Frottole di Natale

Fonte: L’amaca/ DI MICHELE SERRA/ Repubblica

Si apprende dal Salvini che esiste un “diritto al Natale”, e questo diritto è negato dal governo. Siamo in piena Radio Maria, con Satana che gongola perché i comunisti vogliono impedire ai bimbi, ai papà, alle mamme, ai nonni, agli zii, ai cognati, ai cugini, ai padrini e alle madrine di radunarsi a frotte per mangiare il capitone, l’abbacchio, il panettone, il torrone, in uno spolverio magico e scintillante (molto natalizio) di goccioline e sputacchi emessi dal più tossicchiate, e dunque sospettabile, dei convitati.

Non c’è niente da fare, l’idea che la pandemia sia solo un subdolo pretesto per rovinare l’esistenza alle brave persone, e adesso per guastare le feste, non riesce a uscire dalla testa della nostra destra e di quelle del mondo intero, che da quando è arrivato il Covid non sanno dire altro, non arrivano a formulare un pensiero appena più articolato e soprattutto meno monotono. Esiste una vera e propria internazionale dell’alito libero che protesta per qualunque forma di restrizione e di prudenza, sia lo skilift inerte o lo stadio chiuso, la movida interrotta o la serranda abbassata. È legittimo pensarla così, ma a un patto: dire a chiare lettere, sillabando le parole, “sappiamo benissimo che senza distanziamento, mascherina, chiusure, il numero dei morti sale di molte migliaia, ma è un prezzo da pagare alla sacrosanta voglia di fare finta di niente. A esequie avvenute la vita continua, lo dice anche il proverbio: chi muore giace, chi vive si dà pace”.

Ma non lo dicono, perché è un pensiero rude, ma schietto e rivelatore. Troppo difficile da sostenere. Più comodo nascondersi dietro una fanfaluca come il “diritto al Natale”.