mercoledì, 12 Maggio 2021
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MEGLIO PEGGIO DEI GIORNALI DI OGGI

VENERDì 26 MARZO 2021

Clamoroso

Ogni notte a Berlino un’automobile viene data alle fiamme dagli ecologisti [Giardina, ItaliaOggi].

In prima pagina

• Si è riunito il Consiglio europeo. I Ventisette sono spiazzati dalla situazione, solo il 4,1% degli abitanti dell’Unione è stato vaccinato, Ursula non sa se fare causa alle case farmaceutiche o continuare con le pressioni diplomatiche. All’Europa non resta che sperare nel soccorso degli americani

[vedi la Prima e la Quarta pagina]

• Draghi ha detto agli altri leader che servono gli eurobond

• Le promesse di Biden: «Duecento milioni di vaccinati nei primi 100 giorni di presidenza. E correrò per la rielezione nel 2024»

• Il Canale di Suez resta bloccato, si stima una perdita di 9,6 miliardi al giorno. Sul posto la società che al Giglio recuperò la Costa Concordia

• Nel Mar Arabico un mercantile israeliano è stato colpito da un missile iraniano

• Oggi il governo decide i nuovi colori delle regioni: la Lombardia dovrebbe restare rossa, il Lazio tornare in arancione, il Veneto è in bilico

• Ieri ci sono stati altri 460 morti. I posti occupati in più nelle terapie intensive sono 32. Il tasso di positività sale al 6,8%. Le persone vaccinate (due dosi) sono: 2.739.791 (4,59% della popolazione)

• Ha dichiarato il falso nell’autocertificazione, il gup lo assolve: «Non c’è obbligo di legge di riferire la verità»

• La Svezia riprende con AstraZeneca solo agli over 65. L’India blocca l’esportazione dei vaccini

• Un ragazzo di 19 anni, trequartista della Primavera della Lazio, è morto in un incidente d’auto a Roma

• Luca Palamara è stato interrogato dagli ex colleghi del Csm

• Grandi navi via da Venezia, attraccheranno a Marghera. Ma la decisione è temporanea

• Simona Malpezzi è stata eletta all’unanimità capogruppo del Pd al Senato. Alla Camera traballa la scelta di Deborah Serracchiani

• Di Maio di nuovo a Tripoli, l’Italia prova a tornare in Libia

• Kim sfida Biden: la Corea del Nord lancia due missili balistici verso il Giappone

• Navalny dice di stare male e di non riuscire più a muovere la gamba destra. Accusa le autorità carcerarie: «Mi torturano non facendomi dormire»

• Britney Spears ha chiesto che il padre Jamie cessi di essere il suo tutore legale in via definitiva

• A Voghera hanno chiesto a due lesbiche di smettere di baciarsi in pubblico

• Sammy Basso, il ragazzo affetto da progeria, è diventato dottore magistrale con una tesi sulla sua malattia

• È morto il regista francese Bertrand Tavernier

• Andrea Montanari è stato nominato direttore di Rai Radio 3

• Qualificazioni per i Mondiali in Qatar: Italia-Irlanda 2-0

Titoli

Corriere della Sera: «Gli europei si sentono ingannati»

la Repubblica: Biden, promessa alla Ue: vaccini prima possibile

La Stampa: Draghi: basta inganni da Big Pharma

Il Sole 24 Ore: Draghi: accelerare sugli Eurobond

Avvenire: Un piano poco giovane

Il Messaggero: Lazio in arancio, scuole aperte

Qn: «Ingannati sui vaccini, no all’export»

Il Fatto: Task force di Figliuolo: 1 medico e 2 infermieri

Libero: Infermiere non vaccinato contagia 13 pazienti

La Verità: La Merkel apre, invece Speranza ci vuole rinchiusi fino a maggio

Il Mattino: Draghi: «Europei ingannati» / Vaccini, la Ue blocca l’export

il Quotidiano del Sud: Miseria e nobiltà

il manifesto: Non c’è pasto per te

Domani: L’alleanza Draghi-Macron per riportare la Libia fra le priorità dell’Europa

Task force Figliuolo: 1 medico+2 infermieri inviati per vaccinare

/CRONACA

La Camera aiuta Giggino ’a Purpetta: sbianchettate 15 intercettazioni su 21

La Camera aiuta Giggino ’a Purpetta: sbianchettate 15 intercettazioni su 21

Luigi Cesaro – È accusato di associazione mafiosa

di  | 26 MARZO 2021

Fosse stato per il renzianissimo Francesco Bonifazi, la Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato avrebbe dovuto soprassedere ancora un po’ prima di decidere che fare delle intercettazioni di Luigi Cesaro. Nonostante tutto il tempo già trascorso e i magistrati di Napoli, che accusano il ras di Forza Italia di essere stato a lungo l’interfaccia del clan Puca della natia Sant’Antimo (gli viene contestato il reato di associazione di tipo mafioso e lo scambio elettorale politico-mafioso continuato), in attesa da luglio scorso di sapere se potranno mai utilizzarle. Invece no. A sentir Bonifazi sarebbe servita una bella e approfondita discussione preliminare sulle guarentigie di cui godono i parlamentari ora che la nuova sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea fa ben sperare, in nome della privacy, chi è allergico alle inchieste, alle intercettazioni e più ancora al trojan risultato sì indigesto ai commensali dell’hotel Champagne come il suo collega di Italia Viva, Cosimo Ferri.

Stessa musica dalle parti di Forza Italia dove si giura che Giggino ’a Purpetta è un martire. E dunque altro che autorizzare le intercettazioni: andrebbero invece distrutte seguendo, a detta dell’azzurro Adriano Paroli, “il principio di civiltà giuridica con cui la Corte costituzionale nel 2013, in relazione alla trattativa Stato-mafia, ha ordinato la distruzione di tutte le intercettazioni di conversazioni tra il presidente Giorgio Napolitano e l’ex parlamentare Nicola Mancino”.

Alla fine, però, il rischio di un nuovo rinvio è scongiurato e pure il progetto di fare coriandoli delle richieste dei magistrati. Ma Cesaro può brindare lo stesso: nonostante sia accusato di aver turbato lo svolgimento delle competizioni elettorali del Comune di Sant’Antimo dal 2007 in avanti, con l’intervento sulla formazione delle liste, sulla compravendita di voti con la corresponsione di somme di denaro, sull’attribuzione di incarichi di governo o dirigenziali nell’ambito del Comune a persone indicate dal clan, in Giunta al Senato vengono autorizzate solo sei intercettazioni, le uniche a essere ritenute casuali. Per le altre (in tutto erano 21) niente da fare. Non proprio il risultato atteso da Cesaro, ma poco ci manca. Tramite i suoi legali aveva sostenuto la sussistenza del fumus persecutionis da parte degli inquirenti, che pur di incastrarlo avrebbero addirittura ignorato che nelle intercettazioni emergerebbe la sua estraneità al clan. Anzi di più, “la sua condanna della vicinanza tra alcuni esponenti locali di Forza Italia e alcuni esponenti della criminalità organizzata”. Tesi che ha convinto i suoi colleghi azzurri. Molto meno altri senatori. Fatto sta che anche chi resta convinto che dovessero essere autorizzate tutte le 21 intercettazioni richieste è stato costretto a scegliere il male minore. Perché la proposta messa ai voti dal relatore Giuseppe Cucca di Italia Viva era secca: autorizzare solo le sei intercettazioni o bocciarla del tutto con il rischio di non autorizzarne nessuna. Cosa che ha fatto inviperire l’ex pentastellato Mattia Crucioli che aveva chiesto di poter votare la proposta per parti separate consentendo di dire sì alle sei intercettazioni e no al diniego per tutte le altre.

Draghì Tirabusciò

La rubrica quotidiana “Draghi fa cose” si arricchisce ogni giorno di nuovi prodigi. Essi già trasvolano e accendono i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano. Solo ieri, per dire, abbiamo scoperto quanto segue. Sul Foglio: “Le vaccinazioni arriveranno a quota 500mila al giorno, le scuole riapriranno, in estate ci sarà un passaporto per viaggiare, l’Italia ce la farà”, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno. Nei ritagli di tempo, c’è “la lezione di Draghi”, seguita dalle “condizioni di Draghi per il certificato verde digitale europeo”. Sul Giornale: già noto per il famoso “cambio di passo”, il premier fa pure un “cambio di registro”, “alza la voce”, “bacchetta le Regioni e il governo Conte” (senza mai nominarlo, ma neppure pensarlo), insomma è “interventista”, non neutralista. “Sul tavolo”, accanto alle foto dei congiunti, cosa tiene? “L’ipotesi commissariamento”. Poi assesta “lo schiaffo di Anagni” e “blocca 29 milioni di dosi Astrazeneca” (poi le sblocca perché andavano in Europa e di lì anche in Italia, ma fa niente). Sul Messaggero mette “Astrazeneca sotto assedio” (sempre ad Anagni), fa un “affondo in Senato” e, sul commercio, ha una “visione”. Medjugorje? Fatima? Lourdes? No, “il nodo commercio”. Già che c’è, “road map per i governatori: 672 iniezioni al giorno negli hub”, non una di meno né di più.

L’“affondo” campeggia anche sul Corriere, mentre sul manifesto Draghi “bacchetta” e su Repubblica “spinge la Ue”. Ma lo spingitore di europei non si limita al continente, eh no: “Scommette su Biden”, pure. Poi c’è l’Africa: “Draghi allontana i turchi dalla Libia e si prepara a trattare il caso Egitto” (Verità). E come farà? Sempre spingendo. Con la sola imposizione delle mani. Tornando in Italia, c’è la “persecuzione contro Berlusconi” su mafia e stragi, infatti Libero lo inchioda: “Che farà Draghi?”. Ah saperlo. Però qualcosa farà. Nei giorni scorsi, oltre ad “accelerare” con “pressing”, “spinte”, “svolte”, “cambi di passo”, “piani”, “task force”, “assi”, “sprint”, “scosse all’Europa” (Molinari, Rep), anzi a “L’altra Europa di Draghi” (Folli, Rep), col risultato di fare gli stessi vaccini di prima, aveva sistemato l’annosa questione meridionale con la sola forza del pensiero: “Draghi, missione Sud: ‘La ripresa dell’Italia passa dal Meridione’” (Rep). Non solo: “Draghi chiama Erdogan su Ue e diritti umani” (Corriere) e anche questa è fatta. E la plurisecolare questione femminile? Risolta ieri: “Draghi: ‘Le mamme non dovranno più scegliere tra figli e lavoro’” (Messaggero, inserto Molto Donna). Dove troverà il tempo? Mistero. Poi, certo, ogni tanto si riposa anche lui: “La mossa di Draghi” (Corriere). Ecco: ci fa pure la mossa, come Ninì Tirabusciò. Non è un amore?

Task force Figliuolo: 1 medico+2 infermieri inviati per vaccinare

Basilicata e Molise – Festeggiano i governatori. Bardi: “Così a Potenza faremo ogni giorno ben 72 inoculazioni in più”

di  | 26 MARZO 2021

Forse parlare di task force è un po’ eccessivo, dato che si tratta di un medico e due infermieri della sanità militare. Ma l’impegno del Commissario per l’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, di far arrivare i vaccini anti Covid anche nei Paesi più isolati di Molise e Basilicata, è accompagnata dall’enfasi riservata alle grandi imprese che forse non si aspettava neppure il generalissimo. Perché la narrazione è quella del giornalista di Forza Italia, Giorgio Mulè, promosso sottosegretario alla Difesa che già non sta più nelle stellette. “Bisogna capire che non si deve fare a gara a chi è più bravo, ma collaborare per sbrigarsi a vaccinare, dando assoluta priorità alle categorie di anziani e fragili organizzando un sistema di logistica capace di raggiungere i luoghi più remoti del Paese: nessuno deve rimanere indietro e la squadra Italia sta lavorando per raggiungere l’obiettivo prefissato per fine settembre”.

E che dire dei diretti interessati, i governatori di Basilicata e Molise? “Ho appena sentito il generale Figliuolo che ringrazio: dall’inizio della prossima settimana il medico e i due infermieri che abbiamo richiesto saranno a Potenza. Grazie a questa unità potremo fare 72 inoculazioni in più ogni giorno ai più fragili” è il commento del presidente della Basilicata Vito Bardi che è felice, già di suo come una Pasqua. Ben 72 inoculazioni in più in una regione che si autoproclama già prima o quasi in fatto di vaccini. Bardi che in un’altra vita, prima di candidarsi con Silvio Berlusconi era vice comandante della Guardia di Finanza, è gasatissimo e si ricarica su Fb: “Il 54,9% degli over 80 (il 58,7% degli over 90) ha ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid e il 37,1% ha ricevuto anche la seconda (41,8% per gli over 90). Sono dati che collocano la Basilicata al secondo posto in Italia: il nostro piano è totalmente in linea con quello del governo”. Insomma il governatore lucano è convinto che Mario Draghi, quando l’altro giorno ha strigliato le regioni che stanno vaccinando chi pare loro, lasciando indietro gli anziani, non ce l’avesse con lui, anzi.

E il Molise? Il Molise esiste e spera nonostante le disavventure con la sanità. Donato Toma, il presidente della regione commissariata da tempo, potrà avvalersi da subito del team spedito da Figliuolo. Anche se la mission non è nota neppure a lui che pare spaesato. “Sappiamo che andranno da chi non può muoversi. Maggiori dettagli si avranno appena arriveranno in Protezione civile”. Insomma sarà il team inviato da Roma a informarlo ché la sanità non è cosa sua. Il commissario ad acta che se ne occupava in sua vece, Angelo Giustini, nominato nel 2018 su indicazione della Lega, si è appena dovuto dimettere. È indagato con l’accusa di non aver combinato un fico secco per due anni e di aver esposto la regione a un rischio micidiale, visto che si è ben guardato, allo scoppio dell’epidemia, di fare il piano per riorganizzare la rete ospedaliera. Risultato? Ha determinato, secondo i magistrati che lo accusano di omissione di atti d’ufficio e di abuso d’ufficio, una gravissima situazione di disservizio sanitario nella gestione dei malati Covid non adottando atti di sua competenza, necessari all’erogazione dei livelli assistenziali in relazione all’emergenza pandemica. E per aver illegittimamente nominato il dg dell’Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem), Oreste Florenzano, quale commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, incarico che invece sarebbe spettato a Giustini.

Roba da mettersi le mani nei capelli, con buona pace di Figliuolo costretto alle acrobazie. A breve sarà in Calabria e poi in Sicilia dove incontrerà tecnici e autorità dopo aver raccolto l’appello di Basilicata e Molise e inviato in capo il team composto da un ufficiale medico e dei due sottufficiali infermieri che svolgeranno l’attività di somministrazione a domicilio dei vaccini in zone difficilmente accessibili. Andando a sostenere la campagna vaccinale e in particolare quella dedicata alle persone di elevata fragilità e over 80, così come indicato dalle raccomandazioni del ministero della Salute spesso ignorate dalle regioni. E che per questo sono state convocate dal governo per il prossimo giovedì.

Fiducia

di Mattia Feltri

La Stampa

Premetto di avere fiducia nella magistratura. In ogni caso, leggo uno spettacolare pezzo di Luciano Capone sul Foglio nel quale si dà notizia della prefazione apposta dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, a un libro secondo cui il Covid è un complotto mondiale concertato da Bill Gates, Soros, Rockfeller (uno dei tanti) in combutta con le industrie farmaceutiche e i vertici massimi del Vaticano. Calma, io ho fiducia nella magistratura. Nella tesi dei due autori di Strage di Stato – il libro introdotto da Gratteri – il Covid è un virus ridicolo, non ha ucciso nessuno, i vaccini sono acqua di fogna, e il grande inganno dipende dagli ebrei che comandano in tutto il mondo. Confermo con forza la mia fiducia nella magistratura. La falsa pandemia, insegnano gli illustri saggisti, è lo strumento per realizzare un colpo di stato globale e trasformare l’uomo in Ogm, o in cyborg governato dall’algoritmo, e nella contesa si fronteggiano Figli della Luce e Figli delle Tenebre. Ho una solidissima fiducia nella magistratura. Il procuratore Gratteri – ieri ha precisato di non essere un negazionista, infatti il suo ufficio è colmo di plexiglas e sono tutti vaccinati – scrive che «nell’attenta esegesi del libro affiora un mosaico in cui ogni tassello trova la propria collocazione», e poi «quadro di plausibilità» e «angosciosi interrogativi degni di approfondimento nelle sedi competenti». È tutto, mi resta soltanto da aggiungere, nella granitica certezza che Gratteri non affronta le inchieste come affronta le prefazioni, e casomai non l’avessi espressa con la dovuta chiarezza, la mia fiducia totale e incondizionata nella magistratura.

Vaccini

di Michele Serra

la Repubblica

Il personale sanitario che non intende vaccinarsi ne ha tutto il diritto. A una condizione: si leva il camice, esce dall’ospedale, rinuncia allo stipendio e si rifà una vita altrove. Il ruolo non consente alternative. Il medico o l’infermiere che non si vaccina, a parte l’ovvio rischio al quale espone gli ignari pazienti, è una persona che non crede nel sistema sanitario nazionale. È libero di disertare. Non di indossare, a tradimento, una uniforme che non è la sua. Escano dalla sanità pubblica e se ne facciano una propria. Fondino cliniche, propongano cure alternative, pubblichino studi scientifici non ortodossi, ne hanno facoltà. La storia dell’umanità è piena di eterodossie, eresie, opinioni di minoranza che si sono poi rivelate utili. Ma gli eretici veri sono persone che rischiano, gli eretici costruiscono altri luoghi, gli eretici si contrappongono al potere pagandone il prezzo. Non se ne stanno, culo al caldo, a spillare lo stipendio a un padrone, lo Stato, che dimostrano di disprezzare, considerando insulsi i suoi sforzi e nulle le sue direttive — vaccinatevi! — ma riscuotendo, a fine mese, regolare stipendio. A parte i casi liguri (vedi le cronache) si sa anche di medici di base no-vax. È veramente difficile non disprezzarli. Non perché siano no-vax, ma perché lo sono a spese dello Stato, che si è invece abbondantemente e ufficialmente espresso a favore delle vaccinazioni anti-Covid. Il medico o l’infermiere no-vax è come l’impiegato delle Poste che, per ragioni sue, si rifiuta di fare le raccomandate. Se ne vadano altrove. Fare il rivoluzionario a costo zero è molto comodo, ma molto poco etico.

Pulci di notte

di Stefano Lorenzetto

Titolo dalla pagina online di Repubblica Salute e dal sito di Repubblica: «Facciamo un bel respiro. Un libro dedicato al gesto che ripetiamo 25 volte al giorno». Giornalismo dal fiato corto.

In un servizio dal Policlinico Gemelli, sul Corriere della Sera, Claudio Rinaldi scrive: «A tutti i pazienti prima di entrare viene fatto il tampone antigienico». Ne è davvero convinto, perché otto righe dopo insiste: «Un uomo sulla cinquantina sta aspettando l’esito dell’antigienico della madre». E verso la fine lo fa ripetere anche all’incolpevole Francesco Franceschi, direttore del pronto soccorso: «Per questo è importante fare il tampone antigienico a tutti, anche a chi non ha alcun sintomo». In attesa di tornare al test antigenico, ecco spiegata la scarsa igiene che facilita la diffusione del coronavirus.

In una disquisizione sulla prima pagina dell’Osservatore Romano, in cui parla delle «preghiere audaci» che «sono sempre piaciute a Dio», Giovanni Cesare Pagazzi scrive che nel salmo 51, il Miserere, il re Davide «si rivolge a Dio con una raffica di comandi: “Cancella!”, “Lavami!”, “Purificami!”, “Aspergimi!”, “Fammi sentire gioia e letizia!”, “Non guardare!”, “Crea!”, “Rinnova!”, “Non scacciarmi!”, “Rendimi la gioia!”, “Sostienimi!”, “Liberami!”, “Ricostruisci!”». La sventagliata di punti esclamativi esiste solo nella fantasia di Pagazzi. Nel salmo 51 tratto dalla Bibbia approvata dalla Conferenza episcopale italiana, e riportato nel sito della Santa Sede, di questi segni d’interpunzione non se ne trova neppure uno. Nelle Sacre Scritture fino al XV secolo non vi è traccia del punto esclamativo, come documentato negli atti del seminario internazionale su «Grafia e interpunzione del latino nel Medioevo», tenutosi a Roma nel 1984 e pubblicati da Edizioni dell’Ateneo. Né potrebbe essere diversamente, considerato che fu Coluccio Salutati (1332-1406) il primo a descrivere nell’Ars punctandi quello che venne definito il segno d’ammirazione, o d’esclamazione, o d’enfasi. Quindi la selva di esclamativi apparsa sul giornale del Papa rappresenta solo una deplorevole preferenza dell’articolista, il quale è riuscito ad aggiungerne altri sette prima di concludere. Ciò appare tanto più grave se si considera che Giovanni Cesare Pagazzi è un sacerdote e insegna teologia dogmatica ai seminaristi delle diocesi di Crema, Cremona, Lodi, Vigevano e Pavia. Penitenza quaresimale: leggere Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, dove vi è un solo punto esclamativo («“Ecco!” disse ad alta voce e diede uno strappo violento con tutt’e due le mani»).

Sempre a proposito di segni d’interpunzione. I giornalisti hanno preso la cattiva abitudine, soprattutto nei titoli, di usare la virgola al posto del punto. Con esiti tragicamente esilaranti, come dimostra questo sottotitolo formulato dall’Ansa per la notizia della definitiva assoluzione di Umberto Bindella, processato con l’accusa di aver ucciso la studentessa pugliese Sonia Marra: «Lo ha deciso Cassazione, la giovane scomparsa a Perugia nel 2006». La nuova identità della signora Cassazione è stata riportata senza un plissé da Sky Tg24. L’Ansa è l’Ansa, si sa. Non si discute.

Parlando sulla Stampa del problema delle vecchie cartelle esattoriali, Alessandro Barbera e Amedeo La Mattina scrivono che «il capo dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini ne parla da quando è nominato alla guida di Equivalata», alias Equitalia, e che si è tenuto «un vertice al Ministero dello Sviluppo economico, nell’ufficio di Giorgetto», alias Giorgetti. Uno strafalcione a testa e palla al centro.

Dal Fatto Quotidiano: «15% è la parte dello stipendio che i politici, i manager pubblici e dirigenti sanitari nominati in quota Lega in Lombardia, dovevano retrocedere al partito. La quota in questi ultimi anni si è abbassata al 10%». Lo Zingarelli 2021 dà solo questi significati per retrocedere: «Farsi indietro, indietreggiare; desistere, recedere; arretrare; subire la retrocessione; fare tornare a un grado, una posizione inferiore». Per un accordo interno, i manager leghisti consegnano, donano, restituiscono, danno, ritornano, rendono al partito parte di quanto incassano per l’incarico pubblico ricoperto. Mancano i soldi, non i verbi appropriati.

Investita dalle critiche per il disastro del sistema Aria della Regione Lombardia, costato 20 milioni di euro, l’assessore al Welfare, Letizia Moratti, scrive su Twitter: «L’inadeguatezza di @AriaLombardia incapace di gestire le prenotazioni in modo decente rallenta lo sforzo comune per vaccinare. È indecente!». Se il modo di gestire non è decente, pare lapalissiano che sia indecente. Quindi il tweet a che serve?

Titolo dalla Verità: «L’epidemia rallenta (lentamente)». Rallentare accelerando è già più difficile.

Sommario dalle pagine culturali di Libero per un articolo sui 700 anni dalla morte di Dante: «Perfino la cultura di sinistra che lo aveva rimosso, grazie a Benigni, ora lo celebra (nel modo sbagliato)». Lo aveva rimosso grazie a Benigni oppure ora lo celebra grazie a Benigni? In ogni caso, è scritto nel modo sbagliato.

Didascalia dalla Verità: «Don Marco Pozza, parroco del carcere Due palazzi di Padova, dialoga con papa Bergoglio in televisione». È il primo penitenziario nella storia dell’umanità a essere trasformato in parrocchia dalla stampa. Succede quando un pontefice dà del tu al cappellano, e viceversa.

Necrologio dalla Gazzetta di Mantova: «Improvvisamente è andato all’affetto dei sui cari Giuseppe Savio di anni 81». C’è chi manca all’affetto dei «sui cari» (sic) e chi ci va.

SL

C’era una volta

Dieci anni fa

Domenica 27 marzo 2011. Carlo Maria Viganò scrive a Benedetto XVI una lettera per denunciare privilegi, corruttele e zone opache davanti alle quali s’è trovato dal luglio del 2009, quando fu nominato segretario generale del governatorato del Vaticano: «Beatissimo Padre, un mio trasferimento in questo momento provocherebbe smarrimento e scoramento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione da tempo radicate nella gestione delle diverse Direzioni (del governatorato, l’amministrazione vaticana, nda)».

L’opera di Viganò, fatta di tagli e pulizia, dà fastidio. «Tanto che finisce vittima di una congiura per bloccare l’opera di pulizia che aveva avviato. Da novembre Viganò è stato rimosso. È diventando nunzio apostolico a Washington negli Stati Uniti, andando a ricoprire la più prestigiosa rappresentanza diplomatica della Santa Sede nel mondo. È una vicenda inquietante quella denunciata da Viganò al Papa, che riporta indietro le lancette in Vaticano agli anni dei silenzi, delle omissioni, delle denunce silenziate, della rimozione di chi cercava di colpire privilegi, di chi voleva allontanare i mercanti dal Tempio finendo invece lui allontanato, vittima delle sue denunce. Stavolta però Viganò non tace, reagisce a certe logiche della Curia Romana e scrive al Papa e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Di più, chiede ai sensi del diritto canonico che sia aperta una commissione di inchiesta su questa vicenda. Si lavora così nelle segrete stanze dei Sacri Palazzi. Chi viene sentito non deve farne parola con nessuno. Tanto che diverse delle persone contattate, come Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello Ior, la banca del Papa, fa esplicito riferimento all’imposizione del segreto pontificio che vincola le persone che vengono ascoltate. Un segreto che violato prevede sino alla scomunica, un segreto – giusto per avere un paragone – che venne posto sullo scandalo dei preti pedofili» [Gianluigi Nuzzi, Libero].

«Negli ultimi giorni sono sbarcati a Lampedusa qualcosa come 1.200 migranti, e stavolta in mezzo a loro c’è anche qualche libico proveniente dalla Tunisia. In Tunisia, di libici, ce ne sono settemila. Gente che o già lavorava in quel paese o che è scappata adesso dalla guerra valicando il confine. L’ultimo barcone trasportava 72 persone, che hanno attraversato il mare sgusciando in mezzo alle navi da guerra. I militari si sono prestati a passar loro un po’ d’acqua, stando bene attenti a non dar loro nessun altro soccorso. Ognuno di questi disperati ha pagato mille dollari per farsi trasportare in Italia» [Dell’Arti, Gazzetta].

Venti anni fa

Martedì 27 marzo 2001. Addio alla fiorentina. «Il ministro della Sanità Umberto Veronesi ha firmato l’ordinanza che dall’1° aprile al 31 dicembre impone il bando della bistecca con l’osso, come misura anti Bse, il morbo della Mucca pazza. La colonna vertebrale dovrà essere eliminata da tutti gli animali di età superiore ai 12 mesi. L’operazione avverrà presso il mattatoio per i bovini più anziani, sopra i 30 mesi, e per quelli importati. Potranno tagliare l’osso anche i macellai autorizzati dalle Aziende sanitarie locali, ma solo su animali giovani (meno di 30 mesi) e osservando una serie di cautele. Confermati altri due casi di Mucca pazza, che ora salgono a 9. Afta: prorogato fino al 4 aprile il bando alle importazioni di animali dall’estero» [CdS].

Venticinque anni fa

Mercoledì 27 marzo 1996. Per i giudici della seconda Corte di Assise di appello la Loggia massonica P2 non cospirò contro i poteri dello Stato ma Gelli resta colpevole per millantato credito e calunia. «I giudici dopo circa quattro ore di camera di consiglio quasi non hanno spostato di una virgola quanto deciso due anni fa, in primo grado. Ma poiché è stato lo stesso rappresentante dell’accusa, il pg Giorgio Santacroce, a chiedere le assoluzioni, la sentenza, per il reato più grave e cioè appunto la cospirazione politica, e altri minori, deve considerarsi definitiva. Assolti personaggi come il finanziere Umberto Ortolani, il generale Antonio Viezzer, il capitano Antonio Labruna. I generali Franco Picchiotti, Raffaele Giudice e Pietro Musumeci, Demetrio Cogliandro (il cui nome è comparso negli ultimi risvolti dell’inchiesta su Ustica). Il venerabile Licio Gelli (che non è mai stato giudicato per cospirazione in quanto la Svizzera ha negato l’estradizione) ha però visto confermata la condanna a 17 anni per millantato credito e calunnia nei confronti di alcuni magistrati milanesi, e il procacciamento di notizie riservate, relative al dossier» [CdS].

«Forza Italia per mesi non ha pagato l’affitto della sede di via dell’Umiltà a Roma. E adesso rischia addirittura lo sfratto. La società di assicurazioni Unovias (gruppo Ina-Assitalia), proprietaria dell’immobile affittato dal movimento di Silvio Berlusconi, ha deciso lo scorso 20 marzo di aspettare ancora fino a domenica 31 marzo. Se entro quel giorno FI non avrà pagato il debito accumulato, pari a un miliardo e 65 milioni, partirà subito la lettera di sfratto, con decorrenza lunedì 1 aprile» [CdS].

Trenta anni fa

Mercoledì 27 marzo 1991. «Nella capitale sovietica si apre oggi lo scontro decisivo per i destini dell’URSS. I radicali, sostenitori di Eltsin, con un grande corteo a Mosca sfideranno il divieto a manifestare. Ma la città è presidiata dai militari, decisi a far rispettare gli ordini del governo. Il braccio di ferro sulla dimostrazione di oggi potrebbe in realtà essere la prova generale di un divieto esteso a tutto il Paese. La Tass ha parlato esplicitamente della possibilità di imporre lo stato d’emergenza in tutta l’Urss. Ma la guerra delle manifestazioni ha come epicentro lo scontro politico che si apre domattina al Cremlino, dove si riunirà il Parlamento. La convocazione è stata chiesta dai gorbacioviani, che vogliono la testa di corvo bianco Boris Eltsin» [CdS].

«Sono condizioni molto dure per l’Irak quelle che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si appresta a varare per formalizzare il’cessate il fuoco nel Golfo. I cinque Paesi membri permanenti del Consiglio (Usa, Urss, Cina, Gran Bretagna e Francia) hanno messo a punto una bozza di risoluzione che sarà posta ai voti la settimana prossima. Sono venti pagine fitte di richieste che vanno dalla distruzione sotto controllo di ispettori internazionali dell’arsenale chimico, biologico e missilistico di Bagdad, alla rinuncia a ogni attività connessa con il terrorismo, all’ammissione di responsabilità per il disastro ecologico provocato nel Golfo, al riconoscimento solenne dei confini del Kuwait. Mentre all’Onu si discute di condizioni di pace, nel Sud dell’Irak le forze governative rastrellano le sacche di resistenza dei ribelli sciiti e nel Nord, dove la guerriglia curda controlla ancora la grande città di Kirkuk, i soldati di Saddam si raggruppano in preparazione di un contrattacco. Il dittatore sembra in grado di salvare il suo regime, almeno per il momento, anche se Bush anche ieri ha espresso seri dubbi. E mentre l’amministrazione Usa» [CdS].

Il Milan è squalificato per un anno dalle Coppe europee, Adriano Galliani è sospeso per più di due (fino al 31 luglio 1993). Il Milan paga in maniera pesante la notte delle follie del 20 marzo scorso che, oltre a farlo ruzzolare da quel trono continentale che era suo da tre anni, ne ha decretato anche un brusco calo di immagine.

Cinquanta anni fa

Sabato 27 marzo 1971. «Un’ondata di massacri su vasta scala è in corso nel Pakistan orientale, in base a tutte le indicazioni disponibili che filtrano dalla provincia, ancora virtualmente isolata dal resto del mondo. Le fonti diplomatiche che sono riuscite a mantenere sporadici contatti radio con le rispettive missioni a Dacca e gli osservatori stranieri giunti dal territorio dopo lo scoppio della guerra civile asseriscono concordemente che i 70.000 soldati pachistano-occidentali sono impegnati in un’azione repressiva spietata, mirante ad annientare con tutti i mezzi il movimento insurrezionale del “Bangla Desh”».

Oggi Tito è a Torino per vistare lo stabilimento della Fiat. Domani andrà a San Rossore, ospite di Saragat.

Sessanta anni fa

Lunedì 27 marzo 1961. «La fase più acuta e pericolosa della crisi del Laos sembra per il momento allontanata e la situazione, pur permanendo difficile e complessa, tende adesso a spostarsi verso il negoziato diplomatico; questo sulla base delle prime indicazioni tuttora parziali e frammentarie delle fonti ufficiali, appare il risultato del colloquio di stamane alla Casa Bianca fra il presidente Kennedy e ti ministro degli Esteri sovietico, Andrei Gromiko. Al termine della riunione durata circa un’ora ambedue gli interlocutori hanno espresso, in dichiarazioni separate alla stampa, la volontà dei loro governi di cercare una soluzione pacifica e negoziata per un Laos indipendente e neutrale e hanno manifestato la speranza di giungere ad essa. Tuttavia se l’incontro odierno ha ridotto in qualche misura la tensione ed allontanato il pericolo di uno showdown militare immediato, esso non ha chiarito in modo adeguato la posizione sovietica. In particolare Gromiko si è tenuto, piuttosto vago e impreciso su un punto: la sospensione delle ostilità nel Laos» [CdS].

«Kennedy ha evitato di stretta misura il rischio di andare a fare la guerra nel Laos. Sarebbe stato un grave errore. Il mondo libero deve difendersi e deve non avere paura. Una volta, Stalin disse, non ricordo se a Roosevelt o a Churchill : “Anche noi abbiamo paura della guerra, ma ne abbiamo un po’ meno di voi. E questa è la nostra forza”» [Guerriero, CdS].

Ottanta anni fa

Giovedì 27 marzo 1941. Dall bollettino n. 293: «Nell’Africa Orientale, la battaglia continua violenta a Cheren. Ripetuti attacchi avversari sono stati infranti dalla tenace resistenza e dai contrattacchi delle nostre valorose truppe, che infliggono dure perdite all’avversario. I nostri cacciatori hanno contrastato eroicamente l’azione aerea nemica, impegnando numerosi combattimenti contro forze preponderanti […]. Un nostro sommergibile, operante nell’Atlantico, al comando del capitano di corvetta Roselli Lorenzini Giuseppe ha affondato due piroscafi per complessive 12.500 tonnellate» [CdS].

Africa Orientale Italiana. In Eritrea, dopo 12 giorni di aspri combattimenti, gli italiani si ritirano da Cheren verso Asmara. Le difese dell’Africa Orientale Italiana si vanno sgretolando. La battaglia per Cheren è durata 8 settimane ed è costata agli inglesi 4.000 uomini tra morti e feriti, circa 3.000 agli italiani [Salmaggi e Pallavisini].

In Jugoslavia, Pietro II sale al trono. Un gruppo di ufficiali dell’aeronautica, guidati dal capo di Stato Maggiore gen. Dusan Simovič, mette in atto un colpo di stato e rovescia il governo. Il Consiglio di Reggenza è sciolto, il principe Paolo viene esiliato ed è chiamato al trono il non ancora diciottenne Pietro, figlio dell’assassinato re Alessandro. Viene costituito un governo di unione nazionale, presieduto dallo stesso gen. Simovič, che tra i primi atti stipula un patto di non aggressione con Mosca [Salmaggi e Pallavisini].

Hitler dirama la direttiva n. 25, che ordina la liquidazione della Jugoslavia, paese che dopo il colpo di stato militare “deve essere considerato nemico e perciò schiacciato al più presto”. L’OKH prepara nuovi piani per l’operazione Marita, a causa della quale è necessario un rinvio dalla metà di maggio a fine giugno dell’operazione Barbarossa (l’invasione dell’URSS) [Salmaggi e Pallavisini].

Cento anni fa

Domenica 27 marzo 1921. I fascisti bruciano la Camera del lavoro di Città di Castello (Pg) per rappresaglia contro in articolo pubblicato dal locale periodico sindacale. Danneggiato dai comunisti il circolo cattolico di Montevarchi (Ar). Devastato il circolo socialista di Barberino di Mugello (Fi). [Franzinelli1].

Centodieci anni fa

Lunedì 27 marzo 1911. A Roma la celebrazione è in Campidoglio, alla presenza del sovrano, con una prolusione di Giovanni Pascoli ed un «Indirizzo a sua maestà il Re», letto da Ferdinando Martini, che saluta in particolare la presa di Roma del 1870 come il trionfo del diritto e «il maggiore evento dell’età moderna e de’ più alti nella storia della civiltà universale», inoltre a tutti gli alunni delle scuole italiane vengono consegnati diplomi con impressa proprio la data del 27 marzo [da una lettera di Paolo Grassi a Sergio Romano, CdS].

«Nulla è più notevole della stabilità del Regno italiano. L’edificio costruito da Cavour è ormai così saldo quanto gli altri più saldi d’Europa. I concetti della libertà e dell’ordine sociale poggiano in Italia su ferme basi; anzi, in alcuni paesi d’Europa, ciò non è ancora stato raggiunto» [Il Times].

Luzzatti rassegna ufficialmente le dimissioni.

Leonida Bissolati declina l’invito di Giolitti che voleva assegnarli un incarico ministeriale. Il designato presidente del Consiglio gli scrisse: «Conosco la fermezza della vostra volontà, e per quanto dolentissimo, non insisto».

Centoventi anni fa

Mercoledì 27 marzo 1901. Alla Camera si discutono le indennità parlamentari: «La proposta di Giuliani per le 9000 lire annue ai deputati ne richiama un’altra di Lazzaro, che propone un’indennità di 1000 lire mensili durante il periodo della sessione parlamentare. Soppresso il viaggio gratuito, si darebbe al deputato e alla sua famiglia un solo biglietto gratuito al principio e alla fine della sessione» [CdS].

Il Fanfulla reca questa gustosa notizia : «Pochi giorni fa Prinetti presentò alla firma reale il decreto di concorso per l’ammissione a nuovi impiegati straordinari al Ministero degli esteri. Il Re disse a Prinetti di voler soprassedere su tale deliberazione e non firmò il decreto. La mattina dopo il Re, uscendo a piedi, solo, dal Quirinale, si recò alla Consulta e quivi non trovò che un solo impiegato, il quale confessò che prima delle il nessuno si presentava al Ministero e che a turno ne veniva uno la mattina alle 9. Il Re mandò a chiamare Prinetti facendogli notare che piuttosto di proporre aumenti nel personale sarebbe stato bene che gli impiegati già esistenti fossero più scrupolosi nell’adempiere il loro dovere. Prinetti così ordinò a tutti gli impiegati di trovarsi alle 9 del mattino in ufficio» [CdS].

Centocinquanta anni fa

Lunedì 27 marzo 1871. Alle ore 4 pom., in piazza dell’Hòtel de ville in Parigi viene solennemente proclamata la Comune (Comandini).

All’Assemblea Nazionale, in Versailles, il ministro Thiers fa votare la legge relativa alle elezioni municipali (Comandini).

Muore a Pavia la contessa Adelaide Bono Cairoli, l’eroica madre dei fratelli Cairoli (n. a Mìlano il 5 marzo 1806) (Comandini).

Centosessanta anni fa

Mercoledì 27 marzo 1861. Il Presidente Rattazzi invita a esprimersi sul voto proposto dal deputato Bon Compagni, emendato dal deputato Regnoli, così formulato: «La Camera, udite le dichiarazioni del Ministero, confidando che, assicurata la dignità, il decoro e l’indipendenza del pontefice e la piena libertà della Chiesa, abbia luogo di concerto con la Francia l’applicazione del non intervento, e che Roma, capitale acclamata dall’opinione nazionale, sia congiunta all’Italia, passa all’ordine del giorno». La Camera approva «alla quasi unanimità». Roma è la capitale del Regno d’Italia.

Il discorso di Cavour: «Esaminati i tre ordini del giorno di ieri, e i due ordini del giorno d’oggi, mi pare che concorrano tutti nel pensiero finale; tutti sono concordi nel volere che si acclami Roma come capitale d’Italia, che si solleciti il Governo ad adoperarsi, onde questo voto universale abbia il suo compimento. Ma siami concesso di dichiarare che, tanto per la forma, quanto per la sostanza, nessuno di quei voti motivati riassume, a mio giudizio, in modo più conciso e più preciso dell’ordine del giorno Bon Compagni le idee espóste così lucidamente dall’onorevole interpellante, accolte senza riserva dal Ministero, e che furono tanto favorevolmente ascoltate da questa Camera. […] io ripeto che il proclamare la necessità per l’Italia di avere Roma per capitale non solo è cosa prudente ed opportuna, ma è condizione indispensabile del buon esito delle pratiche che il Governo potrà fare per giungere alla soluzione della questione romana. […] Rimane a persuadere il pontefice che la Chiesa può essere indipendente, perdendo il potere temporale. Ma qui mi pare che, quando noi ci presentiamo al sommo pontefice, e gli diciamo: Santo Padre, il potere temporale per voi non è più garanzia d’indipendenza; rinunziate ad esso, e noi vi daremo quella libertà che avete invano chiesta da tre secoli a tutte le grandi potenze cattoliche; […] ebbene, quello che voi non avete mai potuto ottenere da quelle potenze, che si vantavano di essere i vostri alleati e vostri figli divoti [sic], noi veniamo ad offrirvelo in tutta la sua pienezza; noi siamo pronti a proclamare nell’Italia questo gran principio: Libera Chiesa in libero Stato».

A Roma dalla zecca pontificia escono 90 casse di monete di rame da dieci tornesi, fatte coniare dall’ex-re Francesco II con la data 1859 e da diffondere nelle province del suo cessato regno

Napoli cartelloni a grandi caratteri avvisano il pubblico essere giunta la «farina d’America» e vendersi a prezzi ribassati, cioè a grana 8 ½ il rotolo a Chiaia.

Dal Castello di Buzenval il principe Luciano Murat, con pubblica lettera ad un duca suo amico, fa ampolloso atto di pretendente al trono reale di Napoli (Comandini).

Vivace articolo della Gazzetta Ticinese contro l’articolo dell’ufficiosa Gazzetta Militare di Torino accennante ad una eventuale spartizione della Svizzera tra l’Italia, la Francia e l’Austria (Comandini).

Centonovanta anni fa

Domenica 27 marzo 1831. Viene pubblica la convenzione di Ancona che pone fine ai moti rivoluzionari.

Giuseppe Mazzini in D’alcune cause che impedirono finora lo sviluppo della libertà in Italia: «Che volevano gli insorti? Chiedetelo al pensiero che ordinava quei moti, chiedetelo al fremito generoso che invase l’intera penisola, quando narrarono i colpi di fucile tratti dalla casa Menotti, all’ardore che fece correre all’armi la gioventù di Bologna, quando il vento ad essa recò l’eco del cannone di Modena, all’entusiasmo della gioventù parmigiana non avvertita, non coordinata, alle stampe, ai bandi, alla Bandiera che sventolò tra quei moti. Quella bandiera fu la bandiera italiana, quei colori erano i nazionali italiani, quelle prime voci erano voci di Patria, di fratellanza. Quel fremito, quel tumulto, quel moto era il voto dei forti concentrato allora intorno ad un nome: al vecchio nome d’Italia, a quel nome immenso di memorie, di gloria, di solenne sventura, che i secoli di muto servaggio non avevano potuto spegnere. Gli insorti volevano l’unità, l’indipendenza, la libertà dell’Italia: volevano una patria, volevano un nome con il quale potersi presentare al congresso futuro dei popoli liberi. La gioventù insorta non si arrestava davanti ad ostacoli di lunga guerra o di disagi d’ogni genere: chiedeva la gioventù bolognese d’invadere la Toscana; chiedevano i nazionali di Reggio e Modena di conquistare Massa e Carrara alla libertà; chiedevano le guardie civiche, condotte da Zucchi, di muovere per la strada del Furlo al Regno di Napoli. Ogni uomo a quei giorni – tranne chi reggeva- sentiva profondamente che si trattava d’una causa italiana, non bolognese o modenese; ogni uomo – tranne quei del governo- sentiva ch’era venuto tempo per gli Italiani di manifestare alla Nazione e all’Europa con qualche atto solenne il loro concetto, il principio che li guidava, la intenzione in che s’erano mossi – del resto non curavano. Quel primo momento di rivoluzione, di manifestazione generosa è si bello, bello di sacrificio individuale, di speranza infinita e di audacia titanica, che può scontrarsi colla morte in campo o sul palco; né gli insorti pensavano allora doverlo, per inerzia di pochi, scontar col ludibrio…».