VENERDì 12 MARZO 2021

Clamoroso

Con tutte le penne Bic vendute dal 1950 a oggi si potrebbe tirare una riga dalla Terra alla Luna e ritorno per 320 mila volte [Balbi, Domani].

In prima pagina

• Oggi alle 11.30 si riunisce il Consiglio dei ministri per approvare il decreto Pasqua

• Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ha trovato un biglietto con scritto «ti uccido» sotto il tergicristallo della propria auto

• Danimarca, Norvegia e Islanda sospendono il vaccino di AstraZeneca dopo alcuni casi di trombosi. L’Ema e Ursula von der Leyen rassicurano: non ci sono nessi. In Italia ritirato un lotto dopo la morte sospetta di due militari subito dopo la vaccinazione

• Via libera dell’Ema al vaccino Johnson&Johnson

• Ieri i morti sono stati 373. Il tasso di positività sale al 6,9%, +365 ricoverati, +32 in terapia intensiva. Le persone vaccinate (due dosi) sono: 1.829.203 (il 3,07% della popolazione)

• A Firenze il primo caso di variante indiana, Galliani e Marotta sono ricoverati in ospedale, anche Elettra Lamborghini si è contagiata

• L’esercito israeliano ha raggiunto l’immunità di gregge, in Francia occupato l’80% delle terapie intensive

• Enrico Letta è tornato a Roma e oggi dovrebbe dire sì alla guida del Pd. Ed è arrivato l’endorsement di Zingaretti

• Il sindaco di Milano Beppe Sala aderisce ai Verdi Europei

• Gianni Morandi si è ustionato mentre bruciava delle sterpaglie nel giardino della sua villa, ora è ricoverato a Cesena

• Minacce e insulti online a Mattarella: decine di perquisizioni in tutta Italia. La Procura di Roma ipotizza il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato

• Fabrizio Corona, costretto a tornare in carcere, attacca i magistrati sui social e si cosparge il volto di sangue

• La Francia scossa per il caso di Alisha, uccisa a 14 anni dai compagni di classe per invidia

• Parla anche il principe William: «Non siamo una famiglia razzista, chiamerò Harry»

• La giunta militare birmana ha accusato Aung San Suu Kyi di aver accettato un pagamento illecito di 600mila dollari e 11 chili d’oro

• I cinesi hanno deciso che i candidati alle elezioni di Hong Kong dovranno essere “patrioti” secondo gli standard della Repubblica popolare cinese

• Lunedì 22 marzo in Italia ci sarà uno sciopero di tutta la filiera di distribuzione di Amazon

• Totò Antibo, leggenda dell’atletica italiana, è in terapia intensiva per un’embolia polmonare

• Indagine bis per la morte di Astori: chiesto il giudizio per tre medici

• Maradona batte il fisco italiano: non ha evaso. Gli eredi potranno fare causa allo Stato

• Il fondo britannico Cvc ha acquistato il 14% del Sei Nazioni di rugby per oltre 350 milioni di euro

• America’s Cup. Luna Rossa-New Zealand 1-1. Nonostante il pareggio, Luna Rossa ha scritto la storia dello sport italiano

Titoli

Corriere della Sera: Europa, tensioni su AstraZeneca

la Repubblica: AstraZeneca, paura in Europa

La Stampa: Da lunedì in zona rossa due italiani su tre

Il Sole 24 Ore: L’Italia ha speso solo il 48% dei fondi Ue

Avvenire: Fragili e familiari / sui vaccini si cambia

Il Messaggero: Nuovo picco, Lazio in rosso

Il Giornale: Subito i soldi sul conto / Vaccini, c’è la norma anti-furbetti

Qn: Bufera AstraZeneca, scattano i ritiri

Il Fatto: 12 mila salta-fila nel mirino dei Nas

Libero: Chiudono tutto e aprono al virus

La Verità: Scoppia il caso AstraZeneca

Il Mattino: AstraZeneca, le dosi ritirate

il Quotidiano del Sud: Diamo il vaccino anche all’economia

il manifesto: Serrata a domicilio

Domani: Vaccino AstraZeneca / Non facciamo / prendere dal panico

Delitti e suicidi

«“Non è lui, non è mio figlio, non può averla ammazzata così, stava sempre in camera sua”: parla con un sussurro spezzato da singhiozzi secchi la madre del ragazzo. I giornali francesi non hanno pubblicato nemmeno le iniziali, scrivono da tre giorni le garçon, per raccontare quello che è successo lunedì pomeriggio a Argenteuil, grosso comune della banlieue nord di Parigi, sulle rive di una larga ansa della Senna. È nella Senna, sotto il ponte dell’autostrada A15, che il corpo di Alisha, 14 anni, è stato trovato lunedì sera dalla polizia. Ad avvertire gli agenti è stata la madre del garçon: se l’è visto arrivare a casa con la fidanzata, la fille, 15 anni anche lei, alla fine del pomeriggio. Le ha raccontato che aveva picchiato Alisha, e che l’avevano buttata nel fiume. Lei è corsa lì, sugli argini, ha trovato un cappello, un ciuffo di capelli, è andata in commissariato. Il corpo della ragazzina era rimasto vicino, risparmiato dalla corrente. Sul volto, la testa e sulla schiena i segni delle botte […] Alisha è stata uccisa per futili motivi ha detto il procuratore di Pontoise, Eric Corbaux. Il ragazzo, la ragazza e Alisha erano compagni di classe, tutti e tre nella sezione B dell’ultimo anno (in Francia sono quattro) della Scuola media Cognaq Jay di Argenteuil. Prepara a entrare al vicino Istituto di Avviamento professionale. I tre si erano conosciuti a settembre. Il ragazzo era stato per un paio di settimane con Alisha, poi si erano lasciati e si era messo con la migliore amica di lei, la ragazza. Le due erano rimaste per un po’ ancora amiche, ma a lui non piaceva. Erano cominciate le scenate, le liti, le gelosie, le parole sbagliate, “hai parlato male di mio padre”, “ti vesti malissimo”. L’invidia anche: Alisha che va bene, gli altri che fanno solo assenze. A febbraio lui aveva inviato sul gruppo Snapchat della classe una foto di Alisha in biancheria intima. Erano seguite le denunce dei genitori, la sospensione per il ragazzo e anche per la ragazza. I due avrebbero dovuto passare davanti al consiglio di disciplina il 9 marzo, martedì, ma erano già in carcere. Ieri l’accusa: omicidio premeditato. Rischiano fino a 30 anni» [Pierantozzi, Mess].

PRIMA PAGINA

«Quando uno è miliardario,
gli manca sempre pochissimo
per essere un genio»
Fortebraccio

Le cose vanno male

«Come un anno fa, come a novembre, tutti gli indici del contagio sono in inequivocabile e rapida crescita. Oggi, come ogni venerdì, sarà ufficializzato il monitoraggio settimanale dell’Iss, ma molti presidenti di regione hanno già diffuso ieri i dati relativi al proprio territori. Oggi alle 9.30 il tavolo decisivo tra i ministri Speranza e Gelmini con i vertici delle Regioni: tutto lascia presagire che da lunedì 15 marzo gran parte d’Italia si colorerà di rosso. Alle 11.30 si terrà invece il Consiglio dei ministri per tradurre in un decreto legge le misure per Pasqua e per i weekend delle (poche) regioni rimaste gialle» [Caselli e Zanca, Fatto].

Il capo del Cts minacciato di morte

Agostino Miozzo, 67 anni, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ha trovato un biglietto con scritto «ti uccido» sotto il tergicristallo della propria auto. Il caso è stato subito denunciato alla Digos.

Da mesi Miozzi riceve centinaia di mail con messaggi minacciosi.

Psicosi AstraZeneca

Danimarca, Norvegia e Islanda hanno sospeso per 14 giorni in via precauzionale l’utilizzo del vaccino di AstraZeneca, in attesa di avere informazioni più chiare su problemi circolatori riscontrati in alcune persone da poco vaccinate con il lotto Abv5300. Già nei giorni scorsi, l’Austria aveva annunciato di avere interrotto l’utilizzo dello stesso lotto del vaccino (ogni lotto è costituito da un milione di dosi), sempre per alcuni casi di trombosi da approfondire.

Due le vittime segnalate finora, una donna di 60 anni in Danimarca e una persona in Austria.

Ogni lotto del vaccino di AstraZeneca è costituito da un milione di dosi. Il lotto in questione era stato distribuito in 17 paesi europei, ma non in Italia.

L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha diffuso un comunicato per indicare l’assenza di elementi per sostenere che la causa delle trombosi fosse il vaccino. L’Ema ritiene che «i benefici del vaccino continuano a superare i rischi e la sua somministrazione può continuare, mentre proseguono le indagini sulle trombosi».

In via precauzionale, anche l’Agenzia Italiana del Farmaco ha disposto un divieto di utilizzo sul lotto Abv 2856 del vaccino di AstraZeneca. Una sospensione «in via precauzionale» per alcuni «eventi avversi gravi». Tra questi, ci sono certamente due casi segnalati nelle ultime ore in Sicilia e che riguardano un sottufficiale della Marina e un ispettore della Polizia di Stato, morti nei giorni scorsi.

«Per il sottufficiale della Marina, Stefano Paternò, 43 anni, la procura di Siracusa ha già aperto un’inchiesta e indagato 10 persone, dopo l’esposto dei familiari e ha già disposto l’autopsia che verrà eseguita nelle prossime ore. La procura ha anche disposto il sequestro del lotto, migliaia di fiale, in tutta Italia. Il militare, che viveva con la famiglia a Misterbianco, alle porte di Catania, è morto per arresto cardiaco in casa sua appena 12 ore dopo la somministrazione del vaccino, avvenuta lunedì fa all’ospedale militare di Augusta» [Albanese, Sta].

Un fascicolo al momento senza indagati in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo è stato invece aperto dalla procura di Catania. Riguarda la morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania, deceduto 12 giorni fa. Villa due settimane prima del decesso era stato sottoposto al vaccino AstraZeneca. Al poliziotto era stata somministrata una dose proveniente dallo stesso lotto (Abv 2856).

«Non è ancora noto quanti vaccini siano rimasti in uso del lotto Abv 2856. I Carabinieri Nas fanno sapere che devono ancora calcolare il numero di fiale residuo, il cui uso verrà ora bloccato» [Dusi, Rep].

Mario Draghi ha avuto un colloquio telefonico con la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen. Dalla conversazione, secondo quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi, è emerso che «non c’è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi registrati in Europa e la somministrazione del vaccino Astrazeneca».

I governi di Francia, Germania e Spagna hanno fatto sapere che, al momento, non esiste alcun motivo per sospendere l’inoculazione del vaccino AstraZeneca. E il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha garantito che il siero è «sicuro ed efficace».

«Presi d’assalto, dal primo pomeriggio, i centralini delle Asl, i telefoni dei medici di base, i numeri verdi degli hub regionali dove la campagna vaccinale avrebbe dovuto accelerare. “Chiamano pazienti fragili — dice Antonio, operatore di Torino — chiedono di essere rassicurati. La gente adesso vuole sapere se vaccinarsi è un rischio oppure no, se può ricevere Pfizer, o se può rifiutare AstraZeneca. Altri vogliono annullare gli appuntamenti e minacciano di non presentarsi. È il caos da piscosi: tutti gli sforzi per convincere i cittadini a mettere in sicurezza il Paese rischiano di essere bruciati”» [Visetti, Rep].

«L’effetto psicologico può essere devastante e per questo motivo il presidente del Consiglio Mario Draghi parlerà alla nazione oggi alle 15 dal Centro vaccini di Fiumicino» [Calapà e Margottini, Fatto].

L’Ema autorizza Johnson & Johnson

L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha raccomandato di autorizzare l’immissione in commercio del vaccino Janssen di Johnson & Johnson per persone dai 18 anni in su. A breve la Commissione Europea dovrebbe autorizzarne definitivamente l’utilizzo, rendendolo il quarto vaccino disponibile nell’Unione Europea dopo quelli di Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca. Il vaccino Janssen è l’unico che necessita di una sola dose. Secondo gli accordi Johnson & Johnson ne dovrebbe fornire all’Unione Europea 200 milioni di dosi entro la fine del 2021, a partire dal secondo trimestre.

La Bce rafforza il bazooka

Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso all’unanimità di accelerare significativamente l’acquisto di titoli pubblici e privati messi in atto con il Pandemic emergency purchase programme (Pepp).

«Lagarde ha parlato per la prima volta da un podio invece che seduta al tradizionale, lungo tavolo bianco. E ha letto il comunicato da un “gobbo” – come in tv – invece che chinata sui fogli, rendendo note anche le nuove stime sulla crescita. Quest’anno il Pil dell’Eurozona è previsto lievemente migliore rispetto alle stime di dicembre, al 4%, nel 2022 al 4,1% e l’anno successivo al 2,1%» [Mastrobuoni, Rep].

«Ondata di fiducia dai mercati dopo l’annuncio, con lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi che è sceso a 93,5 punti» [Rosana, Mess].

Il coronavirus in Italia

Persone vaccinate (due dosi): 1.829.203 (3,07% della popolazione)

Prime dosi (totali): 4.248.785 (7,32% della popolazione)

Attualmente positivi: 497.350

Deceduti: 101.184 (+373)

Dimessi/Guariti: 2.550.483 (+15.000)

Ricoverati: 26.106 (+397)

di cui in Terapia Intensiva: 2.859 (+32)

Tamponi: 43.606.758 (+372.217)

Totale casi: 3.149.017 (+25.673, +0,82%)

[YouTrend]

Sale ancora il tasso positività: martedì era al 5,7%, mercoledì al 6,2% e ieri al 6,9%.

Campania, Marche e Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e province autonome di Trento e Bolzano sono le aree colorate in rosso scuro nella mappa aggiornata del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie. La settimana scorsa le aree a più alta incidenza Covid in Italia erano solo le province autonome e l’Emilia-Romagna. Nel resto d’Europa la situazione continua a migliorare nella Penisola iberica, in Irlanda e Danimarca, mentre peggiora in Ungheria e nel nord della Polonia.

A Firenze si è registrato il primo caso di variante indiana del Covid. A oggi sono 347 i casi segnalati in Italia per questa variante e se ne contano solo qualche migliaio in tutto il mondo.

«Dopo aver disposto il coprifuoco alle 19, prima grande città in Italia, il sindaco di Bari Antonio Decaro ha chiuso anche giardini e parchi pubblici, la stessa misura adottata da Vincenzo De Luca per tutta la Campania» [Pirone, Mess].

«Dilaga da Nord a Sud il fenomeno dei cosiddetti “furbastri” dei vaccini, persone che hanno già ricevuto il siero anti Covid pur non avendo diritto alla priorità. Fin qui, sul territorio nazionale, i carabinieri del Nas hanno accertato quasi 600 casi. Ma da una riunione svolta due giorni fa presso la sede di Roma, è emerso che i militari hanno acquisito nelle ultime settimane un elenco con ben 12 mila nomi, legati a decine di segnalazioni provenienti da tutta Italia» [Bisbiglia, Fatto].

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, 50 anni, è risultato positivo al coronavirus.

Adriano Galliani, senatore di Forza Italia e amministratore delegato del Monza Calcio, 76 anni, è ricoverato per Covid. Anche l’amministratore delegato dell’Inter Beppe Marotta, 63 anni, positivo al virus dal 25 febbraio scorso, da qualche giorno è ricoverato all’Humanitas di Rozzano.

Elettra Lamborghini, 26 anni, ha annunciato con alcune storie Instagram di essersi contagiata e di aver iniziato la cura con l’eparina per combattere il virus. Ora dovrà per forza saltare le prime puntate de L’isola dei Famosi, dove avrebbe dovuto fare l’opinionista insieme a Iva Zanicchi.

Il coronavirus nel mondo

In seguito «al persistente ritardo in alcune consegne», la Commissione europea ha prolungato fino a fine giugno il funzionamento del meccanismo di autorizzazione dell’esportazione di dosi dei vaccini prodotti nel territorio dell’Unione europea. Il meccanismo sarebbe scaduto a fine marzo.

L’esercito israeliano, con l’81% dei suoi effettivi vaccinato o guarito dall’infezione, è il primo al mondo a raggiungere l’immunità di gregge.

La Germania ieri ha contato 14.356 nuovi contagi, mai così tanti dal 28 gennaio.

Ieri, a un anno di distanza dall’inizio dei lockdown, e a cinquanta giorni dal suo insediamento, Joe Biden ha tenuto il suo primo discorso alla nazione dopo quello dell’Inauguration day: «Stiamo vincendo la più grande sfida del nostro tempo, la battaglia contro la pandemia, perché il programma di vaccinazioni continua a migliorare». Ha garantito che tutti gli americani saranno vaccinati entro il primo maggio.

Negli Usa una app permette di prenotarsi per vaccinazioni last minute, per cui si viene chiamati se alcune dosi già scongelate avanzano, ad esempio perché non si presenta chi doveva riceverle. Il sistema, chiamato Dr B, è ancora sperimentale ma ha visto già l’adesione di oltre 500 mila persone.

In Brasile ci sono stati 2.289 morti e 79 mila nuovi casi solo nelle ultime 24 ore. Il Paese è allo sbando, almeno venti reparti di terapia intensiva sono al collasso, manca un piano nazionale anti-Covid e finora il presidente Bolsonaro si è rifiutato di varare misure restrittive valide su tutto il territorio federale, come il coprifuoco, il divieto di eventi pubblici e un limite orario ai servizi non essenziali.

Enrico Letta è arrivato a Roma

«Ieri il segretario in pectore è arrivato a Roma da Parigi, dicendo prima di salire sul taxi dall’aeroporto di Fiumicino: “La situazione del Pd? Venerdì parlerò anche di questo”. Quando annuncerà il suo sì a farsi eleggere numero uno del Nazareno. Qui a Roma, dove è sbarcato con l’aria da visiting professor e con in spalla una borsa della Business School dell’università di Bologna, ha parlato un po’ con tutti al telefono dalla sua abitazione sul lungotevere Testaccio e dalla sede dell’Arel a Sant’Andrea della Valle, il centro studi che fu fondato dal suo maestro Nino Andreatta e dove Letta ha partecipato a un webinar su temi di politica globale. Ha avuto anche contatti con i padri nobili del Pd e dell’Ulivo in questi frangenti. A chi lo ha intercettato sotto casa e gli ha detto “possiamo già chiamarla segretario?”, lui ha risposto: “Non ancora”» [Ajello, Mess].

Oggi l’ex premier dovrebbe sciogliere la riserva. Se dirà di sì, domenica l’assemblea nazionale del partito lo eleggerà segretario.

«È vero che Enrico Letta si è preso due giorni di tempo prima di pronunciare il fatidico sì, ma quelle 48 ore gli sono servite per parlare con tutti i big del Pd, incluso il leader di Base riformista Lorenzo Guerini, per assicurarsi il loro sì e una votazione pressoché unanime» [Meli, CdS].

«Una parte del Pd vorrebbe candidarlo a Siena, nel collegio lasciato vuoto da Padoan, dove circa un mese fa il Nazareno pensava di presentare Giuseppe Conte» [ibidem].

Nicola Zingaretti, con una lunga lettera aperta postata su Facebook, gli ha dichiarato il suo sostegno: «La sua forza e autorevolezza sono la migliore garanzia per un rilancio della nostra sfida di grande partito popolare, vicino alle persone e non alle polemiche».

«Enrico Letta è rientrato

in Italia dopo l’invito

a diventare il nuovo

segretario del Pd.

Imbarazzo nel partito:

intendevano Gianni Letta»

[Spinoza, Fatto].

Beppe Sala nei Verdi europei

Con un’intervista pubblicata da Rep stamattina il sindaco di Milano Beppe Sala, finora un indipendente nel campo del centrosinistra, annuncia: «Ho deciso, aderisco ai Verdi europei».

I 5 Stelle nella giunta del Lazio

«Si accelera sull’ingresso del M5S nella giunta regionale del Lazio guidata da Nicola Zingaretti. Già nel fine settimana, il segretario uscente del Pd potrebbe formalizzare la nuova squadra. Dovrebbero entrare la capogruppo M5S Roberta Lombardi con un assessorato alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale e la consigliera Valentina Corrado, con deleghe relative a Enti Locali, Turismo e Semplificazione Amministrativa» [Sta].

Le nuove nomine di Draghi

Draghi ha operato una girandola di cambi nei posti chiave della diplomazia italiana:

• Mariangela Zappia, già consigliera diplomatica sia di Renzi che di Gentiloni, guiderà l’ambasciata a Washington

• Armando Varricchio, attuale ambasciatore in America, va a Berlino

• Piero Benassi, già consigliere diplomatico del premier Conte, va alla rappresentanza a Bruxelles

• Maurizio Massari, ora rappresentante a Bruxelles, dopo una tappa obbligata a Roma, per aver ricoperto per oltre otto anni una sede all’estero, andrà alle Nazioni Unite

• Luigi Benedetti andrà a Tokio

• «Le altre nomine passate in Cdm prevedono Alfonso Di Riso a Erevan (Armenia), Stefano Dejak a Bamako (Mali) ed Emilia Gatto a Niamey (Niger)» [CdS].

«Intanto si arricchisce la squadra dei consiglieri di Mario Draghi. Fra questi oltre all’economista Francesco Giavazzi, sono in fase di nomina anche Alessandro Aresu, di formazione filosofo, oggi consigliere scientifico della rivista Limes e direttore degli investimenti Deep Tech della fondazione Enea Tech (in aspettativa dal primo marzo). Un posto a Palazzo Chigi lo avrà anche Serena Sileoni, costituzionalista all’Università Orsola Benincasa di Napoli. Accanto a Mario Draghi anche Marco D’Alberti, allievo di Massimo Severo Giannini, docente esperto di diritto amministrativo comparato. Ha insegnato a Yale, Harvard e Cambridge. Avrà il compito di supportare l’azione di semplificazione normativa anche importando le best practices di altri Paesi. Un ruolo vicino al presidente del Consiglio, sempre come consigliera, lo avrà la fisica Simona Genovese, già consigliera del gabinetto di Paolo Gentiloni ed ex capo della segreteria tecnica dell’ex sottosegretario all’editoria Andrea Martella» [CdS].

Inoltre: la campionessa di scherma Valentina Vezzali, 47 anni, 16 ori mondiali, 13 europei, 3 alle Olimpiadi, già deputata con Monti e poi con il gruppo Misto dal 2013 al 2018, sarà nominata oggi sottosegretario allo sport.

«Draghi scova la sottosegretaria allo Sport che fa contento Malagò: è Valentina Vezzali, berlusconiana e poi montiana. Perfetta per un governo di centrodestra» [Fatto].

C’era una volta

Dieci anni fa

Domenica 13 marzo 2011. Caso Yara. Sui guanti trovati in tasca a Yara e sulla batteria del telefonino sono state trovate tracce di dna maschile. L’individuo che ha lasciato la sua impronta biologica non è una delle persone interrogate in questi mesi né tra quelli che hanno precedenti specifici per reati sessuali.

Terremoto in Giappone. «Ragionando sui numeri che le agenzie hanno fornito ieri, si capisce che i morti del terremoto giapponese potrebbero anche essere diecimila. Con i quattrocento cadaveri trovati nella città di Rikuzentakata (prefettura di Iwate) i duecento corpi rinvenuti nelle scuole di Iwanuma e Natori, più le 784 persone di cui non si hanno notizia, le vittime potrebbero già essere 1.600 (stima dell’agenzia Kyodo). E tuttavia che fine hanno fatto i 9.500 di Minamisanriku, una piccola città di 17 mila abitanti, la metà dei quali è scomparsa? Il Giappone è stato poi tormentato per tutta la notte da scosse d’assestamento, alcune delle quali di notevole potenza, tra i 6 e i 7 gradi della scala Richter. A Niigata forse la scossa più forte, di 6,7 gradi. Le altre voci del bilancio sono altrettanto provvisorie e altrettanto drammatiche: gli incendi e il resto hanno disintegrato 3.400 case, cinque milioni e mezzo di abitazioni non hanno elettricità, 600 mila famiglie sono senza acqua corrente. La Tokyo Electric Power (Tepco) ha fatto sapere ufficialmente che il rischio di un black-out elettrico a Tokyo è concreto, a causa dei danni alla centrale nucleare di Fukushima. I giapponesi sono stati invitati a non sprecare energia, indicazione a cui si atterranno sicuramente con la solita disciplina» [Dell’Arti, Gazzetta dello Sport].

A Fukushima si teme il disastro nucleare. «Nella centrale nucleare c’è stata un’esplosione alle 7.36 del mattino: per la prima volta nella storia, le autorità hanno proclamato l’emergenza nucleare e disposto l’evacuazione di 10 milioni di persone che vivono in un raggio di venti chilometri dal primo reattore, quello interessato dall’incidente. Si è proceduto al raffreddamento utilizzando anche acqua di mare. La Tepco ha fatto sapere che il contenitore non ha subito danni e che le radiazioni nell’area sono in diminuzione. Però almeno tre persone risultano contaminate: sono uomini che stavano lì presso in attesa dei soccorsi. Il timore che il nucleo di questo reattore fonda, rischio che sarebbe dimostrato dalla presenza nella zona di cesio radioattivo, è palpabile» [ibid.].

L’incidente di Fukushima sarebbe di livello 4, in una scala che va da 1 a 7. 7 era Chernobyl (1986).

Silvio Berlusconi ordina un bonifico da 10mila euro in favore dell’ex meteorina Alessandra Sorcinelli.

Matteo Renzi lascia la casa di Firenze in via Malenchini 1 per stabilirsi nell’appartamento di via degli Alfani 8, pagato dall’amico Marco Carrai [Vecchi, Fatto].

Venti anni fa

Martedì 13 marzo 2001. Muore a Naples (Florida) lo scrittore Robert Ludlum. Aveva 73 anni. Era solito scrivere le sue spy stories esclusivamente a mano, su blocchi di carta gialla, affidandosi alla moglie per tagli e correzioni e alla sua segretaria per la ribattuta al computer.

«“Non c’è niente di magico nella mia scrittura. A me piace raccontare storie”, diceva quando contava i 230 milioni di copie di libri venduti nel mondo. Simpatico e insopportabile, parlandone da vivo e da morto. Simpatico perché, tolto qualche guizzo fuori luogo (‘non piaccio ai critici come Dickens”), sapeva bene che cos’è letteratura d’intrattenimento: “Immaginare, sognare, fino al punto che vedi la realtà spalmarsi sulle tue fantasie”. Gli va dato atto che la realtà e la sua fantasia si sono incontrate, che ha fatto centro sempre. […] Reduce dal Pacifico nella guerra contro i giapponesi – si improvvisò voce radiofonica e televisiva, si imprestò alle pubblicità, si insinuò nella politica come attivista. Si buttò nel teatro, attore e regista e poi chissà. Si laureò in Scienze politiche: E poi vedremo. E poi vedremo, appunto. Nel 1971 spuntò quel libro, L’eredità Scarlatti, storia dell’esponente di un alto comando tedesco disposto a rivelare ai servizi segreti degli Stati Uniti informazioni tali da far finire, consumarsi da sé la terza guerra mondiale. Un successo in tutto il mondo. La spy story di Ludlum non ha battute d’arresto. Arrivano Il circolo MatareseI guardiani dell’ApocalisseIl dossier MatlockIl mosaico di ParsifalAquitania , L’agenda Icaro e, con un successo straordinario, Il ritorno dello sciacallo. Anche il cinema attingeva da Ludlum, ma con un’attenzione colta, non casuale, non a effetto. Tant’è che fu Sam Peckimpah, nel 1983, a prendere Striscia di cuoio e a farne un film in cui Cia e Kgb si aggrovigliano in storie personali, non si capisce più se è la struttura a divorare gli uomini o se sono gli uomini a usare la struttura per devastare le vite dei rivali. […] E non gli si può negare di aver sempre guardato avanti. Ludlum, Le Carré, Clancy. I nomi sempre uniti, termometri di successo. Con loro, per un altro versante, Stephen King. Ludlum non si misura con le cifre, con i dati, se ha una staffilata da lanciare la riserva ai critici: “Per ogni sei che ti amano ce n’è almeno una dozzina che ti disprezza”. Non ci insiste più di tanto, ma gli pesa questa forbice fra giudizio di merito e vendite, come se le vendite non risarcissero del tutto l’impegno, la fatica, la costruzione narrativa figlie degli anni di teatro. E di un calcolo che non è di per sé vergogna» [Neirotti, Sta].

Venticinque anni fa

Mercoledì 13 marzo 1996. Thomas Watt Hamilton, un uomo di 43 anni, armato di quattro pistole entra in una scuola elementare di Dunblane, in Scozia, e spara all’impazzata uccidendo 16 bambini e un’insegnante. Circondato dalla polizia, si suicida.

«Thomas Watt Hamilton covava l’idea di vendicarsi dal 1975, anno in cui, ventunenne, fu cacciato dalla Stirling Scout Group, dov’era capo scout, per il sospetto di “attenzioni particolari” nei confronti dei bambini» [Wikipedia].

Muore a Varsavia Krzysztof Kieślowski. Il regista polacco è stato sottoposto ieri a un intervento chirurgico per l’inserimento di un by-pass. L’operazione è perfettamente riuscita ma oggi Kieślowski è stato colto da un infarto. Era stato ricoverato d’urgenza nell’agosto scorso per problemi cardiaci nell’ospedale di Varsavia. Aveva 55 anni.

Rivelatosi all’attenzione internazionale grazie al monumentale film in dieci parti Dekalog (1989; Decalogo), realizzò in Francia la trilogia Trois couleursbleu (1993; Tre colori ‒ Film blu), Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, Trois couleurs: blanc (1994; Tre colori ‒ Film bianco), Orso d’argento al Festival di Berlino, Trois couleurs: rouge (1994; Tre colori ‒ Film rosso), trilogia che lo ha fatto riconoscere come l’ultimo, grande interprete di un cinema d’impegno morale, al cui centro è l’indagine sul ruolo del caso nella vita, in un orizzonte laicamente rivolto alla trascendenza.

Trenta anni fa

Mercoledì 13 marzo 1991. Il giudice Giovanni Falcone prende servizio al ministero di via Arenula. Da oggi dirige gli Affari Penali. A Roma abita in un appartamento di via Santo Stefano del Cacco messo a sua disposizione dal ministero dell’Interno. Al piano di sopra vivono Nicola Calipari, funzionario del Sisde, e sua moglie Rosa Maria Villecco.

Giovanni Falcone accetta l’invito di Paolo Mieli e raccoglie l’eredità di Norberto Bobbio: scrivere per La Stampa. Impose però una condizione: che ogni articolo nascesse da una conversazione tra lui, «tecnico», come amava definirsi, e due giornalisti incaricati di tenerlo agganciato all’attualità. I due prescelti erano Francesco La Licata, grande esperto di mafia, abituato a un’intesa parsimoniosa, a volte anche solo di sguardi, e Marcello Sorgi, chiamato a coordinare questo strano trio: «Di solito l’appuntamento era al martedì. Ci vedevamo all’Eden, il grande albergo romano alle spalle di via Veneto con una terrazza affacciata sulla maestosità di Roma. A Roma Falcone era solito prendere il gelato da Giolitti, fare passeggiate a Campo de’ Fiori, mangiare la carbonara a Trastevere».

Massimo D’Alema è da oggi iscritto all’Albo dei giornalisti [Salvaggiulo, Il Peggiore].

Esteri. In Egitto entra in vigore la legge 7 che autorizza le Forze armate ad acquisire tutte le terre pubbliche di cui hanno bisogno motivando l’operazione come d’interesse per la difesa nazionale.

Cinquanta anni fa

Sabato 13 marzo 1971. «Nuova audace impresa della malavita a Milano. Tre banditi armati hanno fatto irruzione alle 20, pochi istanti prima della chiusura, in una gioielleria di via Bergamo, a Porta Vittoria. Sequestrati nel laboratorio del negozio la titolare, la figlioletta di questa (di sei anni) e un operaio orafo, hanno minacciato l’incolumità della bimba se fossero stati impediti nella razzia. Per sette minuti hanno saccheggiato sistematicamente il laboratorio, e quindi sono fuggiti in auto con un bottino di oltre quaranta milioni di lire» [CdS].

Trionfo mondiale per lo sci italiano. Gustavo Thoeni ha vinto la Coppa del mondo con un giorno di anticipo. Lo sciatore azzurro si è piazzato al quinto posto nello slalom gigante ad Are in Svezia ed in classifica è ormai irraggiungibile per il francese Duvillard, suo diretto rivale.

Sessanta anni fa

Lunedì 13 marzo 1961. «L’avvocato Adrio Casati, che sabato sera era stato eletto presidente della Giunta provinciale di Milano, è arrivato oggi a Roma e stasera, in piazza del Gesù, ha avuto un colloquio con il segretario della Dc Moro. Era stato reso noto il testo del telegramma inviatogli da Moro fin da sabato sera: “Direzione centrale, nella seduta di stamane, ha deciso che il candidato democristiano per la carica di presidente dell’Amministrazione provinciale di Milano, se eletto, debba declinare il mandato” […] Casati ha accolto l’invito della Segreteria a dimettersi, e con Moro si è discusso un po’ anche sulle modalità con cui uscire dalla attuale situazione» [CdS].

Settanta anni fa

Martedì 13 marzo 1951. «L’Inghilterra ha confermato pienamente la dichiarazione del ‘48, che esprime il proposito delle tre Potenze occidentali di restituire il territorio di Trieste all’Italia. Ecco la notizia del giorno» [CdS].

«Alla una meno un quarto il Presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri sono stati ricevuti da Re Giorgio VI, a Buekingham Palace. Oggi è il giorno delle debutantes, ossia della presentazione a Corte delle ragazze della società inglese. Poco dopo l’incontro con i nostri ministri, il Re e la Regina hanno ricevuto, con grande solennità, in uno dei saloni del palazzo, l’omaggio e la riverenza di prammatica di 330 ragazze».

Ottanta anni fa

Giovedì 13 marzo 1941. «Il Führer è giunto improvvisamente a Linz per assistere alla solenne commemorazione del terzo anniversario della creazione del Grande Reich, entusiasticamente acclamato dalla folla che si era andata ammassando, appena si seppe dell’arrivo. Il Führer ha parlato in una grande sala della stazione sud, ricordando la data che vide il grande evento dell’unione di tutto il popolo germanico, ora più che mai compatto intorno al suo formidabile esercito. Il Führer ha accennato quindi alla decisione che anima il partito nazionalsocialista ed ha ricordato, spesso interrotto da lunghe acclamazioni, il senso e gli scopi della presente lotta, affermando che, con la proclamazione del Grande Reich tedesco, sono state definitivamente infrante le catene del trattato di Versaglia, e la Germania ha conseguito una serie di vittorie politiche e militari» [CdS].

Cento anni fa

Domenica 13 marzo 1921. Squadristi provenienti da Modena, Ferrara e Verona compiono un’operazione in grande stile a Poggio Rusc. Assalita la Camera del lavoro, percuotono una trentina di socialisti, costringono alle dimissioni i consiglieri comunali e bandiscono dal paese il sindaco. Devastate le sedi delle associazioni socialiste di Vittoria (Rg) [Franzinelli1].

Rinvenuto in una galleria ferroviaria nei pressi di Pizzo Calabro (Vv) il cadavere dell’onorevole Domenico Piccoli. Dubbi sul motivo della morte del deputato vicentino verranno espressi da Turati nella commemorazione alla Camera: la stampa fascista aveva infatti intimato ai deputati socialisti di non rimettere piede in Calabria [Franzinelli1].

L’affittuario ferrarese Alberto Tognoli (responsabile nel giugno 1920 dell’omicidio di due socialisti) viene ucciso durante una spedizione puntiva a Coronella (Fe); per rappresaglia è bastonato a sangue il consigliere provinciale socialista Pietro Carletti. [Franzinelli1]

Centodieci anni fa

Lunedì 13 marzo 1911. Prima donna in pantaloni a Milano. «La comparsa in pubblico, a piazza San Babila, dell’arditissima moda ha suscitato ovunque le risa dei passanti, svegliando tanta curiosità da richiamar spesso la folla lungo il percorso delle audaci innovatrici».

Centoventi anni fa

Mercoledì 13 marzo 1901. A Indianapolis muore Benjamin Harrison: nato a North Bend (Ohio) il 20 agosto 1833, repubblicano, fu il 23° presidente degli Stati Uniti (1889-1893).

«Fu il primo ad avere l’energia elettrica alla Casa Bianca ma né lui né la moglie toccarono mai un interruttore per paura di prendere la scossa. Benjamin Harrison, nato in Ohio nel 1833, aveva sette anni quando il nonno paterno, William H. Harrison, nel giro di qualche mese, era stato eletto presidente ed era morto di broncopolmonite. A 20 anni sposò Caroline, da cui ebbe due figli, e si trasferì in Indiana dove iniziò una brillante carriera da avvocato, interrotta durante gli anni della Guerra Civile cui partecipò da volontario. Nel 1856 si era legato al Partito Repubblicano, appena nato sulle spoglie del Partito Whig. Era un ottimo oratore e veniva spesso chiamato per sostenere candidati. Non fu altrettanto efficace per se stesso, e fallì due volte l’elezione a governatore dell’Indiana. Alla fine, nel 1871 riuscì a diventare senatore degli Stati Uniti e a Washington si distinse fino a diventare il candidato repubblicano alle elezioni del 1888, contro il presidente Cleveland. Harrison, che era un tipo riservato e non amava i faticosi giri elettorali, rispolverò il vecchio sistema della «campagna del portico» organizzando gli incontri con gli elettori davanti a casa sua. Furono elezioni molto combattute e coinvolgenti con 11 milioni di votanti, più dell’80 per cento. Harrison la spuntò di misura prendendo meno voti ma conquistando più collegi elettorali. «È il volere della Provvidenza» commentò lui irritando i boss del suo partito che gli avevano spianato la strada della Casa Bianca con una serie di brogli, in seguito riconosciuti da tutti gli storici. Il presidente uscente Cleveland, che aveva davvero un bel carattere, si ritrovò il giorno dell’insediamento a reggere l’ombrello a Harrison che leggeva il discorso sotto una pioggia battente […]. Harrison si distinse per le leggi ambientaliste che nel 1891 protessero le foreste e le riserve naturali. Risultarono invece inutili i suoi tentativi di promuovere i diritti civili e il voto ai neri. Tra le pagine buie della sua presidenza c’è la strage degli indiani Sioux, attaccati con uno stratagemma nella battaglia di Wounded Knee (ginocchio ferito). Alle presidenziali del 1892, si ripropose la sfida con Cleveland che si riprese la Casa Bianca a mani basse, grazie alla scarsa popolarità e anche allo scarso impegno dell’avversario. Harrison infatti si disinteressò della campagna elettorale per stare accanto alla moglie Caroline, molto malata, che morì due settimane prima del voto» [Masullo, il venerdì].

Ad Alto Alegre nel Maranhão (Brasile nord-est) le suore, i frati e la piccola comunità di laici che vivevano in una missione, vengono massacrati da alcuni membri della tribù Guajajara dietro istigazione dei proprietari terrieri della zona.

Centotrenta anni fa

Venerdì 13 marzo 1891. A Roma, «durante la notte, il Re fu chiamato per telefono al letto del principe Napoleone (Girolamo Npoleone sposato a Clotilde di Savoia. Il re in questione è Umberto I – ndr). Si temeva allora una paralisi di cuore. Il Re avverti la principessa Letizia. Insieme si trattennero nella camera dell’infermo fino alle ore 8 di mattina. La principessa Clotilde era sempre al letto del marito. In seguito alle voci insistenti che il principe entrava in afonia, corsi ripetutamente all’albergo di Russia. Trovai Baccelli. Mi disse che lo stato del principe è veramente aggravissimo. Ormai si tratta di vita artificialmente prolungata. S’impiegano tutti i mezzi possibili, ma ogni speranza è svanita. Si teme una catastrofe da ora in ora. La mente del malato però si conserva lucida, la voce è forte, quasi naturale» [CdS].

Centoquaranta anni fa

Domenica 13 marzo 1881. Lo zar Alessandro II firma un ordine che crea diverse commissioni, composte da funzionari governativi e importanti personalità al di fuori della classe dirigente per preparare riforme in vari rami del governo. Poi partecipa, come ogni domenica, alla messa con la famiglia imperiale. Lasciato il Palazzo d’Inverno, partecipa a una sfilata della Scuola di equitazione della capitale. Al suo rientro, viaggia su una carrozza a prova di bomba, un dono di Napoleone III di Francia, sull’argine del canale di Caterina questa viene colpito da un ordigno. La carrozza è danneggiata e diversi astanti sono feriti, l’imperatore è illeso. Lo zar scende dalla vettura e s’appoggia a una ringhiera quando Ignatij Grinevickij, un anarchico, gli lancia una bomba direttamente tra le gambe. Quando il fumo si dirada, Alessandro II giace in terra, morto.

«Alessandro II era nato il 29 aprile 1818, e fu, ne’ suoi primi anni, educato dalla madre, Alessandra Feodorowna, della casa d’Hohenzollern. Ebbe poi per precettore il generale Moerder ed il poeta Joukowski; ma il principale suo educatore fu il padre, lo czar Nicola […] Obbligato a manovre e parate militari incessanti, a cui perfìn le principesse della famiglia imperiale dovevano prender parte, obbligato alle prescrizioni d’una rigorosa etichetta, il giovane Alessandro fu preso da accessi d’ipocondria che impensierirono i medici. Gli fu allora concesso di svagarsi con un viaggio, e passò alcuni mesi in Germania, dappertutto accolto con gran festa. Alla corte d’Assia-Darmstadt conobbe la principessa Maria, figlia del granduca Luigi. Benché bella e gentile, questa fanciulla non era veduta di buon occhio dalla sua famiglia, e non prese parte alle feste date allo czarevitch. Questa esclusione interessò tanto più il giovane a favore di Maria: volle vederla e se ne innamorò. II matrimonio fu celebrato nel 1841. Si disse che Alessandro non vide senza rammarico e senza inquietudine le provocazioni del padre contro le potenze europee, e che ne’ consigli segreti della famiglia imperiale disapprovò la guerra d’Oriente. Tuttavia alla morte del padre (12 marzo 1855) continuò con fermezza la lotta contro la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Sardi e la Turchia: “Giuro di mantener fede a tutti i sentimenti di mio padre e di perseverare nella linea dei suoi princìpi politici”. Ma pur restando fedele alle tradizioni di famiglia, Alessandro sembrò, – come disse Napoleone – sinceramente desideroso di metter fine alle cause che avevano prodotto la guerra. Appena poté farlo in modo di non offendere il sentimento patriottico russo, accettò i patti di pace, e dichiarò di volersi tutto consacrare alla buona amministrazione dei suoi vasti Stati» [CdS].

Centocinquanta anni fa

Lunedì 13 marzo 1871. Il Vesuvio lancia una quantità enorme di cenere nelle sottostanti campagne (Comandini).

Centosessanta anni fa

Mercoledì 13 marzo 1861. Il presidente dei ministri, conte di Cavour, annunzia la capitolazione della cittadella di Messina, e la Camera su proposta Molfino vota plauso ai combattenti dell’esercito e della flotta. «L’ultimo propugnacolo della causa dei Borboni è caduto. Messina si è resa. Essa si è resa, evitando una guerra fra soldati della stessa nazione e figli della stessa patria italiana. La pacificazione delle province di Napoli e di Sicilia è ora compiuta e giova sperare che ne verrà facilitata l’opera del loro riordinamento amministrativo. Questo avvenimento, quantunque aspettato, torna assai gradito. I soldati italiani non avranno più a combattere contro italiani, e nel giorno in cui si proclama la costituzione del Regno d’Italia il vessillo borbonico non isventola più sopra le mura di alcuna fortezza. (…) Coloro che additano Roma, occupata dai francesi, nostri alleati, e Venezia, serva dell’Austria, quasi per deridere questo grande fatto della costituzione del Regno d’Italia, dovrebbero riflettere che mai non vi ebbero 22 milioni d’italiani uniti dalle stesse leggi e che riconoscano per sovrano lo stesso principe. (…) Il resto verrà; ma dobbiamo adoperar la politica della prudenza. Quelli che pretendevano si differisse la proclamazione del regno d’Italia, per poterla far dal Quirinale, avrebbero arrischiata ogni cosa ed indugiato intanto un atto, che ha una incontestabile importanza politica (…)». [Op. 14/3/1861]. Alle 9 nella rada di Messina salgono a bordo della nave Maria Adelaide gli ufficiali borbonici che sottoscrivono la resa della piazzaforte. Il Trentacinquesimo Reggimento di linea italiano ne prende possesso. Il generale Cialdini fa un cenno al generale borbonico Gennaro Fergola, che per otto mesi ha resistito all’attacco. I due si scambiano qualche parola. I visi di entrambi sono tesi. Fergola è stato fedele a Re Francesco II di Napoli fino alla fine. Ha accettato la resa solo quando gli è giunta l’autorizzazione, inviatagli dal suo sovrano il 10 marzo. È un soldato d’onore. Prima di arrendersi ha fatto lacerare le bandiere che sfidarono gli aggressori. Cialdini, irritato dalla sua resistenza, non gli concede gli onori delle armi, ma appena il saluto. Quindi fa disarmare dai Carabinieri gli ufficiali borbonici Willamat, Gaida, Bratti e Cavalieri. Si fa consegnare anche due disertori piemontesi. Eseguite le ultime operazioni di controllo alle truppe vinte, viene issata sulla Cittadella la bandiera tricolore italiana, salutata dalle artiglierie d’assedio di mare e di terra. Al generale Fergola è concesso di ritirarsi a Napoli, dove Re Francesco II, quale segno di stima, gli invia la gran croce dell’Ordine di San Giorgio» [Lupo, Sta].

«Il ministro della Guerra ha pubblicato lo specchio della formazione dell’esercito attivo. L’esercito sarà composto di sei corpi d’armata, d’una divisione di cavalleria di riserva e di una riserva generale d’artiglieria.

La forza di un reggimento di fanteria sul piede di guerra, composto da tre battaglioni attivi e uno di deposito, sarà di 109 ufficiali, 650 sottufficiali e bassi ufficiali, 360 soldati di prima classe e 1.872 di seconda. In totale, 2.991 uomini. I reggimenti per ora sono 62, con 185.442 uomini, più 6 di granatieri, con 17.946 uomini.

I bersaglieri avranno 36 battaglioni attivi e 6 di deposito. Ogni battaglione di deposito amministrerà sei battaglioni attivi. Forza di questo riparto: 144 uff., 208 sottuff., 208 trombettieri, 3.000 bersaglieri (in totale, 24.288 uomini).

Cavalleria: reggimenti di sei squadroni attivi e uno di deposito. Ognuno con 41 ufficiali, 205 sottufficiali, 672 soldati, 682 cavalli da sella e 56 da tiro. In totale, 16 reggimenti con 14.688 uomini.

Reggimento guide: 1064 uomini. Artiglieria: 25.340 uomini, 7860 cavalli di truppa e 20 muli. Genio (comitato e direzioni): 363 uomini. Zappatori: due reggimenti con 105 ufficiali, 558 sottufficiali, 180 artisti di prima classe, 360 di seconda, 1800 zappatori per ognuno dei due regg. (tot. 6006 uomini). Treno d’armata: tre reggimenti con 9.240 uomini (di cui 493 sottuff., carradori, sellai ecc. per regg.). Carabinieri reali: 14 legioni con 503 uff., 3.868 sottuff., 13.078 carabinieri, 1.012 allievi; totale bassa forza: 17.958, di cui 4.468 a cavallo, 13.490 a piedi.

Stato maggiore: 210 uff. di cui 10 colonnelli 20 luogotenenti col. 28 maggiori, 92 capitani, 60 luogotenenti. E 40 luogotenenti e sottotenenti allievi. In tutto, 303.048 uomini» [Op. 13/3/1861].

Prezzi di alcuni quotidiani: L’Opinione (Torino), centesimi 5; Gazzetta di Parma e Gazzetta del Popolo (Torino), 6; L’Unità Italiana, 8; Gazzetta Ufficiale (Torino), abbonamento annuo lire 40.

Duecento anni fa

Martedì 13 marzo 1821. Vittorio Emanuele I abdica in favore del fratello Carlo Felice ma, poiché quest’ultimo si trova a Modena, Vittorio Emanuele affida provvisoriamente il governo a Carlo Alberto di Carignano.