L’esercito svizzero inizierà a fornire biancheria intima femminile alle militari

• È morto G. Gordon Liddy, l’uomo che ideò l’intrusione del Watergate

• Majer, il cane di Biden, è tornato a mordere

• L’Italia ha battuto la Lituania 2-0

Titoli

Corriere della Sera: Spie, tensione con Mosca

la Repubblica: La talpa dei russi

La Stampa: Ufficiale-spia in manette, vendeva segreti a Mosca

Il Sole 24 Ore: Vaccinazioni, il ritardo di tre mesi può bruciare 200 miliardi di Pil

Avvenire: Aprile «blindato» ma con vie di fuga

Il Messaggero: Riaperture legate ai vaccini

Leggo: Giallo addio, ad aprile arancione e rosso. Ma le scuole aperte

il Giornale: Chiusi un altro mese

Qn: Linea dura: Italia chiusa tutto aprile

il Fatto: Draghi e Figliuolo, i conti non tornano

Libero: Vaccinano in massa i migranti

La Verità: Contentino alla Lega, però si chiude tutto

Il Mattino: Riapre prima chi fa più vaccini

il Quotidiano del Sud: Facciamo saltare il tappo

il manifesto: Tutta salute

Domani: Tra Letta e Conte la sfida parallela delle alleanze

Biden parla del suo New Deal

Ieri, in un centro di formazione professionale per falegnami a Pittsburgh, Pennsylvania, ex capitale americana del carbone, il presidente americano Joe Biden ha presentato il suo «American Jobs plan»: si tratta di immettere 2.200 miliardi di dollari nell’economia americana, spalmandoli su otto anni.

Obiettivi: «creare milioni di posti di lavoro ben pagati; ricostruire le infrastrutture del Paese; riposizionare gli Stati Uniti nella competizione con la Cina».

Biden ha detto che sarà «un piano epocale», e lo ha paragonato al New Deal di Roosevelt o alla corsa nello Spazio.

«“Dobbiamo fare presto. L’America è il Paese più ricco del mondo, ma solo il tredicesimo per dotazione infrastrutturale”. Quattro i grandi capitoli di investimenti. Primo: i trasporti. Strade, ponti, ferrovie; ma anche la creazione di una rete di 500 mila stazioni di ricarica per l’auto elettrica. Secondo: le reti delle utilities, cioè le condotte obsolete dell’acqua; elettricità; la banda larga di Internet; progetti per rinnovare circa due milioni di case, oltre a scuole e ospedali. Terzo: modernizzazione delle strutture di cura per gli anziani, i disabili, le persone più svantaggiate. Quarto: almeno 180 miliardi per la ricerca e lo sviluppo tecnologico per “tenere il passo con la Cina” e “conquistare la leadership mondiale nelle scienze ambientali e nell’innovazione”» [Sarcina, CdS].

Tutti questi progetti non saranno finanziati solo vendendo buoni del Tesoro. «Biden vuole una copertura con nuove tasse. Chiede al Congresso di rialzare il prelievo sugli utili societari dal 21% al 28% e la global minimum tax per i profitti esteri delle multinazionali dal 13% al 21%. Ha promesso che non ci saranno tasse aggiuntive su chi guadagna meno di 400.000 dollari annui. Le maggiori tasse dovranno durare 15 anni, anche se il piano d’investimenti dovrebbe essere completato entro 8-10 anni» [Rampini, Rep].

Il cane di Biden non smette di mordere

Major, il pastore tedesco di tre anni di Joe e Jill Biden, è tornato a mordere. Il cane era stato allontanato dalla Casa Bianca all’inizio del mese dopo aver ferito una persona. Era stato portato nel Delaware per un corso di addestramento ma, una volta rientrato nella residenza presidenziale, durante una passeggiata ha dato un morso a un dipendente del National Park Service. «Major si sta ancora adattando al nuovo ambiente», ha dichiarato la portavoce della First Lady Jill. Dopo il primo incidente, Biden aveva spiegato che Major non era abituato a vedere gente sbucare «da ogni angolo» e «reagisce per proteggere».

A New York la cannabis è legale

Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, ha firmato ieri una delle leggi più permissive per legalizzare la cannabis a uso ricreativo. «Questo è un giorno storico», ha detto. «I primi negozi di cannabis potrebbero aprire già nel 2022, subito dopo il rilascio delle prime licenze che consentiranno anche la consegna a domicilio. Agli adulti di New York sopra i 21 anni sarà consentito di far crescere in casa piante di marijuana per uso personale. Le previsioni indicano possibili vendite record di cannabis: 4,2 miliardi di dollari l’anno, dietro solo alla California» [Mess].

Grazie a un’imposta del 13% sulle vendite l’erario statale incasserà 350 milioni di dollari l’anno.

Navalny inizia lo sciopero della fame

Alexei Navalny, detenuto da inizio febbraio nella colonia penale Ik-2 di Pokrov, ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere di essere visitato da un medico esterno alla struttura e per denunciare le torture che subisce, ovvero la privazione del sonno. La dichiarazione scritta a mano in cui Navalny annuncia lo sciopero della fame è stata pubblicata su Instagram dai collaboratori dell’oppositore di Putin. «Navalny soffrirebbe di “forti dolori” alla schiena e alla gamba destra e la scorsa settimana sarebbe stato sottoposto a una risonanza magnetica presso un “ospedale pubblico” senza però ricevere una diagnosi. Un neurologo gli avrebbe prescritto il solo ibuprofene, un comune antiinfiammatorio. “Il mal di schiena si è spostato alla gamba. Aree della mia gamba destra e ora la mia gamba sinistra hanno perso sensibilità. Scherzi a parte, è noioso”, scrive Navalnyj nella sua dichiarazione scritta, aggiungendo di passare il suo tempo sdraiato sul letto. Le autorità, denuncia inoltre, si rifiutano di dargli altri libri a parte la Bibbia» [Castelletti, Rep].

Assolta l’eroina del MeToo francese

Sandra Muller, la giornalista di 48 anni che per prima, nel 2017, scrisse su Twitter #BalanceTonPorc, è stata assolta ieri in Corte d’appello dall’accusa di diffamazione. In primo grado era stata condannata a pagare 5 mila euro di spese legali e 15 mila di risarcimento a Eric Brion, il direttore di un canale tivù che, nel 2012, durante una cena a due a Cannes, le aveva detto: «Hai un gran seno, sei il mio tipo, ti farò godere tutta la notte». Brion, non era mai stato né il capo né un collega della Muller e, vedendosi dare del porco, l’aveva denunciata.

Brion, in pochi giorni, perse la compagna, il lavoro e gli amici. Ieri sera ha detto «Twitter è più forte della giustizia» e ha annunciato che farà ricorso in Cassazione.

Il debutto di Deliveroo in borsa è stato un disastro

«Debutto disastroso per Deliveroo alla Borsa di Londra. Ieri il titolo ha chiuso con un tonfo del 26,3% a 2,87 sterline. Ha pesato il rifiuto da parte di alcuni grandi gestori britannici ad inserire nei propri portafogli una società i cui standard nel trattamento dei lavoratori non sono considerati in linea con i propri criteri di investimento Esg» [Mess].

Esg sta per «environment, social e governance». Oltre ai criteri strettamente finanziari, insomma, ci sono anche criteri di investimento ambientali, sociali e di governance.

La Commissione europea contro la Polonia

«Prosegue il clamoroso braccio di ferro tra la Commissione europea e il governo polacco sul fronte dello Stato di diritto. Nel quadro di una procedura di infrazione aperta l’anno scorso, L’esecutivo comunitario ha annunciato ieri di avere deciso di adire la Corte europea di Giustizia contro la riforma della magistratura introdotta da Varsavia nel febbraio del 2020. “Consideriamo che la legge in questione sia incompatibile con i Trattati”, ha spiegato in una breve conferenza stampa ieri a Bruxelles il commissario alla Giustizia, il belga Didier Reynders» [Romano, Sole].

Secondo la Commissione, la riforma metterebbe in pericolo il primato del diritto comunitario su quello nazionale polacco e l’indipendenza della magistratura.

La biancheria intima delle soldatesse svizzere

Da questo mese la Svizzera permetterà alle donne che fanno parte dell’esercito di indossare biancheria intima femminile, mentre finora era ammessa solo quella da uomo. Saranno forniti due diversi tipi di biancheria intima, adatti alle diverse temperature. Un portavoce dell’esercito ha detto che la decisione fa parte di un più generale processo di rinnovamento delle uniformi, diventate obsolete per alcune esigenze: si stanno quindi valutando altri cambiamenti che riguarderanno indumenti da combattimento, giubbotti protettivi e altro. In questo modo la Svizzera spera di incoraggiare più donne a entrare nell’esercito: al momento sono solo l’1 per cento [il Post].

Denise Pipitone è in Russia?

«Speranze per Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, sparita da Mazara del Vallo a 4 anni nel 2004. Una ragazza russa ha detto di essere stata rapita da piccola e ritrovata nel 2005 in un campo rom. Ha l’età che avrebbe oggi Denise, somiglia molto a Piera Maggio. Le è stato prelevato il Dna, il legale di Maggio aspetta l’invio a Roma per il raffronto» [CdS].

Arrestato fisioterapista maniaco

Un fisioterapista di Matera di 57 anni è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di una quattordicenne a cui avrebbe praticato dei massaggi nelle parti intime. La ragazza s’è convinta a denunciare le violenze a inizio anno, a distanza di mesi dai fatti, solo dopo aver guardato la serie televisiva Epstein, sul caso dell’imprenditore americano Jeffrey Epstein, morto suicida nel 2019. Ha chiamato il Telefono Azzurro e si è confidata con una psicologa amica di famiglia.

Maxi-rissa di Gallarate, social vietati ai più cattivi della banda

Alle prese con i trenta ragazzi coinvolti nella maxi-rissa avvenuta l’8 gennaio scorso nel centro di Gallarate, a metà strada tra Milano e Varese, ora indagati per rissa aggravata, lesioni personali pluriaggravate e porto ingiustificato di strumenti atti a offendere, il giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio e quello del Tribunale dei minori di Milano hanno disposto:

• per otto di loro, i più cattivi, i domiciliari col divieto di comunicare con qualsiasi mezzo (quindi stop alle chat e ai social);

• per altri nove di loro, una serie di obblighi, fra cui il rientro a casa entro le 19.

Per ventisei dei trenta indagati il questore di Varese Michele Morelli ha disposto il Daspo Willy.

«Il provvedimento, acronimo di divieto di accedere alle manifestazioni sportive, è stato allargato l’anno scorso dopo il pestaggio del giovane di Colleferro e prevede che non si possa accedere a locali e negozi per evitare il ripetersi di violenze analoghe. La sua violazione comporta l’arresto con pene da 6 mesi a 2 anni e multe da 8mila a 20mila euro» [Gentile, Mess].

Italia batte Lituania 2-0

Ieri sera, a Vilnius, gli azzurri, scesi in campo di nuovo con la maglia bianca, hanno battuto la Lituania 2-0. Il primo tempo era finito 0-0, poi hanno segnato Sensi al 2’ del secondo tempo e Immobile su rigore al 49’. Per Mancini è il 25° risultato utile di fila.

Intanto, a Duisburg, la Macedonia è riuscita a abattere la Germania 1-2.

Capitale delle trame. Ora tutte le spie portano a Roma

Dai russi ai cinesi e ai nordcoreani, la città è diventata snodo degli intrighi. L’apice con il governo populista che ci ha reso l’anello debole della Nato

DI GIANLUCA DI FEO

La dolce vita delle spie, dove muoversi senza bisogno di stare nell’ombra, sentendosi in qualche modo a casa. Quando è caduto il Muro, è tramontato il mito di Vienna: il porto franco delle trame sospeso tra i due blocchi, città di misteri consacrata da quel “Terzo Uomo” scritto non a caso dal maestro delle spy story Graham Greene. Ma subito il Grande Gioco dell’intelligence ha trovato un nuovo approdo, molto più confortevole: Roma, la più levantina delle capitali occidentali, scenario nell’ultimo trentennio di arcani internazionali rimasti quasi sempre sotto silenzio.

Senza più l’Unione Sovietica, i russi non apparivano più come nemici bensì partner nella lotta al terrorismo. E nella lunga stagione di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, Vladimir Putin è diventato l’amico più caro tra dacie, lettoni e transazioni economiche mai decifrate. Un’apertura che il fondatore di Forza Italia ha sempre presentato come perno di una mediazione verso gli Stati Uniti, sognando di incentivare la pace mondiale. Dopo di lui, però, è arrivata l’ondata del populismo con la scalata al potere di Lega e Cinque Stelle prima maniera, facendo dell’Italia una terra di conquista: il ventre molle della Nato, con un ministro degli Interni che lodava il Cremlino e tifava per l’annessione della Crimea, dove lavorare per scalzare il pilastro meridionale dell’Alleanza atlantica.

Tutte le strade portano a Roma, inclusa la via della Seta. Con un’esplicita influenza di Pechino per legarci commercialmente all’impero economico d’Oriente. Come dimenticare le visite di Beppe Grillo all’ambasciata cinese e la campagna per adottare la rete 5G Made in China? Si è arrivati persino alla collaborazione spaziale lanciata agli esordi del governo Conte, progettando insieme satelliti e stazioni orbitanti dove mandare AstroSamantha Cristoforetti. L’assedio del Dragone alle aziende con tecnologie pregiate è stato asfissiante. Contrastato dal più sensibile dei nostri reparti d’intelligence, quell’unità anti-proliferazione dell’Aise che veglia sui mercanti di strumentazioni a doppio uso: in apparenza civile ma molto spesso militare. Una sfida riservatissima, giocata su diversi fronti fino agli ultimi giorni del governo Conte.

Nasce sulla scacchiera dei segreti industriali uno degli affaire più delicati: la cattura di Aleksandr Korshunov, top manager dell’azienda bellica statale Odk, sorpreso nel settembre 2019 a Capodichino mentre andava a godersi i lussi di Capri. Contro di lui c’era un mandato di cattura statunitense perché Korshunov grazie ad alcuni soci italiani si era appropriato dei disegni di motori americani. A dimostrazione della caratura del personaggio, si mosse Vladimir Putin accusando gli Stati Uniti perché facevano “arrestare cittadini russi in Paesi terzi”, in modo da “complicare le relazioni bilaterali”: un messaggio chiaro al governo di Roma. Quando poi la Corte d’Appello di Napoli si è pronunciata in favore dell’estradizione negli Usa, la magistratura russa ha presentato a sua volta la domanda di processarlo in patria. Tra Mosca e Washington, a chi abbiamo dato ragione? Korshunov è volato a casa, grazie a una decisione del ministero guidato allora da Alfonso Bonafede.

Quasi un replay di quanto accaduto dopo il blitz di Trastevere del 21 maggio 2016. Sergey Nicolaevich Pozdnyakov aveva dato appuntamento al funzionario dell’intelligence portoghese Manuel Frederico Carvalho, promettendo 10 mila euro in cambio di documenti Nato top secret. La polizia è entrata in azione e li ha colti sul fatto. Pozdnyakov però ha rivendicato di avere una copertura diplomatica e dopo due mesi è stato scarcerato dalla magistratura capitolina, con successiva archiviazione delle accuse. Tutti felici e contenti, tranne gli alleati visibilmente infastiditi per la posizione italiana. Tanto più che nell’ultimo lustro la Penisola è tornata a essere strategica nel confronto tra potenze, con un peso crescente delle uniche installazioni Nato del Mediterraneo. Non a caso, lo scorso agosto è finito in cella un colonnello francese del comando atlantico di Napoli, catturato Oltralpe per avere venduto informazioni classificate agli emissari del Cremlino.

L’irritazione americana ha raggiunto l’acme un anno fa, quando il premier Conte ha accolto l’offerta di Putin e aperto le braccia a una brigata chimica dell’esercito russo per lottare contro il Covid. Non era mai avvenuto che truppe di Mosca sbarcassero in territorio della Nato e la mossa di Palazzo Chigi ha spiazzato i vertici militari e quelli degli apparati di sicurezza. Perché i volenterosi accorsi per disinfestare gli ospizi lombardi erano anche specialisti dell’intelligence e si sono aggirati per mesi intorno alla base di Ghedi, sede pure di un deposito statunitense di armi atomiche. Sempre marcati a vista dai nostri soldati e dalla nostra intelligence. Che tiene gli occhi bene aperti su chi cerca di confondersi tra la folla di turisti e tra il personale delle 120 ambasciate attive nella capitale, a cui vanno aggiunte le delegazioni accreditate agli uffici Onu della Fao.

Un via-vai di cui hanno approfittato spesso gli agguerriti 007 nord-coreani, usando la Città Eterna come trampolino di lancio per le loro incursioni europee. Missioni non sempre fortunate, perché proprio a Roma il regime di Pyongyang ha subìto lo smacco più clamoroso: la defezione dell’ambasciatore Jo Song-gil, sparito alla fine del 2018 e ricomparso due anni dopo a Seul. Un’operazione da manuale a cui non sono estranei le donne e gli uomini dell’Aise.

Nonostante i luoghi comuni farseschi e la lunga litania di scandali, nel corso degli anni i nostri Servizi hanno sempre saputo farsi rispettare dagli avversari. Lo racconta Fulvio Martini, l’ammiraglio che ha guidato il Sismi nella fase finale della Guerra Fredda, descrivendo un episodio: «Da intercettazioni telefoniche, ci risultò che alcuni agenti del Kgb, parlando del Sismi, ci chiamavano gli “italianucci”. Decisi allora di dare una lezione al capo della “residentura”, cioè il centro romano del Kgb, usando su di lui le stesse tecniche di pressione che loro usavano a Mosca contro gli occidentali. Impiegai per l’operazione più di quindici auto, che non lo lasciarono per un minuto quando lui era fuori dell’ambasciata, stringendolo da vicino. Alla fine gettò la spugna e rientrò a Mosca. Nessuno ci chiamò più gli “italianucci”».

Nel suo “Nome in codice Ulisse”, forse il miglior memoir di una nostra spia, Martini sottolinea una questione chiave rimasta ancora irrisolta: «Il rapporto classe politica-Servizi è un punto dolente della vita pubblica italiana. La classe politica italiana è mentalmente impreparata alla gestione dei Servizi, non li capisce, tende a volte a usarli per scopi per i quali non possono e non devono essere impiegati, ma soprattutto non ha nei confronti dei servizi quella considerazione, quella consapevolezza di non poterne fare a meno che esiste non solo nei Paesi autoritari ma anche nelle piccole e grandi democrazie, soprattutto quelle anglosassoni». Adesso le cose stanno cambiando. Lo dimostra la delega affidata da Mario Draghi a un esperto come Franco Gabrielli. E le parole pronunciate nel presentare il suo esecutivo: «Questo governo nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea, e come protagonista dell’Alleanza Atlantica,nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori». Anche a costo di affrontare un braccio di ferro con il Cremlino.

C’era una volta

Dieci anni fa

Sabato 2 aprile 2011. «Sugli immigrati ci sarebbero tante storie da raccontare. A Lampedusa non attraccano carrette da mercoledì, ma un aereo ha avvisato la Capitaneria di porto che a cinquanta miglia a sud c’è un barcone con 50 persone a bordo. Anche Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr (l’agenzia dell’Onu per i rifugiati), dice che si sono perse le tracce di due imbarcazioni: “La prima è un gommone con 68 persone a bordo, partito il 25 marzo dalla Libia; il secondo un barcone con oltre 330 persone, salpato il 22 marzo sempre dalla Libia. Su entrambe le imbarcazioni ci sarebbero persone di varie nazionalità, in particolare eritrei, somali ed etiopi”. Ci sono poi le storie dei migranti che percorrono a piedi tratte inimmaginabili. A Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, hanno arrestato un tunisino che era arrivato camminando da Manduria, in provincia di Taranto. Altri sei tunisini sono stati rintracciati dalla Stradale sull’A1, procedevano a piedi sulla corsia d’emergenza all’altezza dello svincolo di Afragola. Venivano da un centro d’accoglienza calabrese. Altre storie: quelle degli immigrati trovati cadavere. Uno stava su una nave della Minoan Lines, appena approdata ad Ancona dalla Grecia, in un furgone telonato, in mezzo a un mucchio di scatoloni. Lungo la scogliera di Punta Regilione, tra Marina di Modica e Pozzallo (Ragusa), ne sono stati trovati altri due, uno venerdì, l’altro ieri. C’è poi la storia degli immigrati che la notte vanno in giro a rubare. A Lampedusa, stamattina, parecchie case risultavano svaligiate. Poi c’è la corsa ai treni per andare al Nord. Almeno trecento ieri alla stazione di Taranto. È gente che ha i parenti in Francia e vuole raggiungerli. Questi di Taranto erano fuggitivi di Manduria. I poliziotti li hanno bloccati e convinti a rientrare. Intanto altri immigrati arrivano a Ventimiglia, dove i francesi non li fanno passare. Il centro d’accoglienza è stato sistemato nell’ex caserma dei vigili del fuoco. Sonia Viale, sottosegretario all’Economia, lo ha visitato e definito “dignitoso”. Mentre lei era dentro, duecento italiani, fuori, manifestavano contro il razzismo» [Dell’Arti, Gazzetta].

La tendopoli di Manduria è ormai un calderone dove ribollono gesti individuali di umanità che si perdono nel caos collettivo. Un tunisino di 16 anni ha minacciato di darsi fuoco, un poliziotto è rimasto ferito mentre tentava di fermare l’esodo dei migranti.

L’Agenzia delle Entrate, cioè il Fisco, ha un nuovo database e ha così scoperto che ogni italiano, per cento euro di tasse versate al fisco, ne evade 17 e 86 centesimi. Il Corriere della Sera ci ha aperto la prima pagina con un articolo di Enrico Marro: «Si evade il 38% delle imposte. Al Sud fino a due euro su tre. Al Centro e al Nord sono più alte le somme non pagate. Sono i dati dell’Agenzia delle Entrate. Il contribuente italiano, in media, evade 17 euro e 87 centesimi per ogni 100 euro di imposte versate al Fisco. Ma se si escludono i redditi che non si possono evadere (lavoro dipendente, pensione, interessi su Bot e conti correnti) la percentuale sale a 38 euro e 41 centesimi. In certe zone questa evasione arriva a 66 euro, in altre scende al 10».

José Luis Rodríguez Zapatero, premier spagnolo, si ritira: «Viva Zapatero. Verrebbe da dirlo adesso che lascia, quello che la Guzzanti diceva quando cominciò. Sapete perché? Perché Zapatero ha annunciato il ritiro all’età di 51 anni, cioè 4 in meno delle giovani promesse Veltroni e Casini, 9 in meno del leader della sinistra nostrana Bersani, e — neanche a dirlo — 24 in meno del premier italiano, che a lasciare non ci pensa nemmeno. Tanto di cappello: ecco un uomo che sa quando togliere il disturbo» [Rosaspina, CdS].

Venti anni fa

Lunedì 2 aprile 2001. Nuove accuse sul capo di Slobodan Milosevic. Oltre che per malversazione e abuso di potere, la magistratura e la polizia serbe imputano al clan dell’ex leader jugoslavo un complotto per insurrezione contro lo Stato, sulla base delle armi e di un piano trovati nella villa di Belgrado. Altri gravissimi capi di imputazione potrebbero derivare dalla linea assunta dalla sua difesa. In un documento diffuso dal suo avvocato, l’ex presidente jugoslavo nega di essersi appropriato di fondi pubblici, ma ammette di aver utilizzato segretamente i soldi dello Stato per finanziare le milizie serbe impegnate nelle guerre in Croazia e in Bosnia. Gli Stati Uniti hanno annunciato lo sblocco degli aiuti alla Jugoslavia, ma hanno condizionato le donazioni alla cooperazione con i tribunali Onu e al proseguimento sulla strada delle riforme.

Venticinque anni fa

Martedì 2 aprile 1996. Dini rinuncia alle nomine dei vertici Eni e Bnl.

Viene definitivamente smentito il possibile impegno di Di Pietro nella campagna elettorale. L’Ulivo offre comunque all’ex Pm un ministero in caso di vittoria.

L’ex presidente polacco Lech Walesa, lasciato senza pensione dal Parlamento, ha ripreso il posto di operaio nei cantieri navali di Danzica, culla di Solidarnosc negli anni 80. Walesa è entrato ai cantieri con i suoi cacciavite da elettricista.

Davanti alle telecamere della tv che li filmava a loro insaputa, due poliziotti della contea di Riverside, presso Los Angeles, lunedì mattina hanno pestato selvaggiamente due ispano-americani, un uomo e una donna, senza che questi opponessero alcuna resistenza. L’uomo è finito in ospedale con un braccio rotto; la donna è stata medicata e portata subito in carcere. Il disumano pestaggio, che ricorda quello del nero Rodney King nel 1991 da cui scaturì la traumatica rivolta dei ghetti di Los Angeles, ha suscitato un grave scandalo. I due poliziotti sono stati sospesi.

Pubblicità. La Pepsi sferra l’attacco decisivo alla rivale di sempre, la Coca Cola. Ben 800 miliardi di lire saranno spesi solo per cambiare confezione e colore della lattina, che diventerà blu. Per la campagna promozionale sono state ingaggiate le due modelle Cindy Crawford e Claudia Schiffer. Un Concorde dipinto di blu volerà nei cieli d’Europa. Oggi perfino il quotidiano Daily Mirror era blu.

Trenta anni fa

Martedì 2 aprile 1991. Sciopero degli investitori in Borsa contro la tassa sul capital gain.

Ad Altofonte (Palermo), ucciso Francesco Paolo Pipitone, 62 anni, direttore della Cassa Artigiana. Aveva tentato di opporsi a dei mafiosi che stavano compiendo una rapina.

Muore a Manhattan Marta Graham, una delle maggiori protagoniste della danza moderna. Era nata l’11 maggio 1894 a Pittsburgh. Divenne famosa nel 1930 quando Igor Strawinskij la chiamò per La sagra della primavera. Inventò un nuovo modo di ballare e si affermò come coreografa.

Quaranta anni fa

Giovedì 2 aprile 1981. «L’interrogatorio di Carlo Bordoni, ex braccio destro di Sindona, da parte della Commissione parlamentare, si è concluso tra raffiche di indiscrezioni e di polemiche. Ufficialmente deputati e senatori della Commissione presieduta da Francesco De Martino, ex segretario del Psi, hanno detto niente o poco più di quanto già si sapeva sulle sovvenzioni ai partiti (sei miliardi destinati alla Dc, altre somme ad altri gruppi) ma, è stato riferito, Bordoni non sa se – e in che misura – il danaro sia stato effettivamente versato, tranne due miliardi finiti alla Democrazia Cristiana. Bordoni ha anche parlato delle tangenti finite nelle tasche degli intermediari, beneficiati con il meccanismo dei tassi di interesse differenziati sulle somme procacciate. Infine, chiuse le dichiarazioni ufficiali, qualcuno dei parlamentari ha fatto filtrare le indiscrezioni. Queste riguardano la famosa lista dei cinquecento esportatori di capitali favoriti da Sindona» [CdS].

Cinquanta anni fa

Venerdì 2 aprile 1971. A Bonn Colombo e Brandt trovano un accordo per l’adesione dell’Inghilterra al Mec. «Esiste il problema della politica ostruzionistica – autentica o apparente – della Francia, che i due paesi vorrebbero aggirare ricordando agli uomini politici francesi gli impegni che si assunsero al vertice europeo dell’Aia. Brandt si sarebbe già mosso in questo senso: è stato infatti rivelato che fra lui e Pompidou c’è stato in questi giorni uno scambio epistolare. Ha detto, il cancelliere in una intervista, di avere constatato, nella risposta di Pompidou, come Parigi abbia mantenuto la posizione che assunse a gennaio, durante l’ultimo incontro franco-tedesco, per l’adesione inglese al Mercato comune. Questo è già qualcosa, anche se non spiega l’improvvisa impennata francese all’ultima riunione del Consiglio europeo, quando Giscard d’Estaing portò in campo, improvvisamente, il problema del ruolo della sterlina come moneta di riserva, pretendendo che fosse compreso nel negoziato con Londra».

Il Corriere propone un dibattito dal titolo Quando Dio è latitante. «I sociologi segnalano il declino delle religioni e la diffusione dell’ateismo, i futurologi prevedono un Duemila senza chiese e senza preghiere, i teologi scapigliati parlano di morte di Dio. Ma al di là della cronaca e delle spesso frivole divagazioni, qual è oggi lo spazio delle grandi religioni? Si sentono davvero inutili gli uomini che ancora parlano di Dio?».

Janis Joplin è al primo posto nella classifica americana con l’album Pearl.

Sessanta anni fa

Domenica 2 aprile 1961. La villa dove Kennedy sta trascorrendo la Pasqua è sorvegliata giorno e notte da numerosi agenti del servizio segreto. Altri sono dislocati in vari punti della zona. Altri ancora sono impegnati nel seguire le mosse dei quattro cubani che avrebbero progettato di rapire la figlia del Presidente, la piccola Caroline. Kennedy e la sua consorte si sono recati nella chiesa di Sant’Edoardo per assistere alla messa pasquale. La piccola Caroline è rimasta a casa, ed è stata vista giocare nel parco della villa. Le sono sempre vicini due poliziotti in borghese. « Un operaio cubano di Miami, un fidelista impiegato in una ditta di abbigliamento, il 24 marzo, parlando in una riunione del partito democratico portoricano, era stato sentito dire: “Dobbiamo rapire Caroline Kennedy per costringere gli Stati Uniti a smetterla di interferire nelle faccende interne di Cuba”» [CdS].

Settanta anni fa

Lunedì 2 aprile 1951. Alla Carnegie Hall di New York il pianista ucraino Simon Barer sta suonando il primo movimento del concerto di Grieg con l’orchestra filarmonica di Filadelfia diretta da Eugene Ormandy quando si accascia sul pianoforte, stroncato da un’emorragia cerebrale.

Jack Kerouac inizia a scrivere Sulla strada.

Diciotto pagine appiccicate una dopo l’altra per raccontare in dettaglio un weekend di bagordi a base di droghe, alcol e sesso. Le inviò nel 1950 Neal Cassady all’amico Jack Kerouac che ne trasse ispirazione per Sulla strada, la sua opera più celebre. «Penso non si possa comprendere la genesi di Sulla strada senza aver letto quello che mi confidò Neal», dirà Kerouac nel 1969.

Cento anni fa

Sabato 2 aprile 1921. L’Armenia diventa una delle Repubbliche sovietiche

La giunta di Caserta si dimette dopo che i fascisti hanno espugnato il palazzo municipale, distrutto la sede della Società operaia e devastato l’abitazione del sindaco, minacciato di morte. [Franzinelli1].

Centodieci anni fa

Domenica 2 aprile 1911. Il francese Gustave Garrigou, grande sconfitto della prima edizione (1907), si prende la rivincita trionfando alla Milano-Sanremo, 289,3 chilometri percorsi in 9h47’00” (29,570 km/h), secondo è un altro transalpino, Louis Trousselier, staccato di 6’, terzo il primo degli italiani, Luigi Ganna, a 16’, quarto Carlo Galetti a 20’, sesto, a 21’, Eugène Christophe, vincitore dell’edizione 1910. Via alle 5.40, i 70 concorrenti trovano finalmente un clima accettabile. In vetta al Turchino passa per primo Henri Lignon, che batte allo sprint Ganna, André Blaise, Galetti e Garrigou, il quale attacca nella discesa viscida e ghiaiosa con il compagno di squadra Louis Trousselier. A Voltri i due alfieri della Alcyon hanno un minuto di vantaggio sui connazionali Lignon e Marcel Godivier, a 3’ Ganna e Luigi Azzini. A Savona (100 km al traguardo) i battistrada hanno 5 minuti di vantaggio su un gruppetto di cui fanno parte Ganna, Galetti, Blaise, Lignon, Christophe e il belga Jules Masselis. Sullo strappetto di Bergeggi-Torre del Mare (90 km all’arrivo) Trousselier arranca e Garrigou resta solo in testa: a Noli ha un vantaggio di 2’22”, il gruppetto di Ganna è a 6’37”, di lì a Sanremo è una passerella trionfale [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009].

L’Unione Sportiva Milanese sfida i francesi della Voironnaise all’Arena, nella prima partita di rugby giocata da una squadra italiana.

Centoventi anni fa

Martedì 2 aprile 1901. L’on. Zanardelli s’incontra e si abbocca alla stazione di Verona col cancelliere tedesco von Bülow, diretto a Venezia.

Centotrenta anni fa

Sabato 2 aprile 1891. «Il Re riceve una lettera amichevole di Menelik posteriore alla rottura dei negoziati. Dopo aver ricordato la sua arrendevolezza nella questione dei confini e spiegato il suo rifiuto di ammettere circa l’art. 17 del Trattato di Uccialli un obbligo che dichiara di non aver mai accettato e che sarebbe umiliante e lesivo alla sua indipendenza, protesta di volere l’amicizia con l’Italia e dice essere sua ferma intenzione che la trattazione dei suoi affari con l’Europa si faccia col concorso del Governo italiano» (Comandini).

Nuovo dazio a Milano. «I forestieri che verranno a Milano fra due o tre settimane, oltre all’attrattiva dell’Esposizione, potranno vedere condotti a termine parecchi lavori edilizi importanti. Oltre alla tanto sospirata sistemazione di via Dante, alla riduzione della piazza Castello a elegante giardino; alla formazione di due squares davanti al teatro Dal Verme; trasportandosi in altro punto della città, e precisamente a Porta Vittoria, vedranno compiuti i lavori per la costruzione di quella nuova barriera. In quel punto la cinta daziaria, costituita da una semplice cancellata, segna una sporgenza a guisa di lumaca verso il corso Ventidue Marzo, racchiudendo il monumento delle Cinque Giornate, il quale viene – ossia verrà – perciò a trovarsi entro dazio».

Centoquaranta anni fa

Domenica 2 aprile 1881. A Montecitorio, stasera, si tiene una riunione di deputati di ogni partito per studiare il modo di diminuire la tassa del sale senza perturbare il bilancio (Comandini).

A Napoli, al Teatro San Carlo, la Gioconda del maestro Ponchielli ottiene un entusiastico successo. Sono replicati tre pezzi. Moltissime chiamate al proscenio (Comandini)

Centosessanta anni fa

Martedì 2 aprile 1861. Un telegramma dell’Agenzia Havas-Bullier dirama da Parigi questo inverosimile programma per l’assestamento della questione Romana: «1°, il papa, capo della religione cattolica, continuerebbe a portare il titolo e a possedere in Roma il diritto di alta sovranità (suzéraineté) che vi ebbe nei primi secoli; 2°, il nuovo regno d’Italia libererebbe la Chiesa da tutti i vincoli legali della potestà civile. Le elezioni ai vescovadi e ai benefici rientrerebbero nell’assoluto dominio della Chiesa. Tutte le leggi contro le immunità ecclesiastiche sarebbero abolite; 3°, il re Vittorio Emanuele cederebbe all’Imperatore dei francesi l’isola di Sardegna, che Napoleone III, continuando la tradizione di Carlomagno, donerebbe in tutta proprietà alla Chiesa che vi trasporterebbe la propria residenza non rinunziando però al titolo di pontefice romano; 4°, Roma sarebbe la capitale d’Italia» (Comandini).

«Sono comunicate al Senato le dimissioni da senatore del marchese Brignole Sale, ritenendo questi contrario alle sue convinzioni far parte di un consesso che per la proclamazione di Vittorio Emanuele a Re d’Italia è divenuto Senato del Regno d’Italia, non volendo egli far parte che di un Senato «della Monarchia di Savoia» (Comandini).

«Garibaldi, a Genova, tormentato da dolori reumatici ad un braccio e ad un piede, rimane in casa in via Assarotti ricevendo molte visite. A sera gli operai fannogli una calorosa dimostrazione. Padre Pantaleo scende a ringraziare i dimostranti» (Comandini).

Stamane alle funzioni della Cappella Sistina Pio IX ha avuto un lungo svenimento; le funzioni sono state sospese e il papa è stato trasportato nei suoi appartamenti; ma a sera stava già meglio (Comandini).

Le spoglie di Napoleone Bonaparte sono definitivamente tumulate agli Invalides nella «cripta con blocchi di porfido finlandese, disegnata dall’architetto Louis Visconti» [Valensise, Foglio].

Centosettanta anni fa

Mercoledì 2 aprile 1851. «Sono tanto avanti che entro cinque settimane sarò pronto con tutta la merda economica. E fatto ciò, porterò a termine a casa il lavoro sull’Economia e nel [British] Museum mi butterò su di un’altra scienza. Questa roba comincia ad annoiarmi. In fondo, da A. Smith e D. Ricardo in poi, questa scienza non ha più fatto progressi, per quanto molto si sia fatto anche mediante singole ricerche, spesso molto fini (…). Entro un tempo più o meno breve pubblicherò due volumi di 60 fogli di stampa» [Marx ad Engels a proposito del quaderno Oro monetario. Il sistema monetario perfetto].