lunedì, 2 Agosto 2021
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IL MEGLIO E IL PEGGIO DAI GIORNALI DI OGGI

LUNEDì 22 FEBBRAIO 2021

Omicidio Formia, in mille ai funerali di Romeo. La famiglia: nessuna vendetta

Domenica pomeriggio la cittadina pontina si è stretta attorno ai parenti del 17enne ucciso con una coltellata nella strada della movida. L’omelia dell’arcivescovo di Gaeta: «Signore, ridisegna il tempo dei più giovani, che hanno visto fuggire la vita di Romeo»

Omicidio Formia, in mille ai funerali di Romeo. La famiglia: nessuna vendettaL’ultimo addio a Romeo Bondanese (foto Barsoum/Lapresse)

«Romeo non ha più tempo, il suo è il tempo di Dio – ha detto l’alto prelato nella sua omelia -. Signore, ridisegna il tempo dei più giovani, di coloro che hanno visto fuggire la vita di Romeo. Che possano pensare d’ora in poi ogni istante come una scintilla di vita. Che è terribile riempire di niente. Di amore in questi giorni ne abbiamo visto tanto, ma non è stato l’amore a uccidere Romeo. Dove c’è amore non c’è violenza. Vorremmo solo che la morte di Romeo non fosse inutile».

A portare la bara un gruppo di amici di Romeo, che indossavano magliette bianche con la fotografia del 17enne. «Non siamo animati da alcuni spirito di vendetta, vogliamo solo giustizia», ha detto fra gli applausi lo zio di Romeo, Salvatore Orsini, parlando al microfono. «Vorremmo che la sua morte serva a ridisegnare il carattere dei giovani, che capiscano che la violenza non porta a nulla, solo disperazione per loro e noi adulti».

“Rifondare il M5S con Conte e difendere il patto giallorosa”

“Rifondare il M5S con Conte e difendere il patto giallorosa”

Crisi politica – Il nuovo governo – L’ex guardasigilli: “Situazione d’emergenza, ma essere responsabili non significa democristiani. Non vanno smarriti i nostri valori”

di  | 22 FEBBRAIO 2021

Due governi caduti nel giro di un anno e mezzo, con la giustizia a fare sempre da miccia dell’incendio finale. E in mezzo al fuoco sempre lui, l’ormai ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, che ora può dirlo a mente moderatamente fredda: “Sapevamo che portare avanti le battaglie del M5S su certi argomenti non sarebbe stato per nulla facile ma, premesso che le rifarei tutte, la giustizia è stata davvero un pretesto. C’era l’intenzione di aprire una crisi, e chi è stato ai tavoli della trattativa nell’ex maggioranza sa che i temi non erano il vero punto”. Il punto era qualcosa d’altro, ma ora Bonafede ha un’altra urgenza: “Bisogna guardare al futuro e a ciò che c’è da fare con responsabilità, quella che non ha avuto chi ha provocato tutto questo in piena pandemia”

Tutto questo secondo alcuni è successo anche perché Bonafede era inamovibile dal suo ministero, e l’ha teorizzato anche qualche 5Stelle. Lei ha rappresentato un problema durante la crisi?

Io non ho mai posto la mia questione personale, ma quella dei nostri valori e dei nostri risultati da preservare, come la riforma della prescrizione, che era una delle promesse principali del programma del M5S. Ho chiarito subito che la mia permanenza come ministro non doveva essere un problema, e che comunque non mi interessava essere promosso o destinato ad altro ministero.

Le hanno offerto un altro ruolo?

C’erano delle voci su un mio spostamento al Viminale. E prima che mi facessero proposte ho detto cosa pensavo.

Matteo Renzi invocava “discontinuità” sulla giustizia.

Io per tre mesi non ho reagito alle tante provocazioni, perché bisognava lasciare al centro il lavoro sulla giustizia. Ricordo però che quando Conte è andato difendere gli interessi italiani in Europa qualcuno ha rilasciato interviste a giornali stranieri evocando la crisi.

Perché?

Perché c’era una forza politica che non voleva la compattezza della coalizione giallorosa.

Questa coalizione va conservata e difesa, come sostiene Giuseppe Conte?

Sono assolutamente d’accordo con lui. L’esperienza del governo giallorosa è stata positiva, e penso che questa coalizione debba lavorare per guidare il Paese anche in futuro.

Con Conte federatore dell’alleanza o leader del Movimento?

Questa ovviamente sarà una sua scelta. Ma io penso che il futuro del M5S non possa che essere intrecciato a quello di Conte.

Intanto però c’è un nuovo governo, con dentro Forza Italia, Renzi e la Lega. Come potete deglutire tutto questo?

Siamo in una situazione eccezionale, con la pandemia, e il presidente della Repubblica ha rivolto un appello a tutte le forze politiche. I cittadini ci chiedono di difendere gli interessi Paese nel segno della legalità e della transizione ecologica, e di completare il Recovery Plan. Il M5S deve dimostrare lealtà e responsabilità, come abbiamo sempre fatto.

Ma il Movimento è lacerato e le espulsioni vi stanno decimando.

La nostra non è una fiducia in bianco. Sarà essenziale stare in questo governo difendendo i valori che sono il nostro Dna, perché il principale rischio ora è smarrirli. Ma la Rete ha detto che dovevamo votare la fiducia, e quel responso per noi è vincolante.

Vi chiederanno di accettare di tutto, di normalizzarvi…

Essere responsabili non significa essere democristiani. Siamo il partito con la maggioranza relativa in Parlamento, e dobbiamo essere protagonisti.

Hanno congelato gli emendamenti sulla prescrizione, che non significa averli cancellati. La sua riforma è intoccabile?

Sulla prescrizione sono arrivati segnali positivi. Detto questo, per noi deve restare il punto di caduta citato nel post che ha lanciato il voto su Rousseau, ossia il cosiddetto lodo Conte-bis, che introduce una distinzione tra condannati e assolti. Siamo disposti a muoverci esclusivamente nel perimetro del lodo.

Lei è davvero convinto di aver fatto un buon lavoro?

Guardi, io ho realizzato la riforma della prescrizione, la legge spazzacorrotti, la legge sulle intercettazioni e quella sul codice rosso, contro la violenza sulle donne. E ho varato un piano di assunzioni che non ha precedenti: solo nel 2021 nel comparto giustizia verranno assunte 7mila persone. Solo con il personale e la digitalizzazione, che abbiamo avviato, si può velocizzare la giustizia.

Ma i processi andavano riformati.

La riforma del processo civile è alla Camera da più di un anno. Io avevo proposto anche un decreto per anticipare alcune misure. Dopodiché siamo pronti a dare la massima collaborazione sulla riforma dei processi alla ministra Cartabia, che ho incontrato per il passaggio di consegne.

C’è tanto da fare. Ma nel frattempo il Movimento rischia di implodere, non crede?

Io penso che il M5S vada rifondato, ossia che debba essere completamente riorganizzato.

Eleggere una segreteria collegiale non basterà?

Non è sufficiente sostituire un capo. Dobbiamo darci una struttura, e coinvolgere i territori. Vito Crimi ha fatto il massimo come reggente, ma l’errore che tutti noi abbiamo commesso in questo ultimo anno è stato pensare che al Movimento, per reggere, bastasse stare al governo. E invece non può essere così.

A proposito di segreteria: lei potrebbe candidarsi?

In questo momento non è nei miei pensieri. La mia principale preoccupazione è il lavoro in Parlamento, che sarà fondamentale. E per questo sarà fondamentale che il Movimento resti compatto.

Via Twitter Beppe Grillo ha manifestato il sostegno alla ricandidatura a Roma di Virginia Raggi

Non so quali saranno le valutazioni del M5S. Di certo Virginia ha lavorato molto bene.

Clamoroso

Clan camorristici attivi in Campania: 180 [Isaia Sales, Rep].

In prima pagina

• Draghi oggi deciderà la proroga dello stop agli spostamenti tra regioni

• Salvini chiede il licenziamento di Arcuri: «Ha fallito»

• Ieri i morti di Covid registrati sono stati 232. Aumentano i ricoveri ordinari (+110) e quelli in terapia intensiva (+31). Il tasso di positività è salito al 5,4%. Persone vaccinate con due dosi in Italia: 1.330.054 (2,21% della popolazione)

• Dieci dei 16 Länder tedeschi oggi riaprono le scuole, gli Stati Uniti si avvicinano ai 500 mila morti per Covid (un numero maggiore di quello dei caduti della Prima e Seconda Guerra Mondiali e della guerra in Vietnam insieme)

• Clara Ceccarelli, la donna uccisa a coltellate dall’ex marito a Genova, aveva già pagato il suo funerale, scelto il loculo e organizzato l’assistenza per figlio e padre anziano

• Una donna di 31 anni s’è gettata dal ponte di Vidor, nel Trevigiano, con il figlio di un anno e mezzo. Lei è morta, il bimbo è in gravi condizioni

• Sempre del Trevigiano un padre ha strozzato il figlio, forse affetto da autismo, e poi s’è tagliato la gola

• In provincia di Padova un imprenditore di 41 anni, titolare di un’azienda che organizzava eventi, da un anno senza lavoro, si è suicidato

• Incidente d’auto per l’ex calciatore Andrea Cossu, ricoverato in rianimazione

• Scortata da centinaia di agenti, la salma di Raffaele Cutolo è stata portata dal carcere di Parma a Ottaviano, in provincia di Napoli. Nella notte tra sabato e domenica un prete gli ha impartito la benedizione, poi il corpo è stato sepolto. Al funerale erano presenti solo 12 persone

• Sergio De Caprio, il capitano Ultimo che arrestò Totò Riina, è andato in pensione dall’Arma dei carabinieri. Resta comunque assessore regionale della Calabria con delega all’Ambiente

• Donald Trump ha annunciato che domenica prossima parteciperà alla Conservative Political Action Conference e lancerà la sua nuova sfida politica

• Un aereo ha perso pezzi del motore mentre sorvolava Denver. Detriti sono caduti in un centro abitato vicino alla città

• Petrolio in mare, Israele chiude le spiagge

• Una delle figlie di Amos Oz racconta in un libro che il padre la sottoponeva «a una routine di abusi sadici»

• Il ministro dell’Interno libico Bashagha è sfuggito a un attentato. Ucciso l’assalitore

• L’Inter domina il derby vince 3-0 (doppio Lautaro e Lukaku) e prende il largo sul Milan. L’Atalanta travolge il Napoli 4-2 e inguaia sempre più Gattuso. L’Udinese riprende il Parma (2-2 al Tardine). Roma Benevento è finita 0-0

• Luna Rossa ha vinto la Prada Cup e si è qualificata per la finale di Coppa America

• Djoković strapazza Medvedev in tre set e vince gli Australian Open per la nona volta. Tra le donne trionfa Naomi Osaka

• I Mondiali di Cortina si chiudono con l’italiano Vinatzer che illude ma poi chiude al quarto posto nello slalom

Titoli

Corriere della Sera: Ristori e divieti: le regole di Draghi

la Repubblica: Divieti fino a primavera

La Stampa: Gentiloni: «Con Draghi rinasce l’Italia»

Il Sole 24 Ore: Sos giovani: Italia ultima in Europa, deserto al Sud

Il Messaggero: «Chiusure per riaprire a Pasqua»

Il Giornale: Via i prof che odiano

Leggo: Spostamenti, stop anche a marzo

Qn: Spostamenti vietati fino al 27 marzo

Il Fatto: «Rifondare il M5S con Conte / Draghi, fiducia non in bianco»

Libero: Draghi ha un nemico: il virus

La Verità: Caserme, parcheggi, fabbriche / Tutto pronto, meno che i vaccini

Il Mattino: Vaccini senza vincoli di età / Medici di famiglia in campo

il Quotidiano del Sud: Mettiamoci in moto partendo dal Sud

Domani: L’eterna lotta tra Stato e ‘ndrangheta

Delitti e suicidi

Una donna di 31 anni, da tempo affetta da depressione e per questo in cura, sabato sera uscì di casa in auto con il figlioletto di un anno e mezzo per andare a cena dai genitori ma, arrivata al ponte sul Piave a Vidor, nel Trevigiano, si fermò, scese dall’auto e si buttò di sotto portando con il bambino in braccio. Volo di 15 metri con caduta sui sassi del greto. I carabinieri, allertati dai familiari della donna, notarono la Lancia Y accanto al ponte. I pompieri, calandosi sul greto, trovarono la donna morta e il figlio vivo, in gravi condizioni. Ora il bambino è ricoverato all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Non è in pericolo di vita.

«Egidio Battaglia, 43 anni, ha stretto alla gola il figlio Massimiliano, di soli due anni e mezzo. Poi, impugnato un coltello da cucina, ha rivolto la lama verso sé stesso colpendosi al petto e trafiggendosi la gola. Sul tavolo del soggiorno, due fogli di quaderno scritti a mano. “Non riesco più a vivere con il peso di questa situazione, con l’ombra dell’autismo di Massimiliano”, ha scritto il padre prima di porre fine alla vita di entrambi. Un messaggio lungo, dettagliato, come un testamento. E che getta sul delitto il segno della premeditazione. Il timore per la salute del bambino è l’unico movente plausibile, dal momento che la famiglia non aveva problemi economici e la coppia era solida. Padre e figlio hanno trovato la morte nel loro appartamento a Castello di Godego, nel Trevigiano, sabato mattina intorno alle nove. A fare l’atroce scoperta sono stati il fratello e il padre di Battaglia, che aspettavano Egidio e il bimbo per il consueto pranzo del sabato. Adriana Gargalic, la mamma 40enne del bambino e moglie di Egidio da tre anni e mezzo, quando ha ricevuto la notizia ha accusato un pesante malore ed è rimasta ricoverata in ospedale fino a sera, quando è poi stata sentita dai carabinieri. A stabilire l’ora esatta del delitto-suicidio saranno le autopsie sui due corpi, disposti dal pubblico ministero Mara De Donà, ma i dettagli repertati dal Ris dei carabinieri sulla scena portano a pensare che papà e figlioletto abbiano fatto colazione insieme e che poco dopo si sia consumata la tragedia. Il piccolo era ancora in pigiama, il genitore in abbigliamento da casa. La moglie si trovava all’ospedale di Castelfranco, dove lavora per il servizio mensa come dipendente di una cooperativa» [De Salvador, Mess].

Omar Rizzato, 41 anni, titolare della Hubble di Conto Euganeo, in provincia di Padova, azienda specializzata nell’allestimento di audio, video e illuminazione per concerti, da un anno completamente senza lavoro, si è sparato. A maggio aveva scritto: «Conto di ripartire a settembre».

«Clara sapeva che prima o poi Renato l’avrebbe uccisa. E per questo “due giorni fa aveva già pagato il suo funerale e un tutor che si prendesse cura del figlio e del padre anziano”, raccontano sconvolti il suo commesso e i negozianti di via Colombo. Era più di un presentimento quello di Clara Ceccarelli, la commerciante di 69 anni uccisa nel suo negozio di Genova venerdì con oltre 40 coltellate dal suo ex compagno, l’artigiano disoccupato Renato Scapusi, 60 anni, che prima di venire sottoposto a fermo dalla polizia ha cercato di togliersi la vita lanciandosi da un muraglione. “Due giorni fa – aggiunge Piero, titolare del bar della zona – Clara mi aveva detto che era stata a Staglieno per comprare il loculo e indicare la cremazione”. E ancora: “La sera, per paura che Renato entrasse in negozio – raccontano le titolari del negozio di abbigliamento a fianco di quello di Clara – si chiudeva sempre dentro per fare la cassa. È una morte annunciata”. Herbert Lima Da Silva, il commesso brasiliano che lavorava con lei da otto mesi nel negozio Jolly Calzature Pantofoleria aggiunge: “Clara aveva sognato di essere uccisa da lui, era terrorizzata e stanca. E per non gravare sui suoi famigliari aveva già coperto tutte le spese delle esequie e dell’assistenza”. L’assassino ha atteso che Herbert finisse il suo turno e si allontanasse, venerdì pomeriggio, prima di entrare in azione. Le telecamere della strada, sequestrate dalla squadra mobile, lo hanno ripreso almeno tre ore prima seduto sulla panchina davanti al negozio. Renato – affetto da ludopatia al punto da derubare più volte la sua stessa ex compagna e sperperare tutti i suoi averi con i gratta e vinci – ha fatto irruzione nel negozio. Nei verbali, finiti sul tavolo del pm Giovanni Arena, ci sono passaggi inquietanti. Come il fatto che l’assassino abbia chiuso la porta a chiave sequestrando Clara dentro il negozio. In mano aveva un coltello da cucina. Un’arma, che ancora non si trova, lunga almeno una trentina di centimetri. La commerciante non ha avuto scampo. Non ha neppure avuto il tempo di difendersi. Non ha potuto fare altro che scappare nel retrobottega e rifugiarsi in un piccolo bagno. È qui che Renato Scapusi l’ha straziata di coltellate. L’ha colpita all’addome, sulle braccia ma anche sul volto e la testa. Quindi è fuggito. Braccato dai passanti che non sono riusciti a bloccarlo. Al suo avvocato, Stefano Bertone, che ieri mattina lo ha incontrato in carcere, ha raccontato le ore di fuga in città. “Ero confuso, non sapevo cosa fare. Ho vagato per ore in attesa di decidere come comportarmi. Quindi ho tentato di uccidermi. Volevo farla finita”, ha spiegato. È lì, mentre cercava di scavalcare il muraglione, che lo ha fermato polizia. Quindi la confessione, mezz’ora dopo in questura: “Sono entrato nel negozio perché volevo convincerla a tornare con me. Abbiamo litigato, avevo un coltello e l’ho colpita più volte. Non sopportavo più di litigare con lei”. Poi più nulla. Scapusi sarà interrogato entro mercoledì dal giudice che dovrà convalidare il fermo della polizia, che accusa l’uomo di omicidio volontario aggravato» [Fagandini e Fregatti, Sta].

Incidenti

Sabato, mentre percorreva il sentiero Bordin, sulle montagne di Sestriere, insieme a tre amici, Riccardo Enrico Marcato, vent’anni, milanese, studente di filosofia, si è appoggiato a una balaustra che ha ceduto, è caduto per 150 metri. Inutile il tentativo di rianimazione.

Sabato sera, sulla statale 554, nell’hinterland di Cagliari, una Porsche Macan guidata da Andrea Cossu, ex calciatore del Cagliari e della nazionale, è finita fuori strada, s’è ribaltata due-tre volte per poi schiantarsi contro il guard rail. Cossu, sbalzato fuori dall’abitacolo, è stato soccorso e ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Brotzu di Cagliari. Ha riportato fratture, un trauma toracico e problemi alla milza. È in condizioni stabili e in prognosi riservata.

Un Boeing 777 della United Airlines partito da Denver, in Colorado, e diretto a Honolulu, alle Hawaii, ha avuto un guasto poco dopo il decollo e ha disseminato pezzi di motore su un’area residenziale di Broomfield, prima di fare un atterraggio d’emergenza. Non ci sono stati feriti, né tra i 241 passeggeri dell’aereo, né tra i cittadini di Broomfield.

C’era una volta

Dieci anni fa

Mercoledì 23 febbraio 2011. In Libia Gheddafi non intende arrendersi a nessun costo. Ieri in un discorso televisivo durato un’ora e mezza ha detto: «Non lascio il Paese, lotterò fino all’ultima goccia di sangue. Colpirò i ribelli come a Tienanmen». Oggi ha continuato a bombardare il suo stesso popolo. Due piloti libici sono scappati a Malta dopo essersi rifiutati di colpire la folla. «La televisione al Arabiya ha detto che i morti sono a questo punto diecimila e i feriti cinquantamila. Su tutte le televisioni del mondo è passato un video in cui si mostra l’allestimento di un cimitero sul lungomare di Tripoli. Fosse ampie, dove buttare più di un corpo, e che poi sono ricoperte da uno strato di cemento. Ci sono cadaveri anche per le strade, e un rischio sempre più alto di infezioni. Mancano acqua, cibo, medicine. Alla catastrofe della guerra civile, ormai in atto, si aggiunge quella del disastro umanitario» [Dell’Arti, Gazzetta].

«I ministri dell’Interno di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta si sono riuniti per affrontare l’emergenza migranti. Sarebbero trecentomila i profughi pronti a riversarsi sulle coste italiane» [ibid.].

I carabinieri di Taranto hanno arrestato Carmine Misseri e Cosimo Cosma, il fratello e il nipote di Michele – già in carcere con la figlia Sabrina – per l’omicidio della nipote Sarah Scazzi. L’accusa per Carmine e Cosimo è concorso in soppressione di cadavere. «Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 26 agosto 2010, giorno del delitto, il corpo di Sarah venne trasportato dal garage dell’abitazione di Michele Misseri, in via Deledda 20 ad Avetrana, nelle campagne del paese in contrada Mosca e nascosto nel pozzo di un podere appartenuto agli stessi Misseri. A far ritrovare il cadavere fu Michele Misseri, nella sua prima confessione del 6 ottobre 2010 […]. Ad incastrare i due sono delle telefonate fatte proprio il 26 agosto, giorno in cui Sarah è scomparsa. Per Giovanni Di Blasio, comandante provinciale dei carabinieri di Taranto, Carmine Misseri e Cosimo Cosma “hanno attuato un tentativo generalizzato di crearsi dei copioni ben articolati per sostenere gli interrogatori e quindi precostituirsi degli alibi”. Dalle intercettazioni ambientali, hanno riferito gli inquirenti, emergerebbero anche contraddizioni rispetto alle testimonianze dei due arrestati e contrasti con le risultanze dei tabulati telefonici acquisiti durante le indagini» [SkyTg24].

Nell’ambito del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte dell’ex Banca Popolare Italiana, i pm chiedono tre anni di reclusione per Antonio Fazio, un anno e tre mesi per Gianpiero Fiorani in continuazione con la pena già patteggiata, tre anni per gli ex vertici di Unipol Gianni Consorte e Ivano Sacchetti. Due anni e un mese per il parlamentare del Pdl Luigi Grillo, un anno e 3 mesi per Francesco Frasca, ex responsabile della vigilanza a Banca d’Italia. Chieste condanne severe anche per le società, tra cui la confisca di 39,6 milioni per Unipol, imputata per la violazione della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle aziende per i reati commessi dai propri dipendenti.

“Senza Fazio non ci sarebbero state le scalate bancarie, lui aveva detto di non avere patti occulti con alcuni soggetti e invece li aveva, il progetto non era solo di Fiorani ma riguardava il riassetto del sistema bancario dove Fazio aveva un ruolo dirigistico in spregio delle regole”, ha detto il Pm nella richiesta di condanna”» [Rep].

La stazione spaziale Mir, dopo 15 anni di attività, viene fatta rientrare a terra.

Le parti che non andarono distrutte all’impatto con l’atmosfera furono inghiottite dall’Oceano Pacifico.

Venti anni fa

Venerdì 23 febbraio 2001. Erika De Nardo, la ragazzina di 16 anni unica sopravvissuta alla strage di Novi Ligure di due giorni fa, viene portata nel pomeriggio nel villino rosa salmone. Racconta e mima tutto quello che dice di avere fatto. Traccia l’identikit dei due balordi che le avrebbero massacrato a coltellate la madre Susanna Cassini, 41 anni, e il fratellino Gianluca di 12 anni. Racconta di averlo sentito urlare dal bagno al piano di sopra. Dice di essere andata su, di aver visto un uomo. Anche mamma Susy sale le scale. Lo sconosciuto la colpisce. “Ho visto che gliel’ha dato così… quello è andato nel bagno e ha socchiuso la porta. Aveva dei guanti gialli. Mio fratello era sempre seduto lì per terra che sanguinava. E l’acqua c’era nella vasca da bagno … l’acqua … Poi lei (la mamma – ndr) mi ha preso, mi ha sporcato le mani. Cioè mi ha preso con la mano sporca di sangue e mi ha detto “Scappa”. E io sono corsa giù in garage”. Gli inquirenti non le credono. Non le hanno mai creduto. La sera stessa del delitto le avevano messo sotto controllo il cellulare e, poche ore dopo l’omicidio, al suo fidanzato Omar – che poi si chiama Mauro Favaro – aveva detto: “Non ti preoccupare, stai tranquillo, non ci prenderanno, ce la facciamo. Io sono l’unica testimone”. Così, alle 21.15 di questa sera, Erika De Nardo è stata arrestata con l’accusata di omicidio volontario plurimo aggravato insieme al suo fidanzato Omar.

La famiglia Francesco De Nardo, originario di Maida, provincia di Catanzaro, s’era trasferito a Novi Ligure coi genitori e la sorella Gina. Laureato a Genova in ingegneria chimica, era entrato alla Pernigotti come impiegato ed era poi diventato direttore dello stabilimento. Un fidanzamento di dieci anni con Susy Cassini prima di sposarla, una casa in montagna a Monginevro, appassionato di pallavolo, calcetto e sci. Susy Cassini, carattere forte, molto cattolica, aveva lasciato il lavoro per stare coi figli e da un po’ litigava con Erika, perché era preoccupata dei suoi studi, delle sue compagnie eccetera. Gianluca, 12 anni, moro, bravo a scuola e a calcio, chierichetto alla chiesa della Pieve. Erika, 16 anni, caschetto castano chiaro con riflessi biondi, intelligente, brillante, appassionata di pallavolo e kickboxing, ottima padronanza dell’inglese e qualche amico a Londra, fan dei Lùnapop, considerata ribelle, iscritta al terzo anno all’istituto privato San Giorgio, uno dei più esclusivi di Novi, dopo due anni di liceo scientifico [Maurizio Crosetti, Marco Preve, Wanda Valli, Rep].

Il delitto Intorno alle 19.30 dell’altro ieri, Susy era da poco tornata a casa con Gianluca. Lo aveva portato agli allenamenti di basket. In cucina si mise a discutere con la figlia per la scuola. Erika s’infuriò, afferrò un coltello e colpì la madre. Dal bagno – s’era nascosto lì – spuntò il fidanzatino Omar che, mani coperte dai guanti, diede manforte alla ragazza. I due aggredirono Susy alle spalle, le tapparono la bocca, la scaraventarono su un tavolo che si ruppe in due ed la pugnalarono quaranta volte. Morì implorando Erika di risparmiare il fratello. Ma Gianluca aveva visto tutto e per lui non ci fu scampo. Fu ucciso con 57 coltellate. La donna venne trovata sul pavimento della cucina, il figlio nella vasca da bagno al piano di sopra» [CdS].

Michele Profeta, accusato dei due omicidi di Padova – il tassista Pierpaolo Lissandron e l’agente immobiliare Walter Boscolo – si è sottoposto in carcere a un prelievo di saliva, per la comparazione tra il suo Dna e quello del presunto assassino. All’esame, eseguito dai periti nominati dal pm Paolo Luca, ha assistito il legale di Profeta, Antonio Scalone, giunto da Palermo e che ha ribadito la sua convinzione: «la polizia ha preso la persona sbagliata» [CdS].

A Napoli, davanti a un centinaio di insegnanti, il ministro della Pubblica istruzione Tullio De Mauro è scoppiato in lacrime. Tra i singhiozzi ha detto: «Non capisco questi attacchi così violenti, non stiamo facendo nulla di sconvolgente. Vogliamo solo mettere in pratica idee in circolo da trent’anni, e dichiarare la morte di quel vecchio ministero che controllava dall’alto ottocentomila insegnanti. Insomma questa riforma l’avete fatta voi, cari colleghi, nessuno dica che ce la siamo inventata a tavolino». Il ministro poi s’è seduto e con il volto fra le mani ha continuato a piangere. La platea allora lo ha rincuorato con un applauso e De Mauro ha ripreso la parola: «Scusatemi, sono un po’ stanco. De Sanctis diceva che la vera aristocrazia appartiene a chi cela la stanchezza. Anche in questo, evidentemente, io sono un proletario».

II primo censimento dei bimbi venuti al mondo con la fecondazione artificiale offre un dato sorprendente: in Italia sono quasi seimila. In pratica, uno ogni cento nati. Un terzo rispetto alla Francia, dove i costi degli interventi sono più contenuti [Cds].

Venticinque anni fa

Venerdì 23 febbraio 1996. Ai mondiali di sci di Sierra Nevada (Spagna) Alberto Tomba vince la medaglia d’oro dello slalom gigante, suo primo successo iridato in carriera: «Vincere questo titolo è stata una liberazione, finalmente ce l’ho fatta. Potrei anche lasciare soddisfatto lo sci, ora, ma le vittorie caricano. Potrei correre ancora un anno, sì, fino ai mondiali del Sestriere. Oppure fino alle Olimpiadi di Nagano, nel 1998, o ai Mondiali di Vail, del 1999. Ci sarebbe tanta roba da fare. Certo, è una bella soddisfazione vincere un mondiale dopo tanto digiuno: una volta ero troppo giovane, un’altra sono stato sfortunato, un’altra ancora ho sbagliato e poi un’altra volta ero ammalato. Finalmente la medaglia è arrivata». In testa già al termine della prima manche, nella seconda, tra la nona e la decima porta, la Bomba finisce col sedere sulla pista e sembra spacciata, ma incredibilmente riesce a risollevarsi. Mario Cotelli, ex tecnico della nazionale, commenta: «Tomba ha dimostrato tutta la sua classe eccelsa non quando ha recuperato dalla strisciata alla nona porta, ma successivamente, quando ha saputo cambiare marcia, rischiando nel restante tracciato, consapevole che solo con una condotta al limite sarebbe riuscito a recuperare l’errore. Un recupero non del genere “o la va o la spacca”, ma lucido, a dimostrazione di una maturità agonistica che solo i campionissimi possiedono» [Astori, Cotelli, Cds 24/2/1996].

Trenta anni fa

Sabato 23 febbraio 1991. L’Irak lascia spirare il termine del secondo ultimatum postogli dagli alleati. Le truppe avrebbero dovuto ritirarsi entro le 18 ma nessuno s’è mosso. Un’ora dopo l’ora X, la Casa Bianca ha dato il via al generale Schwarzkopf per l’attacco di terra che, secondo fonti del Pentagono, sarà «rapido, massiccio e coinvolgerà migliaia di carri armati e centinaia di migliaia di uomini». Mosca spera ancora in un ripensamento.

In Thailandia, il generale Sunthorn Kongsompong guida un colpo di Stato deponendo il primo ministro Chatichai Choonhavan.

Quaranta anni fa

Lunedì 23 febbraio 1981. Tentato colpo di Stato in Spagna. A Madrid, alle 18.30, 180 militari guidati dal colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero fa irruzione nella sede del Congresso interrompendo la sessione in cui Leopoldo Calvo Sotelo sta per sostituire Adolfo Suarez alla presidenza del governo. I deputati si stendono a terra. Il generale Gutiérrez Mellado, ministro della Difesa, ordina ai golpisti di gettare le armi ma viene aggredito dai militari, che si mettono a sparare contro il tetto dell’emiciclo. Per tutta la notte i parlamentari restano ostaggio dei golpisti. Nelle stesse ore a Valencia anche il capitano generale Jaime Milans del Bosch tenta il sollevamento. Nella terza città spagnola il tentativo di golpe è impressionante: per le strade vengono dispiegate decine di mezzi corazzati e di carri armati e oltre 1.800 uomini. Viene dichiarato lo stato d’eccezione e per una notte la città torna agli anni della dittatura franchista. Alle 21 un comunicato del ministero dell’Interno informa della costituzione di un governo provvisorio formato dai sottosegretari uscenti di tutti i ministeri, presieduto dal direttore della sicurezza Francisco Laína. All’1.14 di notte il re compare in televisione, vestito con la divisa di capitano generale degli eserciti, per schierarsi contro i golpisti e difendere la Costituzione. Il golpe è fallito. Un operatore della Tve riesce a filmare per quasi mezz’ora quanto stava accadendo nel Congresso, portando così all’attenzione del mondo l’unico documento audiovisivo di questa giornata.

«Il segnale è che la Spagna, dopo due sole elezioni parlamentari dalla morte del despota Francisco Franco, quelle del 1977 e quelle del 1979, potrebbe non resistere alla prova del terrorismo, fra la crisi economica e le crisi centrifughe delle rivendicazioni regionali» [Alberto Ronchey].

Ottanta anni fa

Domenica 23 febbraio 1941. Al teatro Adriano, discorso del Duce in cui afferma che l’Italia può considerarsi in guerra dal 1922, dal giorno in cui «alzammo contro il mondo massonico, democratico, capitalistico la bandiera della nostra Rivoluzione, che allora era difesa da un pugno di uomini. Da quel giorno il mondo del liberalismo, della democrazia, della plutocrazia ci dichiarò e ci fece la guerra con campagne di stampa, diffusione di calunnie, sabotaggi finanziari, attentati e congiure, anche quando eravamo intenti a quel lavoro di ricostruzione interna che rimarrà nei secoli quale indistruttibile documentazione della nostra volontà creatrice». Esclude ogni possibile vittoria da parte dei britannici:

«Per vincere l’Asse, gli eserciti della Gran Bretagna dovrebbero sbarcare nel continente, invadere Germania e Italia, sconfiggerne gli eserciti: e questo nessun inglese, per quanto squilibrato e delirante dall’uso e dall’abuso degli stupefacenti e degli alcolici, può nemmeno sognarlo». E conclude: «È più verosimile che gli Stati Uniti siano invasi, prima che dai soldati dell’Asse, dagli abitanti non molto conosciuti, ma pare assai bellicosi, del pianeta Marte, che scenderanno dagli spazi siderali su inimmaginabili fortezze volanti».

Il primo ministro greco Koritzis accetta formalmente l’aiuto che la Gran Bretagna offre al suo paese: una forza di 100.000 uomini con 240 pezzi di artiglieria da campagna, 32 cannoni di medio calibro, 192 cannoni antiaerei e 142 carri armati [Salmaggi e Pallavisini].

Novanta anni fa

Lunedì 23 febbraio 1931. C’è ancora emozione per le strade di Castellammare di Stabia dopo il varo di ieri della nave scuola Amerigo Vespucci.

Fu costruita, negli ex reali cantieri navali di Castellammare di Stabia, dall’ingegnere Francesco Rotundi sul vecchio progetto dell’ingegnere navale napoletano Sabatelli che aveva costruito il veliero Monarca ribattezzato Re Galantuomo, l’ammiraglia della Real Marina del Regno delle Due Sicilie. Aveva anche una gemella di poco più piccola ugualmente adibita a nave scuola, la Cristoforo Colombo che dovette essere ceduta all’Unione Sovietica per i pegni pagati in seguito alla sconfitta della seconda guerra mondiale.

Cento anni fa

Mercoledì 23 febbraio 1921. Approvata alla Camera l’abolizione del prezzo politico del pane. «Invero il prezzo del pane viene ora stabilito tenendo conto dei prezzi di vendita per la forma grossa e per quella piccola, a un livello medio non superiore al costo del frumento nazionale. È un grande passo, che giova sperare sia tutto e fa d’uopo fare ogni sforzo perché non si riduca a nulla» [Cds].

«Il popolo era pronto a riconoscere l’assurdità di pagare una lira al chilogrammo quel pane che costava tre lire» [Luigi Einaudi, L’Italia e il secondo Risorgimento, 2 dicembre 1944].

Centoventi anni fa

Sabato 23 febbraio 1901. A Catania il teatro Castagnola è completamente distrutto da un incendio.

Non venne mai ricostruito.

Centotrenta anni fa.

Lunedì 23 febbraio 1891. A Roma sull’Esquilino, in Piazza Dante, meeting di alcune migliaia di operai per la maggior parte disoccupati che biasimano fra l’altro, la politica africana, la quale richiede ingenti somme che meglio servirebbero a bonificare e coltivare l’Agro Romano e le Maremme (Comandini).

Centosessanta anni fa

Sabato 23 febbraio 1861. Il Texas è il settimo Stato ad uscire dall’Unione.

Il treno che sta portando il presidente eletto Abramo Lincoln a Washington per la cerimonia di insediamento è atteso a Baltimora. Alla stazione di President Street una grande folla è pronta ad acclamarlo, tra loro però anche malintenzionati che, armati di coltelli, sono pronti ad ammazzarlo. Allan Pinkerton, funzionario delle ferrovie, viene però a sapere del complotto e chiede al presidente di cambiare programma. Inizialmente Lincoln rifiuta ma poi decide di scendere assieme alla sua famiglia a una fermata non programmata.

Lincoln proseguirà poi il suo viaggio verso Washington sotto mentite spoglie. I sudisti lo ridicolizzarono per questo atto secondo loro di codardia.

Festa «per l’inaugurazione, alla presenza del principe Eugenio di Savoia Carignano, del nuovo tronco di ferrovia che porta da Sarno, nel Salernitano, a Sanseverino, in Basilicata. Alle stazioni intermedie, Cancello, Nola, Palma Campania, Sangiorgio, il principe è stato salutato dalle acclamazioni delle Guardie nazionali e dei cittadini di ciascun comune interessato; poi ha attraversato a piedi un tunnel appena costruito, sul cui imbocco risplende lo stemma sabaudo. Sulla porta che il corteo ha varcato, fra bandiere e trofei, era collocato un enorme quadro che rappresentava Vittorio Emanuele a cavallo. Il principe Luogotenente, al termine del tragitto e della visita, ha ricevuto informazioni sugli studi in corso per dirottare la linea fino ad Avellino» [Nello Ajello, Rep 25/2/2011].

Duecento anni fa

Venerdì 23 febbraio 1821. Alle 23 muore a Roma di tubercolosi, a soli 25 anni, il poeta inglese John Keats. Sepolto nel cimitero acattolico. Epitaffio, di sua mano: «Qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua». «Sulla lapide la data riportata è però un’altra: 24 febbraio. Non si tratta di un errore, ma di un diverso calcolo dei giorni tra il metodo romano e quello inglese. Nella città eterna, infatti, il giorno finiva circa mezzora dopo che le chiese suonavano l’Ave Maria: per questo la sua morte è stata registrata dalle autorità il 24 febbraio e non il 23» [Fanpage].

«Orfano, fu messo dai tutori come apprendista presso un chirurgo; superati (1816) gli esami di licenza all’Apothecaries’ Hall, fu nominato assistente al Guy’s Hospital. Intanto le letture, e in specie The Fairie Queene di Spenser, gli rivelarono la sua vera vocazione (il suo più antico componimento a noi noto è appunto la Imitation of Spenser, forse del 1813). J. H. L. Hunt riconobbe subito il genio di Keats e ne pubblicò alcuni sonetti in The Examiner; la sua influenza è evidente nel primo volume di K. (Poems, 1817). Il periodo di raccoglimento che seguì la decisione di dedicarsi esclusivamente alla poesia (1816) fu occupato da Keats nello studio serio, e per lui decisivo, di Shakespeare; nello stesso tempo risentì l’influenza di Wordsworth, che è sensibile nella poesia Sleep and poetry, la più importante dei Poems […] Endymion fu stroncato nel Blackwood’s Magazine e nella Quarterly Review; ma che il dolore per queste stroncature fosse la causa prima della tisi di K. è leggenda […]. Keats scoprì nell’ode una forma lirica atta a esprimere le qualità essenziali del suo genio. Tutte le odi, a eccezione della Ode to sorrow (Endymion, IV) e del frammento della Ode to Maia, appartengono al 1819; in esse Keats, attraverso il presentimento della morte, sente la bellezza che, immortale e impassibile, assiste al vanire delle vicende umane. L’Ode to autumn, con la sua perfetta serenità, chiude una carriera poetica breve quanto gloriosa» [Treccani].