lunedì, 10 Maggio 2021
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MEGLIO PEGGIO DEI GIORNALI DI OGGI

GIOVEDì 11 MARZO 2021

Clamoroso

Le organizzazioni statunitensi hackerate, tra cui piccole aziende, città e governi locali, sono almeno 30 mila [Peduzzi, Foglio].

In prima pagina

• Ieri, nella riunione della cabina di regia, gli scienziati hanno nuovamente chiesto al governo di inasprire le restrizioni. Si parla di un nuovo lockdown a Pasqua. Draghi prenderà una decisione domani

• Ieri i morti sono stati 332. Il tasso di positività è al 6,2%. +560 ricoverati, +71 in terapia intensiva. Le persone vaccinate (due dosi) sono: 1.794.018 (il 3,01% della popolazione)

• Il Piemonte sospende i ricoveri non-Covid, De Luca chiude parchi e lungomari in tutta la Campania, il sindaco di Bari ha anticipato il coprifuoco alle 19, in Lombardia sono stati scoperti 220 furbetti che hanno saltato la fila per vaccinarsi prima, si sono ammalati Gigi Marzullo e Pino Strabioli

• Imbarazzo a Bruxelles. A febbraio l’Unione europea ha esportato 25 milioni di dosi di vaccini contro il Covid. Otto milioni sono finite in Gran Bretagna

• Il Lussemburgo vuole usare lo Sputnik, in Texas le mascherine non sono più obbligatorie, in Israele vaccinano anche i ragazzini, in Brasile le cose vanno malissimo

• Ad Aprilia, mentre i carabinieri perquisivano un ex Golf Club, il custode della struttura, un cingalese di 33 anni, si è suicidato sparandosi con un fucile

• Oggi ci sarà la prima lotteria degli scontrini (parte del piano cashback)

• Enrico Letta s’è preso 48 ore di tempo per decidere se accettare o meno la carica di segretario del Pd in sostituzione di Zingaretti

• I genitori di Matteo Renzi vanno a processo per bancarotta fraudolenta e fatture false

• Casaleggio ha pubblicato il suo manifesto, romperà con i 5S?

• A Palazzo Chigi, alla presenza di Draghi, i sindacati hanno firmato il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico. Si va verso un aumento di 107 euro lordi al mese per gli statali

• La Camera dei rappresentanti ha approvato il piano di stimolo fiscale di Biden: una manovra espansiva da 1.900 miliardi di dollari

• Il Parlamento libico ha votato la fiducia al nuovo governo transitorio che dovrebbe guidare il paese fino alle elezioni di dicembre. Il ministro degli Esteri è una donna

• Il primo ministro ivoriano, malato di cancro, è morto a Berlino

• Stando alle indagini dei Ros, l’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci non sono morti per il fuoco amico, ma uccisi dai rapitori

• Nell’inchiesta di Firenze sui concorsi truccati è indagato anche il nuovo medico del Papa

• Anche il Barcellona è fuori dalla Champions League. È la prima volta da sedici anni che né Messi né CR7 arrivano ai quarti di finale

• La Figc ha chiuso l’indagine sulla lite tra Ibra e Lukaku: i due sono stati deferiti per comportamento antisportivo ma è stato escluso il razzismo

• Presentata la nuova Ferrari SF21 per il mondiale di Formula 1: ha la livrea bicolore, rossa e amaranto

• Si è chiusa in pareggio la prima giornata di America’s Cup: dopo aver perso la prima regata, nella seconda Luna Rossa ha battuto New Zealand

• È morto a 94 anni Lou Ottens, l’inventore delle musicassette

Titoli

Corriere della Sera: Vaccinazioni nelle aziende

la Repubblica: Pasqua chiusi in casa

La Stampa: Drecreto Draghi, l’Italia si fa rossa

Il Sole 24 Ore: Patto governo-sindacati per la nuova Pa

Avvenire: Covid spazza-benessere

Il Messaggero: L’Italia chiude da lunedì

Il Giornale: Arrivano i vaccini

Qn: A Pasqua lockdown come a Natale

Il Fatto: La furbata dei politici vaccinati come avvocati

Libero: Vaccini a chi non li merita

La Verità: Invece di chiudere, curate

Il Mattino: Varianti, De Luca chiude tutto

il Quotidiano del Sud: Prove tecniche di Macchiavello

il manifesto: Di Letta e di governo

Domani: Vaccini per tutti e spese da record / Biden indica la strada all’Europa

Bancarotta delle cooperative, i genitori di Renzi a processo

Bancarotta delle cooperative, i genitori di Renzi a processo

Non solo Consip per T. – Padre e madre di Matteo in aula il 1° giugnodi  | 11 MARZO 2021

Il 1º giugno, i genitori di Matteo Renzi si ritroveranno ad affrontare un nuovo processo. Quello che li vedrà imputati a Firenze con l’accusa di bancarotta fraudolenta di tre cooperative di cui, secondo i magistrati, Laura Bovoli e Tiziano Renzi sono stati, ma per anni passati, amministratori di fatto. Il decreto che dispone il rinvio a giudizio è stato emesso ieri mattina dal giudice dell’udienza preliminare, Giampaolo Boninsegna. È l’epilogo di un’inchiesta che a febbraio del 2019 portò Renzi senior e la moglie agli arresti domiciliari (misura revocata dal Tribunale del Riesame dopo 18 giorni).

Ieri il gup ha disposto il processo anche per altri 14 imputati, tra legali rappresentanti delle coop, componenti dei cda e imprenditori. E durante l’udienza preliminare, ha patteggiato una pena a 6 mesi di reclusione l’imprenditore ligure Mariano Massone, accusato di bancarotta fraudolenta.

Al centro del processo dunque ci sono tre cooperative: la “Delivery Service”, la “Europe Service” e la “Marmodiv”. Secondo la Procura – come ha ricostruito il pm Luca Turco nella memoria depositata in udienza preliminare – si tratta di “società cooperative” che “sono state costituite essenzialmente per consentire alla srl ‘Chil Post/Eventi6’ di avere a disposizione manodopera, senza essere gravata di oneri previdenziali ed erariali, tutti spostati in capo alle cooperative stesse”. “Il modus operandi adottato da Tiziano Renzi e Laura Bovoli – si legge ancora nella memoria del pm – (…) è consistito nel costituire e nell’avvalersi” delle tre cooperative, “sorte in successione temporale e ciascuna destinata all’abbandono con il proprio carico debitorio, non appena raggiunto uno stato di difficoltà economica, sostituita da una nuova cooperativa, all’uopo costituita”.

Ma vediamo quali sono le accuse mosse dalla Procura.

La bancarotta fraudolenta è il reato contestato anche ai coniugi Renzi e ad altri imputati: per quanto riguarda la Delivery Service, secondo l’impianto della Procura, con altri – tra cui Roberto Bargilli, l’autista del camper di Matteo Renzi per le primarie del 2012 e dal 2009 al 2010 componente nel Cda della cooperativa – “cagionavano il fallimento della società per effetto di operazione dolosa consistita nell’aver omesso sistematicamente di versare gli oneri previdenziali e le imposte”. Nel caso della Europe Service, dichiarata fallita nel 2018, invece, per l’accusa i Renzi con altri, “sottraevano, con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori, i libri e altre scritture contabili”. In entrambe le cooperative il padre e la madre di Matteo Renzi sono ritenuti, ma per gli anni passati, amministratori di fatto.

C’è poi il capitolo Marmodiv, dichiarata fallita nel marzo 2019. In questo caso ai genitori dell’ex premier è stata contestata la dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti e poi l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per “consentire alla srl ‘Eventi6’ l’evasione delle imposte sui redditi”. Inoltre, secondo i pm, Renzi, Bovoli, Giuseppe Mincuzzi (presidente del Cda della Marmodiv dal 2016 al 2018) e Daniele Goglio (“amministratore di fatto dal 15 marzo 2018”) “concorrevano a cagionare il dissesto” della Marmodiv “esponendo, al fine di conseguire un ingiusto profitto, nel bilancio di esercizio al dicembre 2017, (…) nell’attivo patrimoniale, crediti per ‘fatture da emettere’ non corrispondenti al vero” per più di 370 mila euro.

E questo è il quadro accusatorio, che la difesa dei Renzi ritiene completamente infondato. “La decisione del gup era attesa visto il tipo di vaglio a cui questo è chiamato per legge – hanno affermato ieri i legali dei genitori dell’ex premier –. È però emersa già dalle carte la prova della infondatezza del castello accusatorio, il cui accertamento necessariamente dovrà avvenire in dibattimento. Confidiamo quindi di poter confutare la tesi inquisitoria in tale sede”.

Quello che dunque inizierà il 1º giugno non è l’unico processo che Tiziano Renzi e Laura Bovoli dovranno affrontare. Dovrà essere infatti discusso in Appello un altro processo in cui sono imputati: nell’ottobre del 2019 entrambi sono stati condannati a un anno e nove mesi di reclusione. L’accusa è di aver emesso tramite due società – la Eventi6 e la Party Srl – due fatture per operazioni inesistenti. Sentenza contro la quale i legali dei Renzi hanno fatto ricorso.

Il solo Tiziano Renzi ha poi un’altra grana giudiziaria da risolvere, stavolta a Roma. Il 26 aprile si terrà l’udienza preliminare di uno dei filoni dell’inchiesta Consip. Il padre del leader di Italia Viva, è accusato di traffico di influenze e turbativa d’asta in merito a due gare: l’appalto Fm4 indetto da Consip (del valore 2,7 miliardi di euro) e la gara per i servizi di pulizia bandita da Grandi Stazioni.

Per Tiziano Renzi la Procura aveva chiesto l’archiviazione, respinta dal gip. In primavera si saprà se nella Capitale il “babbo” sarà prosciolto o dovrà affrontare un processo. Come a Firenze.

L’albero degli zoccoli

 

L’albero degli zoccoli

Qualche giorno fa sono usciti i dati annuali dell’Istat sulla povertà, e abbiamo appreso che gli italiani in povertà assoluta sono 5.6 milioni (compresi gli immigrati, quasi uno su tre, meritevoli del titolo di italiani solamente nelle statistiche).

Colpa del Covid, naturalmente, ma anche del liberalismo o del liberismo (variante accettata per rimarcare lo sdegno: libberismo). La miopia di cui soffro mi ha impedito nei 51 anni di vita fin qui concessimi di vedere un solo liberale o liberista alla guida del governo, ho visto democristiani, socialisti, postcomunisti, imprenditori sedicenti liberali, tecnici, avvocati del popolo, ma sarà appunto miopia.

Per stabilire se una famiglia è stretta nella povertà assoluta, bisogna che denoti almeno quattro dei seguenti sintomi: mancanza di un pasto con carne o pesce ogni due giorni, di più di un paio di scarpe per la stagione fredda e di un paio per la stagione calda, di tv a colori, di almeno una settimana di villeggiatura l’anno, facilità a scaldare la casa, e siamo a cinque sintomi su dieci e mi fermo poiché noi li accusavamo tutti.

Dico noi, la famiglia di quando ero bambino, anni Settanta, Bassa bergamasca (presente l’Albero degli zoccoli? Ecco, quella roba lì, però con l’auto e la tv in bianco e nero). Ma non eravamo poveri né tantomeno poveri assoluti: erano tutti come noi, che il mare l’abbiamo visto da grandi, ma ce la spassavamo lo stesso. Trovo molto consolante che la normalità di ieri sia la povertà assoluta di oggi, evidentemente di passi in avanti ne abbiamo compiuti e non pochi. Forse merito anche di quel tanto di mercato intravisto qua e là.

I vaccini ai politici-avvocati mentre gli anziani aspettano

I vaccini ai politici-avvocati mentre gli anziani aspettano

In Toscana molti over 80 non sanno ancora quando potranno vaccinarsi – a ieri la prima dose di Pfizer è stata somministrata solo a 43.000 anziani su un totale di 324.000 (poco più del 13%) –, ma per una settimana gli avvocati hanno potuto ricevere la prima dose di Astrazeneca e tra questi ci sono anche diversi esponenti politici di tutti i partiti – da Italia Viva al Pd passando per la Lega e Fratelli d’Italia – che sono al contempo iscritti all’albo dell’Ordine degli Avvocati anche se, in alcuni casi, non esercitano la professione da anni. La Toscana, interpretando una circolare del ministero della Salute, dal 19 febbraio scorso, su richiesta dell’Ordine forense, ha dato infatti la possibilità a tutto il personale giudiziario di registrarsi e ricevere la prima dose di AstraZeneca, inserendo avvocati e personale del- l’amministrazione della giustizia, cancellieri compresi, tra le categorie che, al pari degli insegnanti, forniscono un servizio essenziale. Così gli avvocati – non solo in Toscana, a dir la verità, ma in tutta Italia – hanno chiesto di essere inseriti per “difendere” dal virus le aule dei Tribunali. E, alla fine, molti amministratori ed esponenti politici che sono iscritti all’albo degli Avvocati ne hanno “approfittato”: tutto legittimo, è nelle regole, ma la questione ha scatenato una bagarre in un momento in cui la campagna vaccinale procede a rilento per alcune categorie.

Il caso che ha destato più clamore è stato quello dell’ex assessore alla Salute renziana Stefania Saccardi, oggi vicepresidente della giunta regionale, che in un post su Facebook ha ammesso di aver ricevuto la prima dose in quanto iscritta “all’albo dal 1989” ma senza specificare da quanto non eserciti più la professione. E giù sulla sua bacheca una marea di commenti indignati: “Ho 60 anni, sono paziente oncologica e cardiopatica e ancora non sono stata chiamata per il vaccino” scriveCheti. E ancora: “Ma non si vergogna un po’, non ha rispetto delle persone che non sanno dove sbattere la testa per vaccinarsi? Difendete i vostri privilegi, è una vergogna”, si sfoga Paolo.

Anche tre assessori-avvocati della giunta di Dario Nardella a Firenze hanno fatto il vaccino: Cecilia Del ReFederico Gianassi Benedetta Albanese, tutti del Pd. Quando è emerso il caso e le opposizioni – Lega e Fratelli d’Italia in particolare – hanno annunciato interrogazioni sul tema, Palazzo Vecchio ha diramato una nota per difendere i propri assessori e parlando di “rischio di deriva populista” che può portare a “pericolose campagne no vax per chi esercita funzioni pubbliche”. Ma le polemiche sui politici toscani vaccinati riguardano anche la Lega e FdI con il sindaco di Massa del Carroccio Francesco Persiani che ha ricevuto la prima dose ma anche gli assessori meloniani a Siena e Pistoia, Francesco Michelotti e Margherita Semplici. Anche il senatore fiorentino molto vicino a Matteo Renzi, Francesco Bonifazi, si è vaccinato nei giorni scorsi in quanto avvocato. A fine ottobre aveva contratto il Covid.

Dopo le polemiche la Regione Toscana ha deciso di fare marcia indietro: da lunedì è stato abbandonato il criterio delle categorie, dando la precedenza alle fasce di età e alla patologia. In una settimana però negli uffici giudiziari toscani sono stati vaccinate 8.100 persone. Ma la Toscana non è l’unica regione dove gli avvocati hanno potuto ricevere la prima dose.

Anche in Sicilia si è iniziato due giorni fa a somministrare AstraZeneca agli avvocati, mentre in Campania la vaccinazione partirà nei prossimi giorni. Potenzialmente, la platea relativa alle tre regioni interessata è di circa 50.000 avvocati. In Campania la giunta De Luca ha inviato una lettera agli ordini forensi regionali per avvertirli, mentre in Sicilia siamo già a un migliaio di somministrazioni. Chissà se l’assessore alla sanità siciliana, Ruggero Razza, avvocato anche lui, sarà tra i “fortunati” iscritti.

Benetton, la strategia per fregare il governo

Benetton, la strategia per fregare il governo

All’inizio del 2020 Autostrade per l’Italia sta vivendo la sua crisi più nera: sulla società incombono l’inchiesta sulla strage del Ponte Morandi, lo scandalo dei falsi report sui viadotti, i crolli nelle gallerie. Gianni Mion, storico manager della famiglia Benetton, è stato richiamato al timone per evitare la perdita della concessione: “Non si andrà alla revoca. L’obiettivo seguito ma non dichiarato del governo è l’esproprio proletario, perché vogliono fare fuori i Benetton”. Mion, ammettendo “errori passati”, vorrebbe cingere l’esecutivo in un abbraccio mortale, chiamarlo a una sorta di corresponsabilità. È in via di ultimazione una nota per l’ex premier Conte: “Sto preparando un documento in cui diciamo che siamo pronti a cedere Asp. Non è ben chiaro come il ministero abbia approvato le tariffe senza controllare. (…) Diciamo, dobbiamo avere una responsabilizzazione di chi controlla. Perché se succede qualcosa e quello che deve controllare non lo ha fatto, tu hai meno responsabilità, no?”.

Il nuovo ad “Tomasi è un pupazzo della Ministra”

Questa posizione, che prelude a una trattativa dura, si scontra però con il nuovo ad di Autostrade, Roberto Tomasi. Il volto nuovo, chiamato a sostituire Giovanni Castellucci, coinvolto in tutte le inchieste della Procura di Genova: “Il nostro punto debole in questa battaglia è il povero Tomasi”, dice Mion a Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia. È il 2 febbraio 2020. “All’avvocato ha detto: ‘Ragazzi, c’è poco da fare, le manutenzioni sono andate in calando’. Come se lui fosse arrivato dopo. Dice: ‘Metto in sicurezza tutto’. Ormai è proprio un pupazzo in mano ai giudici e alla Ministra”. Il riferimento è a Paola De Micheli, definita “una poveretta”. E l’attivismo di Tomasi non piace nemmeno ad Alessandro Benetton, figlio di Gilberto, che teme si trasformi in un boomerang: “Oggi tu dici: va bene, faremo 7 miliardi di investimento nel prossimo anno a tutti – commenta con un amico – La gente dice, allora qualcuno ve le ha fatte fare ’ste robe ma siamo matti che voi in un anno fate un investimento che non avete fatto in vent’anni?”.

Lontano dai riflettori va in scena una faida familiare. In modo forse sorprendente Mion sembra caldeggiare l’esclusione dei Benetton, soluzione su cui spinge in quel momento il governo, e in particolare il M5S: “Non si può nemmeno dargli torto – dice all’amico Giorgio Brunetti – perché francamente non c’è stata la minima consapevolezza da parte loro. In Autostrade e Spea non si salva nessuno, sono tutti acquiescenti o complici”. E ancora: “Impreparazione assoluta, nella prima e nella seconda generazione. Sono entrati in un comparto in cui non avevano il minimo fisico per fare le cose. Castellucci allora diceva: ‘Facciamo noi!’. Allora tu eri consapevole fin dall’inizio. Gilberto eccitato perché guadagnava e suo fratello di più. Era una roba che non solo non potevano gestire, non potevano nemmeno governare”.

La foto con le Sardine “hanno sete di pubblicità”

Mion sembra insomma essersi convinto che il vero problema sia proprio ciò che rimane della dinastia di Treviso, che per salvare Atlantia occorra mollare Aspi, che Spea “vada liquidata” e che l’operazione vada chiusa anche la holding di famiglia, Edizioni: “Oltre che fare foto non sanno più che fare. Hanno dato la sensazione di essere senza anima e senza sentimenti. C’è poco da fare. La sondaggista mi ha detto che come immagine la famiglia è morta, è morta proprio. Dice che l’hanno ammazzata le due feste di Cortina (celebrate appena dopo il crollo del Morandi, ndr), senza aver dato nessuna scusa, nessuna solidarietà. Venerdì la Franca (Benetton, figlia di Giuliana, ndr) mi ha chiesto: ‘Ma perché ce l’hanno con noi? Mica abbiamo fatto niente…’. No, vi siete solo arricchiti”. Mion affida questo sfogo ancora una volta a Brunetti. È il 2 febbraio 2020. I due commentano la foto fatta da Luciano Benetton con Oliviero Toscani e alcuni esponenti del movimento delle Sardine. Ennesima dimostrazione, secondo Mion, che “i Benetton non sono consapevoli” della situazione: “Eri là con le Sardine, e che cazzo… Ma prima la lettera in cui dice che lui non sa niente, lui e suo figlio (Alessandro, ndr) non sanno un cazzo… che è colpa del morto (Gilberto, scomparso nel 2018, ndr). Poi questa cazzata delle Sardine per far vedere che proprio loro fanno parte di un altro mondo. E lui, come suo figlio, è vittima della sete di pubblicità”. “Che débâcle questa famiglia”, replica Brunetti. “Una desolazione. Ma proprio non c’è verso, Alessandro adesso vuole i soldi. Vuole i soldi perché voleva i dividendi, perché lui ha un progetto, è un imprenditore, perché gli altri non capiscono un cazzo. Capisci, mamma mia, pensano solo ai cazzi loro”.

Il manager “Non si va avanti con i figli dei ricchi”

In questo clima da tutti contro tutti la Finanza intercetta anche membri della famiglia di Treviso, conversazioni messe agli atti perché ritenute esemplificative della “politica dei dividendi dei Benetton”. Ermanno Boffa, marito di Sabrina Benetton, commenta con Mion che “sarebbe devastante se venisse fuori che i Benetton si sono distribuiti 200 milioni di euro nel loro momento peggiore”, “io sulla Franca (Benetton, figlia di Giuliana) batterò su questo”. “A lei piacciono i dividendi – dice ancora Mion – ha realizzato una plusvalenza, ha venduto del capitale. Se la distribuisce il mercato capisce che non ha nessun obiettivo di rilancio”.

Chi ambisce a un ruolo di guida, in grado di interagire ad alto livello con le forze politiche sembra essere Alessandro Benetton: “È un miracolo che la mia famiglia sia in questo ciclone e di reputazione io sono il settimo manager in Italia per credibilità”. Atlantia, commenta, “è tutto un merdaio”, e “Castellucci era un bello stronzo”. Dall’altro capo del telefono c’è il manager Fabio Corsico: “Lasciamelo dire, l’ho detto anche a Mion. Il problema vero è che la famiglia Benetton era una famiglia di imprenditori vent’anni fa… Gilberto un imprenditore, Luciano… non quello di oggi… scusami se parlo così di tuo padre, e Alessandro. Punto. Tre. Tolti questi il resto sono dei figli di ricchi. (…) La realtà vera è che un gruppo non va avanti coi figli dei ricchi, va avanti con gli imprenditori”.

C’era una volta

Dieci anni fa

Sabato 12 marzo 2011. I morti in Giappone sono almeno mille. Il terremoto ha spostato l’asse terrestre di dieci centimetri. A Fukushima, dove sono andate distrutte 1.800 case e due reattori si sono bloccati da sé, le autorità hanno dovuto ammettere che un pericolo esiste. In uno dei reattori le acque di raffreddamento si sono eccessivamente abbassate, i tecnici hanno allora rilasciato vapore radioattivo per placare la pressione, salita troppo. Un camion con materiale adatto alla bisogna sarebbe arrivato presto sul posto, la Clinton ha fatto sapere che era stato spedito dagli Stati Uniti altro liquido di raffreddamento. Le autorità hanno evacuato seimila persone e spedito sul posto le truppe anti-contaminazione. È probabile che oggi o domani vada a visitare la centrale il primo ministro Naoto Kan [Dell’Arti, Gazzetta].

Caso Yara. Un residente di via Rampinelli, vicino di casa della famiglia Gambirasio, è andato dai carabinieri per riferire particolari sul furgone bianco inquadrato dalle telecamere e visto, da alcuni testimoni, più volte nei pressi di via Rampinelli. A Chignolo d’Isola, una fiaccolata per Yara parte dal parcheggio antistante il campo incolto dove è stato ritrovato il corpo per arrivare oltre la strada asfaltata, a ridosso del punto in cui sono stati fatti i rilievi scientifici.

Libia. I paesi della Lega Araba si riuniscono al Cairo e chiedono all’unanimità al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’imposizione di una no-fly zone sopra la Libia [IlPost].

Giustizia. A Roma, e in altre decine di città, manifestazioni in difesa della Costituzione. «L’obiettivo dei promotori è impedire attacchi alle istituzioni della Repubblica, in una fase in cui al governo c’è Silvio Berlusconi. L’ex presidente della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, in piazza a Torino, dice: “Ci sono momenti di aggregazione sociale in difesa delle buone regole della vita democratica. Credo che oggi sia uno di questi”. E ancora: “Siamo di fronte a un rovesciamento della base democratica. La democrazia deve tornare a camminare sulle sue gambe: sostenuta dal basso. Non un potere populista che procede dall’alto”» [CdS].

Muore a Milano la cantante Nilla Pizzi. Vincitrice del Festival di Sanremo 1951 con Grazie dei fiori e 1952 con Vola colomba (arrivò anche seconda con Papaveri e papere e terza con Una donna prega). Aveva 91 anni. S’er sentita male tre settimane fa ed era stata ricoverata.

«Cantò Papaveri e papere, canzone ancor oggi molto citata come metafora dei piccoli che soccombono rispetto ai più forti (“che cosa ci vuoi far così è la vita…”); ma ci fu anche Vola colomba, una colomba che portava sotto le ali la bandiera italiana in una Trieste assegnata ad una amministrazione anglo-americana dopo il conflitto mondiale. Più avanti, nel 1958, anno di Volare, spopolò con Edera (“son qui fra le tue braccia ancor / avvinta come l’edera”) che dava voce al suo côté più sensuale. Già, perché Nilla fu una donna sensuale quando questo rappresentava un oltraggio insopportabile alle orecchie e agli occhi delle famiglie italiane; sembra buffo detto oggi, con le telecamere che fanno la visita ginecologica alle vallette e tutte le misteriose signorine scollate e scosciate che appaiono in programmi nei quali la loro utilità è inspiegabile: ma Nilla era una gran bella donna con spalle carnose e sempre scoperte, viso interessante, una bella voce bruna e sexy, un portamento altero. Fece girar la testa a più di un collega, dal maestro Angelini ad Achille Togliani a Gino Latilla che per lei tentò perfino il suicidio (cosa che lui ha smentito dopo molti anni). Ma era anche una femminista ante litteram; ha sempre scelto il lavoro e starsene orgogliosamente da sola a girare il mondo portando agli emigranti un pezzo d’Italia attraverso le sue canzoni» [Marinella Venegoni, Sta].

Venti anni fa

Lunedì 12 marzo 2001. La Gazzetta ufficiale pubblica le Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione che verranno votate al referendum del prossimo 7 ottobre.

In Afghanistan, vengono distrutte le statue dei Buddha di Bamiyan. La decisione era stata presa pochi gioni fa: «In base al verdetto del clero e alla decisione della Corte Suprema dell’Emirato Islamico, tutte le statue in Afghanistan devono essere distrutte perché queste statue sono state in passato usate come idoli dagli infedeli. Sono ora onorate e possono tornare a essere idoli in futuro. Solo Allah l’Onnipotente merita di essere adorato, e niente o nessun altro».

Il Rettore dell’Università Iulm di Milano Giovanni Puglisi conferisce ad Alberto Sordi la laurea honoris causa. «Gusto dell’ironia e ironia del gusto: è all’incrocio di queste coordinate che si iscrivono la fortuna artistica e la popolarità umana di questo grande interprete della nostra vita e della nostra società». Questa la motivazione.

«Per tutta la carriera ho “comunicato”, senza moralismi, un italiano in cui ci si può identificare, che può uscire ed entrare da un documento storico, anche se ho lavorato con la fantasia, i film, le storie e molti personaggi. Ma non ho mai impersonato uno straniero o qualcuno di realmente esistito. Perciò ho rifiutato offerte anche di Billy Wilder, non potevo diventare un americano, anche se ebbi poi la cittadinanza del Texas» [Cds 8/3/2002].

Venticinque anni fa

Martedì 12 marzo 1996. D’Alema, in piena campagna elettorale, intervistato da Minoli a Mixer: «Berlusconi ha il pregio di avere una carica umana e di essere simpatico e il difetto di non dire sempre la verità. Io invece mi ritengo sincero e spesso sono sgradevolmente sincero». E poi aggiunge «Io non sono affatto freddo. Amministro le mie passioni» [Salvaggiulo, Il peggiore].

Trenta anni fa

Martedì 12 marzo 1991. Antonio Velenti, il contabile della ditta di bitumazione Gallo, ferito ieri nel centro di Locri a colpi di pistola da due sicari, è morto. Le indagini si orientano verso la pista delle estorsioni. Ai fratelli Gallo, titolari della società, erano arrivate diverse richieste di denaro da parte di una banda locale. Somme ingenti. Al rifiuto di versare la mazzetta seguono gli attentati dinamitardi contro i camion e i colpi di pistola contro i mezzi della ditta. Poi l’agguato [Vittimedimafia].

Quaranta anni fa

Giovedì 12 marzo 1981. A Napoli, durante una violenta sparatoria in via Padre San Rocco, vengono uccisi Mariano Mellone, un operaio di 33 anni che era andato dal meccanico, e Francesca Moccia, una fruttivendola di 48 anni che stava lavorando. Salvo ma ferito Ciro Mazzarella, 41 anni, il boss del napoletano ricercato dalle questure di mezza Italia per contrabbando e spaccio di droga. Era lui l’obiettivo dagli emissari inviati dal boss Raffaele Cutolo.

Cinquanta anni fa

Venerdì 12 marzo 1971. Golpe in Turchia. Un colpo di stato guidato dal Capo di Stato Maggiore Memduh Tagmac costringe Demirel alle dimissioni. Nasce così un governo tecnico guidato da Nihat Erim.

Clamoroso furto di due opere d’arte in Palazzo Vecchio a Firenze. Sono stati trafugati la Madonna con Bambino di Masaccio (18 centimetri per 22) e il Ritratto di gentiluomo di Hans Memling (30 centimetri per 25), un dipinto a olio fra i più significativi del pittore fiammingo. Le sale erano da tempo chiuse, e oggi era stato deciso di aprirle temporaneamente ai visitatori. La scoperta è stata fatta da un custode alle ore 15, quando ha compiuto un’ispezione per accertare che tutto fosse a posto» [CdS].

Sessanta anni fa

Domenica 12 marzo 1961. Muore in California per un incidente stradale Belinda Lee. L’attrice britannica era in vacanza con il suo nuovo compagno, il regista Gualtiero Jacopetti, e un loro amico Paolo Cavara. Nello scontro, Belinda è stata sbalzata fuori dall’abitacolo e s’è spezzata il collo. Aveva 25 anni ed era incinta.

«Moglie già a diciannove anni del fotografo Cornel Lucas, viene reclutata tra le starlet inglesi da Bob Hope e invitata negli Usa. Sempre presente ovunque ci siano paparazzi pronti a scattare, a Cannes, Venezia, Berlino. Nel 1956 è sulla copertina di Epoca, perché l’Italia la vuole protagonista di una serie di film mitologici. Scrivono di flirt con Faruk, re d’Egitto in esilio, e Massimo Girotti, ma il suo grande amore è il principe Filippo Orsini, che il Papa minaccia di scomunica perché coniugato la nobile Franca Bonacossa. Belinda cerca di uccidersi con i barbiturici, Filippo si taglia le vene. Sopravvivono, si amano ancora, scandalizzano mezza Europa, poi lei lo pianta per il giornalista e documentarista Gualtiero Jacopetti» [Videtti, Rep].

Settanta anni fa

Lunedì 12 marzo 1951. «“La sorte di Trieste credo che sia decisa nella storia e nel nostro cuore, e credo che, anche di fatto, nessuno potrà metterla in discussione. Non si tratta di un negoziato che possa concludersi con qualsiasi impegno: si tratta di una conversazione con vari capitoli, di cui non sappiamo se tutti verranno portati alla fine. L’importante è che di questo libro la parola ultima sia: dimenticare il passato, superarlo, arrivare alla conciliazione, a un’intesa profonda la quale sia la base della pace. L’ultima parola del libro deve essere: pace”. Queste le chiare parole dette da De Gasperi alla radio e alla stampa all’atto della sua partenza per Londra» [CdS].

«Stasera alle 18.30 il Presidente De Gasperi e il conte Sforza arriveranno alla stazione Victoria con la Freccia d’ oro, il treno di lusso che collega il porto di Dover alla capitale inglese Al loro sbarco in Inghilterra, il Presidente del Consilio e il ministro degli Esteri italiani verranno salutati da un funzionario del Governo. Saranno presenti alla stazione l’ambasciatore italiano Luca Gallarati Scotti e l’ambasciatore britannico a Roma Victor Mallet, il quale è arrivato ieri a Londra per assistere alle conversazioni italo-britanniche. I due statisti italiani, che sono ospiti del Governo inglese, scenderanno all’albergo Claridge e nella serata parteciperanno a un pranzo privato offerto da Gallarati Scotti» [CdS]

Cento anni fa

Sabato 12 marzo 1921. Matteotti va a Castelguglielmino, nel rovigiano, per una riunione con le leghe, accompagnato dal sindaco di Pincara. Lì si erano concentrati i fascisti della provincia, che impediscono la riunione e devastano l’ufficio della lega. Matteotti viene portato nella sede dell’Agraria, trattenuto per molte ore, minacciato e insultato. Quindi caricato su un camion e portato in giro per le campagne, ripetutamente minacciato di morte. Forse stuprato. Lo rilasciano a Lendinara a tarda notte e lo obbligano a tornare a Rovigo a piedi. Gli dicono che se non vuole problemi maggiori è meglio che lasci la provincia [Romanato 2011].

Riconosciuto dai fascisti all’uscita del Tribunale di Bologna, dove si era recato per difendere un imputato, il vecchio parlamentare socialista è inseguito, sputacchiato e bastonato insieme agli agenti della scorta [Franzinelli1].

Il congresso provinciale socialista di Modena viene interrotto e disperso da squadristi, che percuotono al capo il deputato Pio Donati. I dirigenti socialisti accusano il questore della città di aver informato i fascisti della riunione, organizzata nel massimo riserbo per evitare provocazioni [Franzinelli1].

Centodieci anni fa

Domenica 12 marzo 1911. «Come è già staio annunziato, l’Imperatore Francesco Giuseppe ha donato alla Regina Elena una coppia di cavalli da tiro. Sono, questi, due puro sangue della razza Lippiz e cioè una giumenta di nome Malaga e un maschio di nome Belalka, due cosiddetti cavalli da signora, alti un metro e 60 centimetri. Essi saranno spediti domattina per treno diretto a Roma sotto la sorveglianza del capitano dello squadrone della guardia Adamovich, del segretario della Cancelleria imperiale Burger, di un maniscalco e di uno stalliere di corte» [CdS].

Centocinquanta anni fa

Domenica 12 marzo 1871. Stasera l’astronomo B. Luther scopre dall’Osservatorio di Bilk, presso Dusseldorf, un nuovo pianeta, al quale impone il nome di Almatea. Esso è il 113° satellite del sole (Comandini).

Centosessanta anni fa

Martedì 12 marzo 1861. Resa della cittadella di Messina, fino ad allora in mano borbonica: «Continua il fuoco delle batterie della cittadella di Messina contro quelle italiane, che, alla fine, sistemate, cominciano alle 12 ½ a rispondere contro la cittadella ed i circostanti bastioni. Un’ora dopo il forte Don Blasco cessa il fuoco: verso le 4 i bersaglieri avanzansi ad occuparlo, i borbonici battono in ritirata. Entrano in azione la Vittorio Emanuele e la Carlo Alberto. Alle 5 la cittadella alza bandiera bianca. Il gen. Cialdini rifiuta ogni capitolazione lasciando tre ore a riflettere. Alle 9 la cittadella arrendesi a discrezione: sono dichiarati prigionieri 5 generali, 150 ufficiali con 4 a 5 mila uomini con 300 cannoni» (Comandini).

Esce l’opuscolo di Massimo d’Azeglio Questioni urgenti, cioè Roma, Venezia, Napoli e Torino, Garibaldi e Cavour, Curia romana e trattato di Zurigo, moderati e partito d’azione; e solleva molte polemiche. Per Roma egli vorrebbe l’alto dominio del papa; Roma città libera, governata da un Senato eletto dai cittadini (Comandini).

Centosettanta anni fa

Mercoledì 12 marzo 1851. «Ho passato tutto il giorno con schifo, schifo e schifo, spiegherò domani; e tutto perché ieri mi sono coricato alle 3 e è venuto Zubkov» [dai Diari di Tostoj].

Duecento anni fa

Lunedì 12 marzo 1821. Proclama del re. Di fronte alla sollevazione di Alessandria Vittorio Emanuele I fa appello alla fedeltà dei sudditi, si dice certo che la Santa Alleanza non riconoscerà mai il moto costituzionale, il quale sarà responsabile di una eventuale invasione del Piemonte.

Rivolta dei militari di stanza nella cittadella di Torino