lunedì, 10 Maggio 2021
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MEGLIO PEGGIO DEI GIORNALI DI OGGI

MERCOLEDì 10 MARZO 2021

Clamoroso
In Italia, nel 2020, si sono venduti 8 milioni di libri in meno [Mascheroni, Giornale].

In prima pagina
• Madè Neumair, la sorella di Benno, tramite il suo avvocato ha girato alla stampa una lettera in cui rinnega il fratello: «È un bugiardo, non credo al suo pentimento. Ho sempre saputo che era stato lui».
[la lettera è riprodotta in prima pagina]
• Il Comitato tecnico scientifico ha chiesto il lockdown nei weekend in tutta Italia, come a Natale. Oggi il governo dovrebbe prendere una decisione e modificare il dpcm entrato in vigore in 6 marzo
• Mattarella s’è messo in fila come gli altri allo Spallanzani e si è fatto vaccinare contro il Covid
• Ieri i morti sono stati 376. +618 ricoveri, +56 in terapia intensiva. Il tasso di positività cala al 5,7%. Le persone vaccinate (due dosi) sono 1.740.658 (2,92 % della popolazione)
• È stato scoperto un focolaio all’hotel de la Poste di Cortina, sono iniziate le vaccinazioni nelle carceri per detenuti e secondini, tra i malati ci sono pure Massimo D’Alema (che è asintomatico) e l’ex nuotatore Giorgio Lamberti (in terapia sub-intensiva a Brescia)
• L’azienda di surgelati a domicilio Bofrost ha chiuso il bilancio 2020-2021 con un aumento del fatturato del 31,9%
• Esperimento scientifico in una discoteca di Amsterdam: 1.300 a ballare e bere senza mascherina. In Grecia riapriranno i confini ai turisti vaccinati dal 14 maggio, in America è vaccinato quasi il 20% della popolazione
• Enrico Letta potrebbe diventare segretario del Pd. Grandi polemiche dopo che Rocco Casalino ha detto: «Nel Pd ci sono cancri da estirpare»
• Salvini annuncia la creazione di un nuovo gruppo in Europa per la Lega con polacchi e ungheresi
• Alla Camera nasce Facciamo Eco, la componente ecologista di Muroni, Fioramonti e Fusacchia
• Il Garante della privacy ha multato l’Inps per la storia dei politici che avevano richiesto il bonus per il coronavirus
• La replica della regina Elisabetta a Harry e Meghan: «Rattristati dalle accuse di razzismo»
• Il vice di Aung San Suu Kyi è morto in carcere in circostanze misteriose
• Il Parlamento europeo ha revocato l’immunità a Carles Puigdemont e ad altri due europarlamentari catalani, Comín e Ponsatí
• Un tribunale turco ha condannato all’ergastolo cinque persone per l’omicidio dell’ambasciatore russo Andrei Karlov, compiuto ad Ankara nel 2016
• Due barconi diretti in Italia sono affondati poco a largo della Tunisia: almeno 14 morti, tra i quali quattro bambini
• La Corte d’Appello di Roma ha condannato a 12 anni Buzzi e a 10 anni Carminati
• Il governo giapponese ha deciso di escludere gli spettatori stranieri dalle Olimpiadi di Tokyo
• La Juve è fuori dalla Champions: a Torino ha battuto il Porto 3-2, ma non è bastato
• Conte è stato squalificato per una giornata per somma di ammonizioni. Un turno di stop anche per Serse Cosmi, per una bestemmia
• Nella prima regata di America’s Cup Luna Rossa è stata battuta da Team New Zealand per 31 secondi

Titoli
Corriere della Sera: Italia chiusa nei weekend
la Repubblica: Vaccini, beffa all’Europa
La Stampa: Battaglia sul lockdown di Pasqua
Il Sole 24 Ore: Le Borse Usa brindano al piano Biden
Avvenire: «Difendere i figli» / Difendere le madri
Il Messaggero: Statali, scivolo per la pensione
Il Giornale: Casalino umilia il Pd: «Cancri da estirpare»
Leggo: Weekend in lockdown per tutti
Qn: Guerra dei vaccini, Europa nei guai
Il Fatto: Tridico scoprì i ladri: il Garante punisce lui
Libero: Femminicidi: in Germania il doppio che in Italia
La Verità: Dopo 12 mesi sanno solo chiudere
Il Mattino: La Pasqua in lockdown
il Quotidiano del Sud: Il Sud separato in casa
il manifesto: È di nuovo natale
Domani: Il Pd è sempre più disperato / ora si aggrappa a Enrico Letta

Cucù  di Sebastiano Messina

La notizia non è che Mattarella si è vaccinato, ma che l’ha fatto 72 giorni dopo Vincenzo De Luca, due mesi dopo il vescovo di Potenza e tre settimane dopo il sindaco di Corleone, che hanno saltato la fila perché «in prima linea». Lui invece ha aspettato il suo turno: di settantanovenne.

Parla Madè, la sorella di Benno Neumair: «Non credo al suo pentimento, avevo capito tutto sin dall’inizio»

Bolzano, in una lettera aperta il dolore dopo la confessione del fratello: «Gelidi depistaggi e menzogne, ha ucciso a sangue freddo mia mamma e mio papà. Ora il mio cuore ora è colmo d’amore per loro»

Parla Madè, la sorella di Benno Neumair: «Non credo al suo pentimento, avevo capito tutto sin dall'inizio»

DALLA NOSTRA INVIATA

BOLZANO — Madè, la sorella di Benno Neumair rompe il silenzio. Dopo aver saputo della confessione di suo fratello fa sapere con una lettera aperta, appena diffusa, che «non è un traguardo». E aggiunge che «per me è una svolta che forse faciliterà il nostro percorso in quello che fino a ieri vedevo come un processo puramente indiziario». Nient’altro, dal punto di vista giudiziario. Ma poi c’è l’umanità perduta tra sorella e fratello; c’è «l’indicibile fatto che Benno abbia ucciso a sangue freddo mia mamma e mio papà» che «per me è stato violentemente e dolorosamente evidente fin dal primo pomeriggio del 5 gennaio».

«Non so come ho fatto»

C’è una ragazza di 27 anni che confessa al mondo: «Stento a credere come io sia riuscita a mantenere la calma e la concentrazione nel trambusto e nel dolore più annientante, vivendo nella paura che la verità non venisse mai alla luce. Ho sentito i miei genitori vicinissimi ogni giorno, mi hanno dato la forza di rialzarmi ogni mattina. Mi stanno continuando a dare tutto quello che mi hanno sempre dato nel modo più puro».

«Voce gelida»

Madè rivede se stessa davanti alla tv subito dopo i fatti: «Ho vissuto quei giorni con le immagini in televisioni di un Benno a braccia larghe che si appoggiava alla balaustra della terrazza dei miei genitori, scrutando con arroganza in basso verso giornalisti e carabinieri; lamentandosi al telefono come di quanto fosse nauseato di tutte quelle strane domande, sentendo nelle varie interviste la sua voce gelida teorie depistanti e palesi menzogne». Madè lo immagina mentre confessa: «Non credo a un sentimento di pentimento e ci vuole ben poco a capire che la sua confessione fosse un passo dovuto dopo il quadro indiziario a suo carico e non “l’effetto di una dissoluzione, di schianto, di tutte le difese di negazione e di rimozione” (così avevano spiegato ieri i legali di Benno, ndr)». Dice Madè che «negazione e rimozione mi paiono ben poco compatibili con la sua intensa attività per depistare e inquinare in maniera calcolata e lucida le prove a suo carico».

Bene e male

Nella sua notte insonne, Madè ha cercato le parole per riflettere su quello che è successo alla sua famiglia. «Il 4 gennaio — dice — ho provato sulla mia pelle che il bene non sempre vince il male, che l’amore di una mamma e di un papà a volte può non bastare, che le parole giuste spesso non ci sono, che nessuna possibile condanna potrà mai compensare quello che in poche ore mi è stato tolto a mani nude. Credo ancora fermamente che la verità possa e debba vincere. Il mio cuore in questo momento è colmo d’amore che sento per i miei genitori, dei gratitudine nei confronti dell’Arma dei carabinieri, degli inquirenti e dei miei legali. Per la vicinanza che sento alla mia famiglia del mondo intero, del bene e della luce che riesco a vedere nonostante tutto nella mia vita, della “vita che vuole la vita”, come diceva sempre mia mamma».

Bufera fra i dem per l’attacco di Casalino: “Nel Pd persone straordinarie come Zingaretti e Franceschini. Ma ci sono anche cancri da estirpare”.

Poi le scuse del grillino

 di Laura Mari

 L’ex portavoce di Conte a Oggi è un altro giorno su Rai1: “La mia una frase infelice”. Su Twitter monta la protesta

Non c’è pace per il Partito democratico. Da un lato le dimissioni dell’ormai ex segretario Zingaretti, dall’altro i sondaggi che vedono i dem crollare tra le preferenze degli elettori e in mezzo l’ira degli esponenti del partito per le parole del portavoce delle Sardine, Mattia Santori. A tutto questo si aggiungono ora le accuse di Rocco Casalino. L’ex portavoce di Giuseppe Conte questo pomeriggio, intervenendo alla trasmissione Oggi è un altro giorno su Rai1, ha duramente criticato il partito: “Nel Pd – ha accusato – ci sono persone straordinarie come Nicola Zingaretti e Dario Franceschini, ma ci sono dei cancri che vanno estirpati”. Poi, però, dopo la bufera che le sue parole hanno provocato sui social, Casalino ha corretto il tiro e si è scusato. “La mia frase è stata oggettivamente infelice,  soprattutto per l’espressione usata. Ciò che volevo dire – ha proseguito – è che all’interno del Pd, purtroppo, ci sono alcune persone che lavorano per distruggere ciò che tutti gli altri costruiscono con fatica e sacrificio, che per una mera lotta di potere minano il concetto più nobile del fare politica. Ad ogni modo mi scuso ancora per l’espressione usata”.

Sondaggi, Pd crolla dopo l’addio di Zingaretti. M5S con Conte leader torna secondo. Nel weekend l’assemblea dem

di Valeria Forgnone 09 Marzo 2021

La protesta del Pd

Inutile dire che neanche le scuse di Casalino hanno placato la polemica sui social. “Non è in alcun modo tollerabile che qualcuno  (#Casalino o chiunque altro) definisca il @pdnetworkun corpo con “cancri da estirpare”, per di più su una rete del servizio pubblico. L’Amm Delegato Rai e il Direttore di Rai1 ne dovranno rispondere in #Vigilanza #orabasta”, protesta su Twitter Andrea Romano. E la deputata Giuditta Pini aggiunge: “Ciao @roccocasalino, sono uno dei cancri da estirpare? Vorrei capire. Se vuoi ci vediamo e me lo dici di persona. Attendo con ansia il tuo coraggioso riscontro”.

Dario Parrini non risparmia le accuse al 5 Stelle: “Insultando una parte del @pdnetwork (che secondo lui contiene “cancri da estirpare”), #RoccoCasalino insulta tutto il Pd. Tutto il Pd dovrebbe pacatamente replicargli che le sue parole non dicono nulla di serio sul nostro partito. Invece dicono tutto, purtroppo, di Casalino”. Protesta anche Matteo Orfini, della minoranza dem, che giudica l’esternazione di Casalino come “la chiusura di una stagione piuttosto infelice”. Durissima l’ex sottosegretaria al Mise, Alessandra Morani: “Quando Casalino parla del mio partito si sciacqui la bocca”.

Ma gli attacchi ai dem arrivano anche dal leader di Azione, Carlo Calenda, che in un tweet ironizza: “Giornatina se sei del PD: Le sardine ti dicono che sei tossico e Casalino, signorilmente, ti paragona al cancro. Direi che la parola d’ordine dell’origine dagli alleati 5S si potrebbe pure prendere in prestito per mezza giornata”. Il dirigente nazionale del Pd, Nicola Oddati, però ribadisce: “Sono del tutto inaccettabili i gravissimi insulti del signor Rocco Casalino alla comunità del Partito Democratico, intollerabili per gli argomenti e le parole usate. Se ne vergogni – conclude – e porti rispetto per una comunità che ha tanto da insegnare, un largo consenso nel Paese e migliaia di eletti nelle istituzioni”.

A protestare contro l’ex concorrente del Grande Fratello anche l’ex ministro Giuseppe Provenzano. “Chiunque commenti le nostre vicende porti rispetto verso una comunità che ha problemi, difetti, ma anche la forza di mettersi in discussione democraticamente, cambiare e uscire da una crisi più forte di prima”. Chiede l’intervento della presidente del partito, Valentina Cuppi, il deputato Emanuele Fiano. Per lui il linguaggio usato dal 5 Stelle è “inaccettabile, violento, insultante. Si intromette nella vita di un altro partito. Si è oltrepassato il limite – dice Fiano – Questa non è politica, è il linguaggio dell’antipolitica e della distruzione dei rapporti politici. Cuppi Deve pretendere scuse formali da Casalino, e anche Giuseppe Conte dovrebbe parlare”.

Il corsivo è mio: Sono perfettamente d’accordo con le Sardine, con  Calenda e con il collega Casalino. Nel PD, come in altri partiti, e in tutte le zone,  ci sono cancri da estirpare… degni di essere  eliminati  fisicamente con una pubblica impiccagione. (Fer.Ter)

La Verità di Stato

La Verità di Stato

Con senso dello Stato, sì, ma dello Stato totalitario. Fratelli d’Italia ha promosso e ottenuto l’approvazione di una legge regionale per cui il Veneto sospende i finanziamenti a chi nega le foibe, o ne riduce la portata, o sottostima l’esodo istriano, fiumano e dalmata.

L’aspetto più creativo della legge è la dead line: obbligatorio sostenere che i morti furono almeno 12 mila. Dire 11 mila 999 non si può, e nonostante sia una somma inverosimile per la stragrande maggioranza degli storici, compresi quelli persuasi che non si acuisce la gravità del crimine arrotondando le cifre. Un buon numero di studiosi, circa duecento, hanno scritto al presidente della Repubblica allarmati da una verità imposta per decreto, e per di più su basi scientifiche fragili. La chiamano Verità di Stato, e non c’è niente di più scandaloso di uno storico a cui lo Stato imponga il giusto e lo sbagliato o peggio, il consentito e il proibito.

E non li sconcerta di meno essere stati equiparati, nella disputa successiva, ai negazionisti della Shoah: secondo la legge Mancino, negarla o minimizzarla costituisce un’aggravante del delitto di propaganda razzista, e si rischiano fino a sei anni di carcere.

Ritenere che la Shoah sia un’invenzione della propaganda pluto giudaico massonica, o qualcosa del genere, è una scemenza abissale e qualifica chi lo sostiene, ma anche la legge Mancino impone il giusto e lo sbagliato, il consentito e il proibito, e anche la legge Mancino, sebbene sia dalla parte della verità, prescrive una Verità di Stato. Non è che ce ne si possa accorgere quando cambia chi guida lo Stato, e dunque cambia la Verità.

C’era una volta

Dieci anni fa

Venerdì 11 marzo 2011. Un maremoto ha distrutto il Giappone. «Alle 14.46 un terremoto sottomarino a 24 chilometri di profondità e a 130 chilometri dalla costa, nono grado della scala Richter, ha sollevato un’onda di 13 metri che ha colpito la costa del Giappone all’altezza della prefettura di Miyagi, a nord di Tokyo, penetrando poi per cinque chilometri nell’abitato e spazzando quello che ha incontrato sul suo cammino, navi case treni. Tutta la costa del Pacifico – dalle Hawaii all’Ecuador – è entrata in allarme, i governi hanno imposto evacuazioni di massa, ma, rispetto a quello che è successo in Giappone, i danni negli altri paesi sono stati poca cosa. In Giappone i morti stimati sono fino a questo momento almeno diecimila, centinaia di cadaveri giacciono riversi sulle spiagge, la metà degli abitanti di Minamisanriku è scomparsa, centinaia di incendi hanno devastato le comunità, specialmente a Kesennuma dove le fiamme si sono estese per chilometri e chilometri. Gli edifici non toccati dall’acqua, come ad esempio quelli di Tokyo, sono rimasti in piedi, grazie all’applicazione rigidissima delle norme antisismiche adottate in fase di costruzione. Ma c’è scarsità di acqua e soprattutto di elettricità: le centrali nucleari danneggiate sono almeno quattro e il dubbio più angoscioso, adesso, è se non si sia alla vigilia di un disastro atomico. L’impianto più colpito è quello di Fukushima, a 240 chilometri dalla capitale, vecchio di quarant’anni, all’interno del quale si sono verificate fino a questo momento tre esplosioni. A quanto si capisce è successo quanto segue. Le centrali atomiche devono spegnere in modo immediato e automatico il processo di reazione appena c’è un’accelerazione sismica che supera una certa soglia. In questo caso la centrale si isola automaticamente, staccandosi dalla rete elettrica ed entrando in una specie di black out. Quando tutto va come deve andare, però, una certa quantità di energia resta attiva per permettere il funzionamento dei rilevatori di radioattività, dei comandi in sala controllo e per far sì che, nei corridoi e nelle altre sale, la luce resti accesa. Devono soprattutto continuare a girare i compressori che fanno circolare l’acqua di raffreddamento dentro il reattore, altrimenti il nòcciolo si scalda e continuando a scaldarsi può provocare la fusione del nucleo e il disastro atomico. I due motori preposti ai compressori di Fukushima, dei grossi diesel derivati da quelli delle navi, non si sono accesi e la temperatura del nòcciolo ha cominciato a salire. S’è provveduto al raffreddamento adoperando persino acqua di mare, mentre liquidi speciali sono arrivati dagli Stati Uniti. Ma intanto, all’esterno, dove la folla attendeva i primi soccorsi, un centinaio di persone sono risultate contaminate. Tutti coloro che abitano in un raggio di 20 chilometri sono state evacuate, una massa di dieci milioni di uomini e donne. Alla popolazione sono state distribuite pillole di iodio» [Dell’Arti, Gazzetta]

Twitter raggiunge il record di cinguettii nell’arco di 24 ore (177 milioni).

Libia. Dopo Ras Lanuf, sembra che il regime abbia riconquistato anche Zawiyah e i ribelli sono in difficoltà. I leader dei ventisette paesi membri dell’Unione Europea si riuniscono a Bruxelles per un summit di emergenza sulla situazione libica. Continuano gli inviti e le pressioni della comunità internazionale su Gheddafi, molti paesi interrompono i rapporti commerciali e approvano sanzioni economiche.

Caso Yara. Aloni con Dna maschile sono stati trovati nel laboratorio del Ris dei carabinieri sugli slip della piccola Yara.

Venti anni fa

Domenica 11 marzo 2001. Esordio come allenatore di Roberto Mancini, sulla panchina della Fiorentina contro il Perugia a Perugia. Finisce 2 a 2.

Trenta anni fa

Lunedì 11 marzo 1991. In Lituania proclamazione unilaterale di indipendenza da parte del parlamento.

«Mosca rispose con una serie di manovre militari intimidatorie intorno alla capitale che si protrassero per settimane, ma soprattutto con un blocco economico che si tradusse in un taglio di rifornimenti energetici» [Bain, Estonia, Lettonia, Lituania].

Musica. I Pearl Jam iniziano le registrazioni del loro album di debutto, “Ten”, ai London Bridge Studios di Seattle. Il nome dell’album deve le proprie origini al numero di maglia del giocatore di pallacanestro “Mookie Blaylock”, dal quale il gruppo aveva inizialmente preso il nome [Mercury, Tuttorock].

Quaranta anni fa

«Le dichiarazioni di Reagan sull’Afghanistan -fanno notare a Washington – non sono il preludio ad alcuna mossa concreta a sostegno dei ribelli afghani, ma vogliono indicare che gli Usa si riservano il diritto di aiutare le forze di liberazione che si battono contro l’occupazione e l’egemonia sovietica. Il governo Reagan si prepara ad un’altra mossa importante: riprendere l’assistenza militare a un gruppo di guerriglieri anticomunisti in Angola (assistenza sospesa dal 1976) per controbattere l’azione dei cubani in Africa. Washington però non chiude la porta al vertice con Breznev, purché nel frattempo non ci siano interventi sovietici in Polonia» [CdS].

Alla protesta studentesca del 4 marzo, in Kosovo segue la protesta dei lavoratori. Nel paese scatta la repressione. I dati ufficiali parlano di nove morti tra i dimostranti e un poliziotto, 75 feriti e 55 arrestati. Gli albanesi del Kosovo dichiarano 160 morti e 250 feriti [albanianews].

Cinquanta anni fa

Giovedì 11 marzo 1971. «Gli elettori indiani hanno conferito al primo ministro Indira Gandhi un mandato inequivocabile: quello di adoperarsi con tutti i mezzi nel supremo tentativo di sconfiggere con un programma radicale la loro drammatica povertà. Dai risultati confermati fino a questa mattina si è appreso che il partito del Congresso della signora Gandhi si è aggiudicato 200 dei 269 seggi finora scrutinati, sui 518 che compongono la Camera bassa del parlamento indiano. Inoltre, il partito del Congresso si trova in vantaggio nella maggior parte degli altri distretti» [CdS].

La malavita è tornata all’offensiva in numerose località della penisola, con rapine e aggressioni. Nel Bresciano una banda, per farsi largo, ha sparato e ha ferito un uomo. Istituti di credito sono stati assaltati in Liguria, nel Veneto, in Lombardia e In Toscana. Alla Spezia è stata attaccata una armeria: i banditi hanno rubato due pistole e ferito la proprietaria. Ad Aprilia è stato aggredito il guardiano di uno stabilimento: il bottino — apparecchiature elettroniche — supera i venti milioni [CdS].

Settanta anni fa

Domenica 11 marzo 1951. Dall’unione dei socialisti contrari all’accordo con i comunisti nasce il Partito Socialista Democratico Italiano.

Grande dimostrazione popolare con la quale, a piazza Venezia, Roma ha auspicato il ritorno all’Italia di Trieste.

Ottanta anni fa

Martedì 11 marzo 1941. «Vietato parlare di caduti. Si ricorda ancora una volta che è tassativamente vietato pubblicare annunzi mortuari a pagamento relativi ai caduti di guerra. Niente notizie di pretesi miracoli e fenomeni affini, ad eccezione del tradizionale episodio di San Gennaro a Napoli» [Riccardo Cassero, Le Veline del Duce].

In Jugoslavia scoppiano disordini e dimostrazioni anti-tedesche e anti-italiane [Salmaggi e Pallavisini].

Il Congresso americano, con il voto favorevole del Senato (60 contro 31), approva la legge “Affitti e prestiti” che diventa così operante. Essa consente al presidente degli Stati Uniti di “vendere, trasferire, scambiare, affittare, prestare o altrimenti adoperare materiali di difesa a beneficio di ogni paese la cui difesa sia giudicata vitale per la difesa degli Stati Uniti d’America”. L’America diventa anche de iure, come già lo è di fatto, “l’arsenale delle democrazie”. Il presidente ha la libertà di designare le nazioni beneficiarie e di fissare la natura e l’ammontare dell’aiuto. La sintesi, paradossale, ma reale, del provvedimento la dà un senatore del Texas che esclama: “Se ho ben capito questa legge consente di trasferire alla Repubblica dei Soviet la corazzata Texas”. Le prime due nazioni ammesse a beneficiare degli aiuti americani sono la Gran Bretagna, che riceverà 28 potenti vedette lanciasiluri, e la Grecia che otterrà notevoli forniture di artiglieria [Salmaggi e Pallavisini].

Cento anni fa

Venerdì 11 marzo 1921. La devastazione della cooperativa di consumo di Rolo avvia una campagna di violenze contro l’amministrazione municipale socialista: dimissionario nel giro di pochi giorni il consiglio comunale, «banditi» i dirigenti della cooperativa e deil’ufficio di collocamento. Invasa inoltre la Camera del lavoro di Lussinpiccolo (Pola) [Franzinelli1].

Centoventi anni fa

Lunedì 11 marzo 1901. Il governo inglese respinge l’emendamento che il Senato americano ha preteso d’introdurre nel trattato fra l’Inghilterra e gli Stati Uniti relativo al canale di Nicaragua.

Centoquaranta anni fa

Venerdì 11 marzo 1881. «Scrivesi da Monaco che il re Luigi di Baviera, al quale generalmente non garba di mostrarsi ai suoi sudditi, è da qualche settimana in qua diventato affatto invisibile. Le imposte delle sue finestre sono sempre ermeticamente chiuse; egli dorme tutta la giornata e non si leva che la sera per fare di notte giorno. Si fanno un monte di congetture sui motivi che hanno potuto spingere questo strano re a scegliere un genere di vita tanto originale. Alcuni dicono che siano i pensieri degli affari di Stato che gli hanno dato alla testa; altri sospettano sia stata la musica di Wagner» [CdS].

Centosessanta anni fa

Lunedì 11 marzo 1861. In Torino alla Camera Rattazzi assume la presidenza. Il primo ministro Cavour presenta, fra applausi, il disegno di legge approvato dal Senato per il conferimento al Re Vittorio Emanuele del titolo di re d’Italia per sé e suoi successori (Comandini).

Il Comitato Veneto Centrale in Torino manda 1.500 lire a nome di Venezia e di Vicenza al Comitato pel dono nazionale al generale Garibaldi (Comandini).

Le batterie borboniche della cittadella di Messina continuano a tirare contro le batterie italiane (Comandini).

Centosettanta anni fa

Martedì 11 marzo 1851. Al Teatro la Fenice di Venezia va in scena con successo Il Rigoletto, opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse. Rigoletto è il baritono Felice Varesi, il duca di Mantova il tenore Raffaele Mirate, Gilda il soprano Teresa Brambilla.

Il 3 giugno 1850 Verdi scriveva a Piave: «In quanto al titolo quando non si possa tenere Le roi s’amuse, che sarebbe bello… il titolo deve essere necessariamente La maledizione di Vallier, ossia per essere più corto La maledizione. Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla sua figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone, mi sembra morale e grande, al sommo grande». La decisone finale sul titolo cadde sul nome del protagonista, cambiandolo da Triboletto, traduzione “letterale” dell’originale Triboulet, a Rigoletto (dal francese rigoler, che significa ridere, scherzare).

Duecento anni fa

Domenica 11 marzo 1821. Al mattino il capitano Vittorio Ferrero, guidando da Carignano 80 soldati, sosta a San Salvario, spiega la bandiera carbonara rossa, celeste e nera. Si uniscono un centinaio di cittadini armati. Di fronte a loro si schierano i reggimenti Guardie e Piemonte Reale. Uno studente ferisce il colonnello Raimondi, della legion leggera. Per sette ore si parlamenta. Alla sera la colonna di Ferrero, vista l’inerzia di Torino, passa su barche il Po davanti al Valentino, e si avvia verso Chieri e Asti.

Per l’Inps è il via libera ai furbastri di ogni tipo

Per l’Inps è il via libera ai furbastri di ogni tipo

La beffa – Dall’ente non è mai uscito alcun nome

di  | 10 MARZO 2021

Raccontano fonti qualificate che all’Inps la decisione del Garante della Privacy sia stata presa male, molto male. Non certo per la multa inflitta, quanto perché vi si legge una sconfessione totale dell’operato di controllo e verifica che l’Istituto porta avanti.

La scelta del Garante, infatti, contraddice tutto il lavoro portato avanti dalla Direzione Centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza voluta nel 2019 dall’attuale presidente Pasquale Tridico. Si tratta dell’organismo che è preposto alla verifica che le prestazioni erogate siano correttamente dovute. E il senso di questa scomunica sta nel ragionamento che ai piani alti dell’Istituto viene fatto apertamente da ieri mattina: “Perché non ci hanno mai multato per il Reddito di cittadinanza o la Cassa integrazione illecita? I controlli che facciamo sono gli stessi”.

Il documentoL’ampio documento del Garante si incunea in una quantità di cavilli e norme difficili da comprendere per i più. Addentrandosi nella sua decrittazione, senza abbandonarsi alla facile lettura del comunicato stampa, si capisce che a essere contestato è l’aver avviato verifiche e controlli prima che fossero chiari i requisiti con cui poi i bonus sarebbero stati erogati. Come se i parlamentari, i consiglieri comunali, regionali etc, avessero potuto mai beneficiare di un provvedimento come il bonus. In questo caso la puntualizzazione del diritto fa a pugni direttamente con la morale.

Quanto alla violazione della privacy più in generale, si ragiona all’Inps, dall’ente previdenziale non è mai uscito alcun nome. I nomi di deputati e consiglieri vari sono emersi in seguito alle loro auto-denunce.

Il Garante contesta all’Inps che “il trattamento dei dati personali è stato effettuato in una data anteriore a maggio 2020”. All’Inps si ritiene però di non essersi mossi impropriamente perché la convinzione che quei soggetti non avessero diritto, e quindi sottoposti a controllo, è stata ampiamente avallata dal ministero del Lavoro, ente vigilante sull’Istituto. La presidenza dell’Inps, infatti, vanta il parere emesso dal ministero del Lavoro, richiesto a settembre 2020 e consegnato il 2 dicembre a firma del responsabile dell’ufficio legislativo, Giuseppe Bronzini. Il parere è molto esplicito sull’inconsistenza di quel diritto per chi riceve un’indennità paragonabile a un reddito da lavoro dipendente e che, comunque, è iscritto a una gestione previdenziale, per quanto anomala come quella che regola i vitalizi parlamentari.

Nella sanzione comminata, poi, si parla anche di una “mancata valutazione dell’impatto sulla protezione dei dati”, ma le considerazioni interne all’Inps dicono che con il senno di poi si sarebbe fatto esattamente lo stesso: prendere dati esterni pubblici e confrontare i codici fiscali, unico modo per cercare di prevenire le frodi da parte di un ente che possiede ampie banche dati, ma non le ha tutte. Certamente, non ha i dati dei parlamentari che, come è noto, hanno un regime previdenziale basato sul vitalizio, gestito direttamente dalle Camere di appartenenza.

Il recupero dell’illecito Il punto più rilevante però è che ora rischia di fermarsi l’attività di recupero delle prestazioni indebite. Nel caso dei parlamentari si tratta di 2,5 milioni di euro, ma ci sono tutti gli altri casi, molto più onerosi e per i quali nessuna critica finora è stata mossa. I dirigenti dell’Inps hanno fatto sapere alla presidenza che ora vogliono delle garanzie prima di muoversi perché “non è possibile fare i controlli sulla base delle preferenze mediatiche del Garante” che si muove sui parlamentari, ma non ha mai contestato il modo in cui colpiscono gli indebiti sul Reddito di cittadinanza. Come se ci fossero “furbetti” di serie A e “furbetti” di serie B.

Infine, vale la pena svolgere anche una valutazione politica di questa decisione, perché nel comminare la sanzione, il Garante (pagina 13 della sua “sentenza”) compie un legame diretto tra il modo in cui l’Inps si è mossa e la divulgazione dei dati a ridosso del referendum del 20-21 settembre sul taglio dei parlamentari. Come se, si insinua, l’Inps avesse voluto dare rilevanza mediatica alla vicenda per influire sul voto.

Accusa che Tridico respinge in toto, ma che potrebbe dare vita a un altro leitmotiv dell’era Draghi: la rimozione dello stesso Tridico. Il presidente del Reddito di cittadinanza e dei controlli a tappeto, potrebbe mai resistere alla restaurazione?