Saturimetro sempre a portata di mano. Sì a paracetamolo, aspirina e cortisonici ma no all’idrossiclorochina. – Bocciati pure gli antibiotici

 Saturimetro sempre a portata di mano. Sì a paracetamolo, aspirina e cortisonici ma no all’idrossiclorochina, che al momento risulta inefficace. Il farmaco che Matteo Salvini vorrebbe gli fosse somministrato in caso di contagio – come da sue dichiarazioni del 6 novembre – è stato inserito dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) fra le terapie non raccomandate per il Covid-19, nell’ambito delle linee guida sulla “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione dal Sars-Cov-2”. Inutili anche gli integratori vitaminici e alimentari (vitamina D, lattoferrina, quercitina). Il documento è ora al vaglio del ministro della Salute Speranza e ha lo scopo di uniformare il lavoro dei medici di famiglia per la gestione domiciliare dei pazienti, anche gravi, in una fase in cui i posti letto negli ospedali scarseggiano.

 Ai medici di base vengono prospettati cinque stadi della malattia: asintomatica o presintomatica, lieve, moderata, severa e critica. A seconda dell’evoluzione vengono consigliati dei farmaci. Promosso il paracetamolo, utile per abbassare la febbre in fase sintomatica. Bene anche il cortisone, specialmente in pazienti il cui quadro clinico non migliora entro 72 ore, ma questo tipo di farmaci non deve essere utilizzato in maniera continuativa. L’eparina, invece, va utilizzata nei casi più gravi, soggetti che non siano immobilizzati a causa dell’infezione; anche il Remdesivir, farmaco anti-artrite reumatoide, va somministrato in maniera oculata: il suo beneficio sembra dimostrato solo in ossigenoterapia.

 Tra i farmaci non raccomandati, ci sono gli antibiotici, “come per tutte le infezioni virali”, specifica il documento – altre associazioni farmacologiche come Lopinavir/ritonavir, Darunavir/ritonavir o cobicistat, e soprattutto l’idrossiclorochina. Quest’ultimo farmaco ha fatto molto discutere nei giorni scorsi. Ci sono studi indipendenti, pubblicati su riviste di settore, che paventano l’efficacia dell’antireumatico in chiave Covid, nonostante il parere negativo dell’Oms.

 Il dibattito che ne è nato ha spinto il leader della Lega, una settimana fa, a dichiarare che “l’idrossiclorochina è un farmaco usato in Cina, Germania e tanti altri Paesi: se mi ammalassi io la chiederei”. L’Aifa sostiene che “numerosi studi clinici randomizzati ad oggi pubblicati concludono per l’inefficacia” anche se “l’uso in pazienti ambulatoriali con malattia lieve e in fase iniziale potrebbe essere meritevole di un ulteriore approfondimento”. L’Iss, inoltre, consiglia il monitoraggio costante della saturazione dell’ossigeno: sotto il 92% a riposo, bisogna chiamare il 118.

 È raccomandato poi non utilizzare l’aerosol se in isolamento con altri conviventi, avere un’idratazione e nutrizione appropriata e non interrompere altre terapie croniche in corso. “Si tratta di uno strumento molto utile che permette ai medici di famiglia un’omogeneità di trattamento”, afferma Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma. Critici invece i sindacati. “Sono procedure che già eseguivamo – afferma Pina Onotri, segretaria generale dello Smi – Attendiamo ancora di essere messi in condizioni di visitare i pazienti a casa, con strumentazione adeguata per ecografie ed esami del sangue”.

 Ancora più duro Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario Fimmg e responsabile Usca per la Regione Lazio: “Servirebbero meno protagonismi e più fatti. Queste non sono delle linee guida, ma libere argomentazioni basate su esperienze personali. Ma quali esperienze poi? Insieme al professor Emanuele Nicastri dello Spallanzani avevamo già redatto le nostre note interne di gestione, ma non ci siamo fatti tutta questa pubblicità”.

 

Fonte: di Vincenzo Bisbiglia | 15 NOVEMBRE 2020/ Il Fatto Quotidiano