mercoledì, 28 Luglio 2021
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MEGLIO PEGGIO DEI GIORNALI DI OGGI

MERCOLEDì 24 MARZO 2021

Clamoroso

La probabilità di trovare una targa automobilistica palindroma è dello 0,02066% [Cesare Lanza, Alle cinque della sera].

In prima pagina

• La ragazza di 26 anni accoltellata mentre faceva jogging vicino a Treviso è in coma farmacologico. I medici non hanno ancora sciolto la prognosi

• In un campo alla periferia di Bologna sono stati trovati dei resti umani. Potrebbero essere le ossa di un uomo scomparso nel 2015

• La Gran Bretagna blinda le frontiere: multa di cinquemila sterline a chi va all’estero

• L’Ue riscrive le regole sull’export dei vaccini: «Via libera solo se c’è reciprocità»

• AstraZeneca ha consegnato all’Ue meno di un quarto delle dosi pattuite

• Consegnate in Italia un milione di dosi del vaccino di Pfizer

• L’Italia ieri ha contato altri 551 morti per Covid. +415 ricoverati, +36 in terapia intensiva. Il tasso di positività scende al 5,6%. Le persone vaccinate (due dosi): 2.582.560 (il 4,33% della popolazione)

• È stata sgominata una banda di ragazzi che interrompevano le lezioni online con video porno e bestemmie

• Putin s’è vaccinato (probabilmente con Sputnik), ma senza farsi riprendere dalle telecamere. A Bruxelles sperano che gli americani corrano in soccorso dell’Europa. In Germania a Pasqua sarà vietato andare a messa. In Brasile le cose vanno malissimo

• Draghi telefona a Erdoğan e si dice preoccupato per i diritti in Turchia

• Letta rimane con il nodo dei capigruppo: al Senato Marcucci non ha intenzione di farsi da parte per lasciare il posto a una donna

• In Campidoglio la consigliera Guerrini lascia il M5s. La sindaca Raggi non ha più la maggioranza

• Nuova strage in America. In Colorado, un 21enne di origini siriane, è entrato in un supermercato con un fucile d’assalto e ha ucciso dieci persone

• Il principe Harry trova lavoro nella Silicon Valley

• I faraglioni di Capri sono stati danneggiati dai pescatori abusivi di datteri di mare. Diciannove misure cautelari

• Chiara Ferragni e Fedez sono genitori per la seconda volta: è nata Vittoria (ed è già sponsorizzata)

• Morgan accusato di stalking: telefonate e minacce, si finse rapper per avvicinare la ex

• Cesare Prandelli lascia la panchina della Fiorentina: «C’è un’ombra in me. La mia carriera potrebbe finire qui».

• La nazionale di calcio del Belize è stata fermata da un gruppo armato ad Haiti

• È morto Sante Notarnicola, il bandito poeta della banda Cavallero

• È morta pure Emi De Sica, primogenita di Vittorio De Sica, sorellastra di Christian e Manuel

 

Mafiosi in libertà, adesso il governo inizia a cedere

Mafiosi in libertà, adesso il governo inizia a cedere

L’Avvocatura dello Stato non difende la legge sull’ergastolo ostativo. L’allarme di Di Matteo: “Così si smantella la lotta alle cosche”

Cambia il governo e cambia pure la posizione dell’Avvocatura dello Stato, che apre a un ammorbidimento della norma che impedisce ai mafiosi condannati all’ergastolo di ottenere la libertà condizionata dopo 26 anni di carcere, se non collaborano con la giustizia. Ieri, davanti alla Corte costituzionale, l’Avvocatura dello Stato, a sorpresa, fa un’apertura anche se lascia il classico cerino acceso in mano alla Consulta. Dice no alla richiesta della Cassazione di dichiarare incostituzionale quella norma appena spiegata, ma aggiunge che la Corte potrebbe interpretarla nel senso di dare discrezionalità al giudice competente “Il giudice di Sorveglianza – ha detto l’avvocato dello Stato Ettore Figliolia – deve verificare in concreto le ragioni che non consentono di realizzare una condotta collaborativa”. Un concetto che mutua una sentenza della Corte costituzionale del 2019, quando presidente era proprio la neo ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che ha dichiarato incostituzionale la stessa norma ora in discussione, ma con riferimento ai soli permessi premio.

La Corte, però, nel 2019, relatore come ora Nicolò Zanon, ha comunque messo dei paletti che il giudice di Sorveglianza deve seguire per poter spingersi a fare concessioni a un mafioso ergastolano non pentito. Allora, però, con l’ex governo e l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, l’Avvocatura dello Stato si era pronunciata contro qualsiasi apertura. Ora il cambio di passo: mentre inizialmente aveva chiesto l’inammissibilità o l’infondatezza della questione di costituzionalità sollevata dalla Cassazione, adesso invita a una cosiddetta sentenza interpretativa di rigetto, chiedendo che ci sia una certa discrezionalità del giudice di Sorveglianza, anche alla luce non solo della sentenza della Corte, ma anche di quella della Cedu di Strasburgo, di pochi mesi prima, critica verso l’Italia. Ed ecco che suggerisce pure la linea: “Il governo ritiene che ci sia la possibilità di praticare un’esegesi maggiormente corrispondente alla ratio della norma, assicurando uno spazio discrezionale al magistrato, in termini di verificare in concreto le motivazioni su quella mancata collaborazione che è condizione per ottenere il beneficio”. La Cassazione si è rivolta alla Corte costituzionale per il caso del mafioso siciliano Salvatore Francesco Pezzino: difeso dall’avvocata Giovanna Araniti, ha chiesto la libertà condizionata senza aver mai collaborato.

Esprime grande preoccupazione il pm antimafia Nino Di Matteo, ora consigliere del Csm, che ci dice: “Poco alla volta, nel silenzio generale, si stanno realizzando alcuni degli obiettivi principali della campagna stragista del 1992-1994 con lo smantellamento del sistema complessivo di contrasto alle organizzazioni mafiose ideato e voluto da Giovanni Falcone”. Lo stesso Di Matteo, ieri, al plenum del Csm, ha evidenziato delle criticità sull’organizzazione della Procura europea e la ministra Cartabia, presente al plenum, presieduto da Sergio Mattarella, ha assicurato che le valuterà. “Dobbiamo evitare – ha detto Di Matteo – che il suo avvio rappresenti in concreto nel nostro Paese un depotenziamento dell’altissimo livello di contrasto alle mafie finora assicurato dall’attribuzione in via esclusiva alle competenze” dei magistrati italiani. Il plenum ha votato il parere a favore della Procura europea con la sola astensione di Di Matteo e dei laici della Lega, Stefano Cavanna ed Emanuele Basile.

Leonardodi Michela TamburrinoLa Stampa

Leonardo da Vinci come non lo abbiamo mai visto. E come non lo avremmo mai potuto neanche immaginare perché frutto di altrui immaginazione. Un Leonardo pop forse più vicino al gusto internazionale fatto di intrighi, crime e misteri. Un classico di Frank Spotnitz, lo sceneggiatore che già così si era regolato con I Medici. É partito ieri sera su Rai1 il kolossal televisivo, frutto di una coproduzione europea incentrato sulla figura di Leonardo. O meglio sulla figura romanzata del genio rinascimentale. La fiction si apre con il povero Leonardo recluso e accusato d’omicidio per aver ammazzato la sua musa ispiratrice e migliore amica, tale Caterina da Cremona. Lo interroga un detective astuto. Da lì, per flashback si racconta la vita di un uomo descritto come cupo, colpito alla nascita da una maledizione, incattivito dall’abbandono, prima materno poi paterno, detentore di mille segreti. «Di tutto può essere accusato Leonardo fuorché di omicidio – sorride la direttrice del museo e della biblioteca leonardiana con sede a Vinci Roberta Barsanti -. Leonardo era uomo di relazioni, abituato a vivere a corte, prima da Ludovico il Moro, poi dai Medici e Roma dunque dal re di Francia, aveva sviluppato una conversazione amabile e profonda. Dunque, l’importante è che non ci siano fraintendimenti tra realtà e finzione». Leonardo è un pretesto ma il difficile sta nel distinguere il confine tra verità e fantasia, un lavoro che il telespettatore medio di una tv generalista non dovrebbe essere chiamato a fare.

Per fare chiarezza meglio affidarsi a quanto scritto dai biografi, il critico d’arte Giorgio Vasari che lo ritrasse nel 1550, Carlo Vecce, docente all’Università Orientale di Napoli, Giovanni Battista Venturi, filosofo italiano e la studiosa Lauretta Colonnelli. Anzi, quest’ultima, a tal proposito ha avuto modo di dire a Gigi Marzullo: «Non c’è nulla da inventare. La vita di Leonardo è un film da sola, soprattutto oggi che gli storici hanno ritrovato particolari e scritti sulla sua vita».

Figlio illegittimo, certo, però mai abbandonato dal padre, molto amato dal nonno e soprattutto dallo zio Francesco che non avendo avuto figli maschi gli lascia la sua parte di eredità. Certo non ripudiato dalla madre Caterina perché «affetto» da maledizione. La madre lo svezza prima di andare sposa e si ritiene che abbia sempre mantenuto contatti con il figlio tanto da raggiungerlo a Milano, una volta rimasta vedova. Tanto da ispirare il ritratto della Monna Lisa, come sostenuto da Freud.

Inventata la protagonista Caterina da Cremona, suo amore e poi sua musa e migliore amica, interpretata in fiction da Matilda De Angelis, l’attrice che ha avuto modo di dire che, senza le invenzioni, «la storia di Leonardo sarebbe stata noiosa». Inventata lei e inventato l’omicidio che la riguarda, inventato il detective e l’orrore che i frati ebbero alla vista della prima bozza dell’opera da loro commissionata, L’adorazione dei Magi, capolavoro mai compiuto per altri motivi. Vero è l’arresto per sodomia e la scarcerazione, vero è Tommaso Masini che però si guardò bene dall’essere invidioso di Leonardo tanto da tradirlo a ripetizione. Perché Leonardo era adorato dai suoi allievi e dai suoi amici ci tramanda Vasari. «Meravigliosamente dotato di bellezza, grazia e talento in abbondanza», era anche spiritoso, giocherellone, gran barzellettiere, mondano, attento alla moda e alla sua figura, eccentrico, generoso e vanitoso caratteristiche che tratteggiano una figura contemporanea più che moderna. Soprattutto, scrive Vecce, Leonardo aveva «una concezione modernissima dell’arte. Le sue opere in movimento venivano sviluppate dagli allievi». Quello che accadeva nella bottega di Andrea del Verrocchio dove Leonardo giovane si era formato e come la serie restituisce. Realmente esistita è Ginevra De Benci che Leonardo ritrasse ma senza il collerico intervento paterno come si racconta in fiction. E anche Bernardo Bembo che pare quel ritratto avesse commissionato, segue altre strade. Forse nella ricostruzione in fiction c’entra The Economist che mette in crisi l’idea del genio supremo e accusa Leonardo di troppa curiosità e poca autodisciplina, caratteristica che lo porta a non completare i suoi lavori. Infatti la sua produzione artistica si limita a circa 20 opere ma sono molto di più quelle lasciate a metà per una complessità di personaggio qui solo sfiorato.

Titoli

Corriere della Sera: «Ora si vaccini solo per età»

la Repubblica: Vaccini, l’Europa ora spera nell’alleato americano

La Stampa: Arrivano i vaccini, Regioni in tilt

Il Sole 24 Ore: L’Antitrust: «Stop al codice appalti»

Avvenire: Assegno ancora a vuoto

Il Messaggero: «Scuole aperte dopo Pasqua» / Il Cts: stretta fino al 15 aprile

Il Giornale: Boldrini maschilista / non paga la colf

Leggo: Sospesi gli infermieri no vax

Qn: Ospedali in tilt, un anno passato invano

Il Fatto: Il “mini-condono” ci costa 666 milioni

Libero: Boldrini in guerra con le donne

La Verità: I vaccini c’erano, Conte non li ha presi

Il Mattino: Draghi: stop al divario del Sud / Recovery, altolà delle Regioni

il Quotidiano del Sud: Orgoglio Sud

il manifesto: Fiale e fiamme

Domani: I conti sbagliati del governo su chi vaccinare per primo

 

Harry trova lavoro

«È il primo vero lavoro di Harry. Dopo alcune collaborazioni milionarie, come quella con Spotify, il duca del Sussex ha ottenuto il primo impiego lavorativo, privato e continuativo. Il figlio del principe Carlo sarà presto Chief Impact Officer della start-up californiana BetterUp, dove promuoverà una app per migliorare lo stato mentale dei propri dipendenti. Un tema, questo, sempre molto sentito dal duca del Sussex e dalla moglie Meghan Markle, e al centro dell’esplosiva intervista con Oprah Winfrey. Oltre a Meghan, lo stesso Harry, da bambino, ha sofferto di disturbi mentali, soprattutto dopo la tragica morte della madre Diana. Non è chiaro quanto sarà lo stipendio di Harry, né BetterUp lo ha comunicato. Pare comunque che sarà un numero a sei, forse sette cifre, anche perché la start up è valutata già oltre due miliardi di euro» [Guerrera, Rep].

Netanyahu è sempre in sella

Ieri gli israeliani sono tornati a votare per la quarta volta in due anni. Secondo gli exit poll, il Likud, partito di Netanyahu, avrebbe raggiunto tra i 30 e i 31 seggi (un anno fa erano 36). Sicché, se vuole governare, a Bibi servirà l’appoggio di Naftali Bennett, capo di Yamina (A destra), che ha conquistato 7-8 seggi e nelle cui fila siedono ultraortodossi e politici estremisti con posizioni razziste e omofobe. La coalizione di centro-sinistra anti Netanyahu ha ottenuto troppi pochi voti per formare un governo da sola. «Netanyahu proclama una “vittoria enorme”: “La gente ha dimostrato di volere la destra al potere ed è quello che le daremo”. Eppure resta il rischio dello stallo politico, del pareggio e della necessità di un’altra elezione» [Frattini, CdS].

Blinken a Bruxelles

Ieri, a Bruxelles, il segretario di Stato americano Blinken, incontrando il segretario generale della Nato Stoltenberg, ha detto: «Sono venuto per esprimere l’impegno risoluto degli Usa. Vogliamo ricostruire le nostre partnership, a partire dagli alleati Nato. Ne emergeremo più forti di prima». Ha detto che il Nord Stream, il gasdotto che dovrebbe collegare Russia e Germania, non s’ha da fare.

«I blocchi geopolitici sono tornati. Gli Usa stanno costruendo un’alleanza delle democrazie liberali, allargata tanto all’Europa, quanto agli amici asiatici come Giappone, Corea del Sud, Australia e magari anche l’India. Ciò spinge Cina e Russia a riavvicinarsi, se non a formare un blocco concorrente. Ogni Paese quindi sarà chiamato ad una scelta di campo, basata sui valori condivisi e sul tornaconto economico» [Mastrolilli, Sta].

La telefonata Draghi-Erdoğan

Mario Draghi ha avuto ieri una lunga conversazione telefonica con Recep Tayyip Erdoğan. Da Palazzo Chigi hanno fatto sapere che i due hanno parlato dei rapporti tra Ue e Turchia (all’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo) e della situazione nel Mediterraneo orientale e in Libia. Draghi ha poi espresso preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Turchia.

Australia, prostitute in Parlamento

In Australia sono emerse le prove che parecchi deputati ricevevano prostitute in parlamento. È saltato fuori pure un video sconcio girato sulla scrivania di una deputata da un membro del suo staff. Il premier Morrison: «Atti vergognosi».

I danni ai faraglioni di Capri

Disastro ambientale è il principale capo di imputazione per due organizzazioni criminali che, per procurarsi datteri di mare, hanno devastato l’ecosistema marino del golfo di Napoli, causando gravi danni ai faraglioni di Capri. Un’inchiesta della procura di Napoli, delegata alla Guardia di Finanza, ha portato a 19 misure cautelari, con sei persone in carcere e sei ai domiciliari, per associazione a delinquere finalizzata a reati ambientali. Secondo i periti incaricati dai pm, i faraglioni hanno subito danni per il 48% delle pareti sottomarine. Ingente il volume di affari dei due gruppi, uno napoletano e l’altro tra Castellammare e Capri, visto che i datteri costano dai 40 ai 200 euro al chilo.

Un dattero di mare impiega trent’anni per incunearsi nella parete e diventare appetibile [Licciardi, Agi].

Morgan accusato di stalking

La Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio di Marco Castoldi, in arte Morgan, per stalking e diffamazione. Il musicista è accusato di avere perseguitato l’ex fidanzata Angelica S., anche lei cantante. I fatti contestati risalgono al periodo tra l’aprile e il dicembre 2020 quando, scaricato dalla donna, Morgan avrebbe iniziato a inviarle una raffica di telefonate e messaggi, arrivando ad insultarla, minacciando di divulgare un suo video privato in un gruppo Whatsapp e spacciandosi pure per un noto rapper per agganciarla con la richiesta di una collaborazione artistica.

L’addio di Prandelli

Cesare Prandelli ha rassegnato le dimissioni da allenatore della Fiorentina. Era tornato a Firenze lo scorso 9 novembre. In ventitré partite, tra campionato e Coppa Italia, i viola hanno ottenuto solo sei vittorie e al momento sono al 14° posto in classifica con 29 punti, appena sette in più del Cagliari terzultimo. Prandelli ha spiegato la scelta di lasciare con una lettera: «In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono. In questi mesi è cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose. Sono venuto qui per dare il 100%, ma appena ho avuto la sensazione che questo non fosse più possibile, per il bene di tutti ho deciso questo mio passo indietro. Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi».

Sulla panchina della Fiorentina dovrebbe tornare Beppe Iachini, esonerato lo scorso novembre e ancora sotto contratto.

I guai della nazionale del Belize

La nazionale di calcio del Belize è stata fermata da un gruppo armato di fucili d’assalto ad Haiti, mentre il bus che trasportava i giocatori stava viaggiando dall’aeroporto all’albergo della squadra. I poliziotti che scortavano la squadra hanno dovuto negoziare col gruppo armato per lasciare andare il bus. La nazionale del Belize era arrivata ad Haiti per una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali di calcio del 2022, partita che si giocherà giovedì nella capitale Port-au-Prince.

Dimesso Antibo

Salvatore Antibo, 59 anni, ex primatista italiano dei 5 mila e dei 10 mila metri, è stato dimesso dall’ospedale di Palermo, dove era stato ricoverato per un’embolia polmonare. Racconta il nipote Andrea: «La ripresa sarà lenta e faticosa, ma lui è abituato alle grandi battaglie. E anche questa volta è riuscito a vincere».

Una dose di Vibuza

Una dose di Vibuza

Ognuno ha la sua, io per esempio sono un patito di patrimonio mondiale dell’Unesco. Appena qualcuno chiede di essere dichiarato patrimonio dell’umanità, non resisto: mi fiondo. Ora faccio un tifo indiavolato per la candidatura del caffè napoletano, sebbene sia insidiato dalla temibile concorrenza delle sfogline di Castelfranco e delle spiagge di Riccione, che pure mi stanno molto a cuore. Nei mesi scorsi ho tripudiato per la conquista del titolo da parte dei suonatori del corno da caccia, della tecnica di pesca alla Charfia dell’isola di Kerkennah e del taijiquan, caratteristica arte marziale delle regioni centrali della Cina. Sto mica scherzando, tutto vero. L’Unesco ha un sacco di inviati che girano il mondo per valutare le candidature. Uno adesso verrà a Napoli, alla mattina prenderà il caffè al Gambrinus e stenderà un dettagliato report.

Tutto ciò serve per elevare l’animo umano alla bellezza e dissuaderlo dalla guerra. Per dire, la danza in girotondo dei Garifuna è patrimonio Unesco, e sono certo che chiunque danzi in girotondo a tutto pensi fuorché a sganciare un’atomica. Lo stesso si dica per l’opera comica Kunqu, per il tipico fischio degli antichi pastori spagnoli, per i disegni su sabbia dell’arcipelago Vanuatu nel Sud del Pacifico, per la tessitura del tradizionale cappello di paglia toquila, per il festival della ciliegia di Sefrou e altre centinaia di meraviglie del nostro pianeta. Il mio sogno, lo confesso, è di vedere incoronata AstraZeneca, però temo non rientri nei canoni etici ed estetici dell’Unesco, per cui intanto supplisco con la Vibuza, popolare danza di guarigione malawiana.

C’era una volta

Dieci anni fa
Venerdì 25 marzo 2011. «La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per via di alcuni strani movimenti sul titolo Parmalat, con l’ipotesi di aggiotaggio. Ieri è stato interrogato l’amministratore delegato del gruppo, Enrico Bondi. E dato che l’azienda francese Lactalis si sta comprando la Parmalat, un giornalista italiano, profittando della conferenza stampa, ha fatto a Sarkozy una domanda su Parmalat, e il presidente ha risposto: “Mi piacerebbe avere una posizione… ehm, può ripassare? Intanto mi preparo”. Il magistrato sospetta che in febbraio, quando nessuno sapeva niente dell’operazione, tre fondi esteri abbiano speculato illegittimamente sul titolo in Borsa, cioè profittando di informazioni riservate. I tre fondi – Zenit, Skagen e MacKenzie – detenevano allora il 15,3% di Parmalat. Che hanno poi venduto a Lactalis» [Dell’Arti, Gazzetta].
Siria. Nuovo venerdì di proteste. Secondo alcuni testimoni, soltanto a A Dar’a più di 100 mila persone hanno marciato in un’enorme dimostrazione contro il governo. Almeno venti di loro sono stati uccisi dalle forze di sicurezza [IlPost].
Il Consiglio europeo a Bruxelles ratifica le modifiche al trattato di Libona e ufficializza l’istituzione del Mes.
Venti anni fa
Domenica 25 marzo 2001. Ancora proteste in Campania. «Sono in rivolta i sindaci dei Comuni vesuviani vicini alla discarica Pirucchi di Palma Campania, dove i camion continuano a riversare tonnellate di spazzatura raccolta nella provincia per scongiurare epidemie. Contestano il ministro dell’Interno Bianco, che ha fatto riaprire la discarica chiusa due anni fa perché pericolosa. “Qui le uniche illegalità le commette lo Stato, riaprendo le discariche a rischio. Siamo pronti a dimetterci”, dicono i sindaci che respingono anche il sospetto, avanzato da Bianco, di infiltrazioni malavitose nella protesta dei cittadini» [CdS].
«Prima o poi doveva succedere ed è successo: l’immondizia, ci ha messo knockout […]. L’invenzione più pericolosa del Ventesimo secolo non è stata — come molti credono — la bomba atomica, ma l’immondizia. Non si ha idea di quante tonnellate di rifiuti vengano prodotte dalle cosiddette civiltà avanzate e di quante tonnellate s’apprestino a produrre, per legittima par condicio, i Paesi in via di sviluppo. In Italia si calcola che ogni abitante, nel suo piccolo, produca un chilo e 650 grammi di spazzatura al giorno, ovvero sei quintali l’anno, ovvero 48 tonnellate nel corso della vita, pari, quindi, a ottocento volte il proprio peso corporeo» [De Crescenzo, CdS].
Primo vero giorno di guerra in Macedonia. Sulle colline intorno a Tetovo, l’esercito macedone, per fronteggiare la guerriglia indipendentista albanese, ha schierato anche i tank. Skopje ha lanciato l’attacco finale senza però mandare i propri uomini al massacro: i macedoni hanno colpito da lontano e sono entrati nei covi del nemico, sulle montagne, soltanto quando sicuri che non ci fosse più nessuno. Dopo il bombardamento all’alba, è scattata la fase due: i soldati sono andati a stanare i guerriglieri a 700 metri sopra la città a piedi, strisciando nel bosco. I ribelli indipendentisti sono arretrati, ma hanno ribattuto colpo su colpo. A Tetovo è tornato un clima da stato d’assedio. I civili fuggono.
Enzo Biagi intervista per Il Fatto Indro Montanelli dopo le minacce ricevute giorni prima ma finisce che parlano di Berlusconi e il direttore Rai Maurizio Beretta censura l’intervista in varie parti (Montanelli: «Mi auguro, adesso naturalmente scandalizzerò tutti, la vittoria di Berlusconi, perché Berlusconi è una di quelle malattie che si curano con il vaccino. Per guarire da Berlusconi ci vuole una bella iniezione di vaccino di Berlusconi. Bisogna vederlo al potere e io credo che il ribaltone fu la più grossa sciocchezza che abbia fatto l’Italia»).
«La prima vittima della “par condicio” elettorale è il Crocefisso di Giotto. Incredibile ma vero. Il dipinto appena restaurato, dopo un intervento durato dodici anni, doveva essere presentato al pubblico nella chiesa di Santa Maria Novella di Firenze il 7 aprile. Ma la data è slittata a fine maggio, e perché? Colpa delle elezioni» [CdS].
Venticinque anni fa
Lunedì 25 marzo 1996. A Porta a Porta, scontro in diretta tv tra Berlusconi e Prodi. «Una sfida all’ultimo applauso: 32 per il grintoso Cavaliere, solo 10 per il buonista dell’Ulivo. Davanti ai commercianti che protestano contro le tasse (ieri molti negozi sono rimasti chiusi per due ore) e in diretta tv, il duello tra i due leader. Il capo di Forza Italia, premiato dall’applausometro. ha sferzato l’antagonista: “Voi dell’Ulivo siete il Jurassic Park della Prima Repubblica”. Replica del Professore: “Però lei il suo Jurassic Park se lo tiene sul palco, noi soltanto in platea. Lei vuole spaccare il Paese”. Il governo intanto ha deciso: via le ricevute fiscali per ristoranti e parrucchieri, contabilità semplificata per i professionisti.
«Riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex segretario socialista Giacomo Mancini, 80 anni, è stato condannato a 3 anni e sei mesi di reclusione, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e un anno in libertà vigilata. È la prima volta che un parlamentare viene condannato per questo tipo di reato. La sentenza ha accolto le tesi del pm: in Calabria non si può fare politica senza i voti della mafia; 16 pentiti hanno testimoniato che Mancini avrebbe contrattato i voti con alcune cosche. Ora Mancini non potrà più continuare a fare il sindaco di Cosenza, anche se la Corte costituzionale ha annullato la norma per cui era stato sospeso. La sua reazione: “È prevalso il teorema assurdo del procuratore Boemi che ha raccattato pentiti nelle peggiori carceri”» [CdS].
Braveheart diretto da Mel Gibson vince cinque premi Oscar; A Il postino di Massimo Troisi va la statuetta per la colonna sonora.
A San Francisco, centocinquanta coppie di gay e lesbiche si sono unite in un matrimonio collettivo. Officianti il sindaco e vari assessori comunali. È successo oggi, alle 10 del mattino, in uno dei più prestigiosi auditorium pubblici, L’Erbst Theatre del War Memori al Building, il grande edificio che si trova accanto all’Opera, di fronte al palazzo comunale la cui cupola imita le basiliche romane. La manifestazione ha seguito un cerimoniale ad hoc. Le 150 coppie, dopo aver registrato il proprio nome in un apposito album ed aver partecipato ad un “Precerimonial Party” privato offerto dal sindaco, hanno preso posto nelle poltroncine della platea; gli officianti, sul proscenio. Un maestro di cerimonie ha chiamato per nome le varie coppie di sposi, una alla volta. Il sindaco li ha dichiarati “domestic partners”, “compagni”. Entusiasmo nella nutrita comunità omosessuale: i gay qui sono oltre 200 mila; e 50 mila le lesbiche. I matrimoni gay non sono nuovi in Usa (ne sono stati celebrati a New York e altrove) ma è la prima volta che si svolge una cerimonia che coinvolge 300 omosessuali insieme. Il loro matrimonio non ha valore legale né a livello statale né sul piano federale» [CdS]
Trenta anni fa
Lunedì 25 marzo 1991. «Saddam Hussein e il suo clan si sono impossessati di beni per oltre diecimila miliardi di lire: il tesoro opportunamente reinvestito si è praticamente raddoppiato portando le fortune del despota a qualcosa come 20 mila miliardi. Una accurata inchiesta condotta da un gruppo di 007 finanziari, su mandato del Kuwait, ha accertato che il dittatore si è assicurato il 5 per cento su ogni barile di greggio venduto all’estero, si è impossessato dell’oro e dei gioielli donati dalla popolazione come contributo per la guerra contro l’Iran ed ha intascato i finanziamenti sauditi per la ricostruzione di Bassora. Il bottino è stato accuratamente nascosto in banche occidentali. L’indagine ha anche permesso di accertare che l’Irak ha acquistato, in modo clandestino, compartecipazioni in grandi gruppi europei, tra i quali il colosso editoriale Hachette (8,4% delle azioni)» [CdS].
«Nuova disavventura giudiziaria per Diego Armando Maradona. Dopo quella sul giro di cocaina e ragazze squillo, l’asso argentino è attualmente coinvolto in un’altra inchiesta. I magistrati della Procura napoletana gli hanno spedito, nei giorni scorsi, un invito a comparire, un provvedimento simile al vecchio mandato di comparizione. L’ipotesi di reato è traffico di droga. Ad accusare Dieguito è un’ex guardia giurata che afferma di aver trasportato dall’Argentina a Napoli, su mandato di Guillermo Coppola (all’epoca manager del campione), un misterioso pacco in cambio di 25 milioni. “Mi dissero che conteneva giornali e riviste, ma io non li ho visti. Né ho mai saputo perché mi diedero tutti quei soldi”. Diversa la versione di Maradona: “C’erano davvero giornali dentro quel pacco. E ricordo che aprii l’involucro dinanzi a quell’uomo. Del compenso non so nulla: rivolgetevi a Coppola per capire come siano andate le cose”. Il sospetto dei magistrati è che in quella confezione si potesse celare un quantitativo di cocaina [D’Errico, CdS].
«Monsignor Marcel Lefebvre, capo dei tradizionalisti cattolici, è morto stamane all’ospedale di Martigny, in Svizzera. Aveva 85 anni. Nel 1988 era stato scomunicato dal Papa per aver ordinato quattro vescovi senza l’autorizzazione del Santo Padre. Per anni è stato protagonista di aspre polemiche con il Vaticano, soprattutto per le sue posizioni duramente contrarie alle riforme volute dal Concilio. Era nato a Toucoing, nella diocesi di Lilla, nel 1905, in una famiglia di industriali di quel Nord della Francia dove, più che in ogni altra regione, il conservatorismo è tenace. Ordinato sacerdote nel 1929, venne mandato – secondo i suoi desideri – come semplice missionario a Dakar, dove fu poi nominato vescovo nel 1947. Uomo di vasta cultura, attivissimo, era però elemento che creava sconcerto tra i missionari stessi per il modo di interpretare le direttive che arrivavano da Roma; per questo, già durante il pontificato di Pio XII, venne sollevato dall’incarico e ritrasferito in patria. Vide con disappunto l’elevazione al soglio di Giuseppe Roncalli, l’amato papa Giovanni XXIII. Ancora prima che si aprissero i lavori del Vaticano II, Lefebvre non mancò occasione per denunciare «il pericoloso indirizzo di rammodernamento» adottato dal nuovo pontefice, in ciò appoggiato anche dall’alto clero francese. Dopo il Concilio, si mostrò tenace avversario della nuova liturgia che abbandonava il latino, del nuovo criterio di gestione dei seminari, della decisione di vestire i sacerdoti non solo con la talare ma anche con gli abiti civili. Nel 1971 fondava ad Econe, in Svizzera, un seminario rigidamente tradizionalista, dove il latino era d’obbligo anche nei rapporti privati» [Sta].
Quaranta anni fa
Mercoledì 25 marzo 1981. Per la prima volta non saranno i secondini a incrociare le braccia bensì i dirigenti delle carceri. I direttori hanno fatto sapere che sabato non andranno al lavoro per protestare contro le condizioni di lavoro, il trattamento economico e contro la politica penitenziaria.
Cinquanta anni fa
Giovedì 25 marzo 1971. Vajont. Con la sentenza della Cassazione si conclude il processo per la strage del Vajont: Biadene e Sensidoni vengono riconosciuti colpevoli di un unico disastro: inondazione aggravata dalla previsione dell’evento compresa la frana e gli omicidi. Alberico Biadene viene condannato a 5 anni (di cui 3 condonati), Francesco Sensidoni a 3 anni e 8 mesi (di cui tre condonati); Dino Tonini viene assolto per non aver commesso il fatto. Tutti gli altri verdetti restano invariati [Paolini-Vacis 1997].
Dopo quindici giorni sarebbero scaduti i 7 anni e mezzo dall’avvenimento contestato e tutti i crimini sarebbero caduti in prescrizione.
«L’arrivo del maresciallo Tito per la sua visita di Stato in Italia è un evento che presenta un duplice aspetto. Il presidente Saragat, con una significante stretta di mano di quindici secondi, ha salutato oggi all’aeroporto il personaggio d’eccezione che con la sua eresia nazionale fu il primo a imprimere una svolta drammatica alla vicenda del comunismo mondiale. La Jugoslavia che egli incarna e che fu divisa così profondamente dall’Italia democratica nel primissimo dopoguerra, è divenuta, sotto la sua guida forte e spregiudicata, un paese estremamente sensibile agli sviluppi delle società aperte dell’Occidente europeo. Saragat, dandogli il benvenuto, non ha mancato di metterne in rilievo la straordinaria personalità di statista. L’altro aspetto della visita è storico. Tito si presenta non soltanto nella veste di rappresentante di un paese comunista originale e indipendente. Egli è il primo capo dello Stato jugoslavo, che nacque dalla dissoluzione dell’impero austro-ungarico e che ha ormai superato il mezzo secolo di vita, a compiere una visita ufficiale nella vicina Italia» [CdS].
«La stampa di Pechino e di Hanoi ha celebrato oggi la completa vittoria delle forze comuniste sulle truppe sudvietnamite, che hanno completato la loro ritirata dal Laos, a un mese e mezzo dall’inizio delle operazioni. L’agenzia Nuova Cina definisce la campagna “un disastroso fallimento” per i governi di Washington e di Saigon e irride alla propaganda americana che cerca di “nascondere la verità sulla disfatta”: i risultati dell’intervento costituiscono, a suo parere, “uno schiaffo in faccia” al presidente Nixon. I giornali del Nord-Vietnam sono usciti in edizione speciale, con grandi titoli in rosso e articoli riboccanti di soddisfazione. L’organo ufficiale Nhan Dan afferma che la campagna nel Laos “è una pietra miliare nella storia della lotta comune dei popoli indocinesi… la cui importanza va aldilà dei limiti spaziali e temporali dell’operazione… Le forze rivoluzionarie hanno accettato la sfida americana, che è terminata in un fallimento umiliante”» [CdS].
«Fidel ha scomunicato tutti noi scrittori che gli abbiamo scritto chiedendogli chiarimenti sull’arresto del poeta Padilla […] Continuo a credere nel buono della rivoluzione cubana, opponendomi ai suoi aspetti negativi» [Gabriel García Márquez, in una lettera a Cortázar].
Sessanta anni fa
Sabato 25 marzo 1961. «Anche oggi l’attività delle forze comuniste del Pathet Lao è proseguita intensa sui vari fronti di combattimento. Benché siano mancati successi di grande rilievo strategico è certo che la penetrazione dei guerriglieri rossi verso le posizioni governative continua […]. È evidente che i reparti del Pathet Lao cercano di avvantaggiarsi al massimo sul piano della conquista territoriale, nella eventualità che il fronte venga congelato da un accordo politico fra le grandi potenze: più avanti saranno in quel momento, e maggiori rivendicazioni sul piano politico potranno avanzare» [CdS].
Il presidente Gronchi, durante un discorso alla Camere riunite in occasione del centenario dell’unità d’Italia, torna sul suo interventismo: «Spetta a me dire queste cose? Forse qualcuno ancora sorgerà a parlare di esorbitanza delle funzioni costituzionali di un Capo dello Stato. Ma io credo in coscienza che spetti a questo più per dovere che per diritto il segnare indirizzi e orientamenti quando lo ritenga essenziale agli interessi della Nazione. E con ciò nessun tentativo di sovrapporsi o di sostituirsi al Parlamento o all’Esecutivo ai quali resta integra e rispettata la libera responsabilità di accogliere o non questi orientamenti».
Viene inaugurata la nuova sede dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli a Milano, in via Romagnosi 3. L’inaugurazione avviene alla presenza del ministro della Pubblica Istruzione Giacinto Bosco e di numerosi studiosi italiani e stranieri.
Ottanta anni fa
Martedì 25 marzo 1941. Il Regno di Jugoslavia entra a fare parte dell’Asse e dichiara guerra alla Gran Bretagna. A Vienna, presente il suo ministro degli Esteri Cinkar Markovič, il presidente del Consiglio jugoslavo Dragisa Cvetkovič firma il trattato di adesione del suo paese al Patto Tripartito [Salmaggi e Pallavisini]. Anche la Bulgaria aderisce al Patto Tripartito.
Nella notte sei “barchini” esplosivi appartenenti al reparto speciale della marina italiana denominato X MAS partono dalla base di Lero, nell’Egeo, al comando del tenente di vascello Luigi Faggioni in direzione di Creta.
Cento anni fa
Venerdì 25 marzo 1921. Sanguinosa inaugurazione del fascio di San Giovanni in Persiceto (Bo). Un’automobile carica di fascisti si blocca dinanzi al caffè Martini per punire un gruppo di avventori che avevano commentato negativamente il passaggio del veicolo. Ucciso l’operaio Pirro Mocci [Franzinelli1].
Centodieci anni fa
Sabato 25 marzo 1911. Incendio a New York. Alle 16.40 nella fabbrica di camice Triangle Waist, un palazzone di Washington Place nel quale lavorano sottopagata cinquecento ragazze tra i 15 e i 25 anni e un centinaio di uomini, scoppia un incendio. Alcune donne riescono a scappare dalla scala anti incendio ma presto questa, sotto il peso di tante disperate, crolla. «“La folla da sotto urlava: ‘Non saltare!’, scrisse il New York Times. ‘Ma le alternative erano solo due: saltare o morire bruciati. E hanno cominciato a cadere i corpi’. Tanti che ‘i pompieri non potevano avvicinarsi con i mezzi perché nella strada c’erano mucchi di cadaveri’. ‘Qualcuno pensò di tendere delle reti per raccogliere i corpi che cadevano dall’alto’, scrisse il Daily, ‘ma queste furono subito strappate dalla violenza di questa macabra grandinata. In pochi istanti sul pavimento caddero in piramide orrenda cadaveri di trenta o quaranta impiegate alla confezione delle camicie’. ‘A una finestra del nono piano vedemmo apparire un uomo e una donna. Ella baciò l’uomo che poi la lanciò nel vuoto e la seguì immediatamente’. ‘Due bambine, due sorelle, precipitarono prese per la mano; vennero separate durante il volo ma raggiunsero il pavimento nello stesso istante, entrambe morte”» [Stella, Cds]. Delle 146 vittime, 39 erano italiane, immigrate.
A Mosca la seduta odierna della Duma è durata esattamente due minuti. Il presidente, dopo aver pregato i deputati di alzarsi in piedi, con voce tremante e piena di emozione ha letto l’ukase imperiale. L’assemblea si disciolse, quindi, in un silenzio funebre, che è stato rotto soltanto nei corridoi.
Nei giorni scorsi, dopo che il Consiglio imperiale aveva respinto lo Zemstvo – un sistema di autogoverno locale –, il primo ministro Stolypin aveva presentato le sue dimissioni, respinte dallo zar Nicola II.
Centoventi anni fa
Lunedì 25 marzo 1901. L’onorevole Zanardelli rilascia un’intervista al New York Herald: «È passato il tempo in cui il Ministero italiano agiva come obbediente servitore di Berlino. L’esperienze degli ultimi venti anni dimostrarono quanto pochi positivi vantaggi e molti negativi può l’Italia ricavare dalla Triplice. Fra i negativi havvi l’inimicizia colla Francia».
A Nizza la Mercedes 35 Hp vince per la prima volta una gara automobilistica.
Centoquaranta anni fa
Venerdì 25 marzo 1881. A Nizza i morti dell’incendio del teatro sono finora 70, per la maggior parte operai nizzardi e italiani (vedi 23 marzo 1881 e 29 marzo 1881) (Comandini).
Centosessanta anni fa
Lunedì 25 marzo 1861. Alla Camera Audinot svolge la sua interpellanza sulla «questione di Roma» chiedendo se non sia oramai tempo di proclamare Roma capitale d’Italia. Il conte di Cavour pronunzia memorabile discorso: «[…] Mi sia lecito il ricordarvi che l’attuale questione è forse la più grave, la più importante che sia stata mai sottoposta ad un Parlamento di libero popolo. La questione di Roma non è soltanto di vitale importanza per l’Italia, ma è una quistione la cui influenza deve estendersi a 200 milioni di cattolici sparsi su tutta la superficie del globo; è una quistione la cui soluzione non deve solo avere un’influenza politica, ma deve esercitarne altresì una immensa sul mondo morale e religioso […]. / L’Italia ha ancor molto da fare per costituirsi in modo definitivo, per isciogliere tutti i gravi problemi che la sua unificazione suscita, per abbattere tutti gli ostacoli che antiche istituzioni, tradizioni secolari oppongono a questa grande impresa […]. Ma, finché la questione della capitale non sarà definita, vi sarà sempre motivo di dispareri e di discordie fra le varie parti d’Italia. […] La scelta della capitale è determinata da grandi ragioni morali. È il sentimento dei popoli quello che decide le questioni ad essa relative. / Ora, o signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato. Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato. […] Convinto di questa verità, io mi credo in obbligo di proclamarlo nel modo più solenne davanti a voi, davanti alla nazione, e mi tengo in obbligo di fare in questa circostanza appello al patriottismo di tutti i cittadini d’Italia e dei rappresentanti delle più illustri sue città, onde cessi ogni discussione in proposito, affinché noi possiamo dichiarare all’Europa, affinché chi ha l’onore di rappresentare questo paese a fronte delle estere potenze possa dire: la necessità di aver Roma per capitale è riconosciuta e proclamata dall’intiera nazione […]». Cavour dice tra l’altro: «Io credo di avere qualche titolo a poter fare quest’appello a coloro che, per ragioni che io rispetto, dissentissero da me su questo punto; giacché, o signori, non volendo fare innanzi a voi sfoggio di spartani sentimenti, io lo dico schiettamente: sarà per me un gran dolore il dover dichiarare alla mia città natia che essa deve rinunciare risolutamente, definitivamente ad ogni speranza di conservare nel suo seno la sede del Governo (Approvazione). Sì, o signori, per quanto personalmente mi concerne, gli è con dolore che io vado a Roma. Avendo io indole poco artistica (Si ride), sono persuaso che, in mezzo ai più splendidi monumenti di Roma antica e di Roma moderna, io rimpiangerò le severe e poco poetiche vie della mia terra natale».
Da Parigi fa discutere un’ipotesi di mediazione, suggerita dal principe Luigi Gerolamo Napoleone, genero di Re Vittorio Emanuele. Propone di «dare al Papa in tutta proprietà la città Leonina, sulla sponda destra del Tevere con rendite sufficienti, mentre la sponda su cui sorge la massima parte della città di Roma sarebbe restituita all’Italia». È in linea di massima l’assetto che formalizzerà il Concordato nel 1929, ma nei giorni risorgimentali l’ipotesi non è considerata accettabile da nessuno [Lupo, Sta].
Per tutta risposta Pio IX scomunica Cavour e gli autori o promotori “dell’attentato commesso contro la Santa Sede”
A Roma Pio IX oggi percorre a piedi il passeggio del Pincio in mezzo al pubblico (Comandini).
L’ambasciatore di Grammont a Roma è autorizzato telegraficamente da Parigi a trattare per l’acquisto da parte dell’imperatore Napoleone III dei beni farnesiani di Francesco II in Roma e provincia (Comandini).
Nella zecca pontificia a Roma si sta coniando la medaglia decretata da Francesco II per ricordo ai difensori di Gaeta. I conii sono stati incisi dagli artisti della zecca Bianchi e Zaccagnini (Comandini)
Centottanta anni fa
Giovedì 25 marzo 1841. I Whig tentano di annullare la nomina di John Chambers come governatore dell’Iowa a favore dell’amico di Webster, il militare nonché politicante James Wilson del New Hampshire; tuttavia quando Webster prova a prendere una tale decisione, il presidente Harrison gli chiede di leggere ad alta voce una sua nota appena scritta a mano «William Henry Harrison, Presidente degli Stati Uniti, vi dice, signori che, per Dio, John Chambers sarà il governatore dell’Iowa perché così ho deciso io!».
Centonovanta anni fa
Venerdì 25 marzo 1831. «Il generale Zucchi si dirige, con le truppe divise in due colonne, verso Rimini. Qui avendo avviato la maggior parte dei soldati a Fano e a Senigallia, si vede costretto a battere in ritirata, con appena millecinquecento soldati che compongono la sua retroguardia, un disuguale combattimento contro il generale Mengen che, alla testa di cinquemila uomini, avanguardia del corpo del generale Geppert, incalza gl’italiani».
Quattro giorni prima, il generale Frimont aveva occupato, senza incontrare ostacoli, Bologna e ne affidava il governo al Cardinale Opizzoni.
Duecento anni fa
Domenica 25 marzo 1821. In Grecia, inizia la guerra d’indipendenza dagli ottomanni che occupano il suolo da ormai quattro secoli. A dare il via al conflitto il vescovo di Patrasso Germanos che ha issato la bandiera greca sul monastero di Aghias Lavras, a Kalàvrita nel Peloponneso.