Sciopero della fame per amnistia e indulto, staffetta con Rita Bernardini

Cresce il numero dei contagi all’interno delle carceri tra detenuti e personale, ma il sovraffollamento permane. Per questo c’è Rita Bernardini del Partito Radicale che è al quarto giorno dello sciopero della fame per ottenere un dialogo con il governo. Ciò che propone, oltre all’amnistia e l’indulto, è almeno una modifica del dl Ristori cercando di ampliare la platea dei beneficiari. La legge si limita a 18 mesi e secondo la Bernardini potrebbe essere portata a 24.

Altra misura che propone, frutto di un emendamento presentata dal deputato Roberto Giachetti su proposta del Partito Radicale e da Nessuno tocchi Caino, è la misura già in vigore in Italia quando ci fu la sentenza Torreggiani: ovvero la liberazione anticipata speciale che porta i giorni di liberazione anticipata da 45 a 75 ogni semestre.

Tutte misure volte a liberare gli spazi che non ci sono per isolare i detenuti positivi o creare il distanziamento fisico come il protocollo sanitario impone. Ora, per come sono piene le carceri e senza emanare nuove misure, è pura utopia. Intorno a Rita Bernardini si è creata una staffetta dove stanno aderendo numerosissime persone. Tra di loro c’è anche Salvatore Buzzi, ex ras delle cooperative romane finite sotto l’onda di Mafia Capitale, che poi si è scoperto con sentenza definitiva che tutto c’era tranne che la mafia. “La situazione è drammatica – spiega Buzzi all’Adnkronos -, anche e soprattutto per il Covid-19.

Giornalisti e magistrati dovrebbero farsi un mese in carcere, perché solo chi lo vive può capire: per capirlo basta sistemare un letto nel proprio bagno di casa. A quel punto – continua Buzzi – quando hai disegnato il lavandino, la brandina, i sanitari, va piazzato un letto sopra a quello già esistente. Quello è il sovraffollamento, e lì come lo applichi il distanziamento sociale in carcere?”.

Anche i sindacati della polizia penitenziaria sono in allarme. C’è Massimo Vespia, segretario generale della Fns Cisl, che chiede subito un intervento del ministro Bonafede, di concerto con il ministro della Salute, affinché le Regioni mettano in campo ogni massimo sforzo per rafforzare i controlli sanitari negli istituti penitenziari.

Secondo l’ultimo aggiornamento, risultano 638 detenuti e 885 agenti positivi. Anche il garante nazionale delle persone private della libertà chiede – di non sottovalutare il problema, per questo ha proposto l’introduzione di alcune misure: l’estensione della misura della liberazione anticipata in relazione al periodo connesso alla diffusione pandemica e, sempre per lo stesso periodo, il rinvio dell’emissione dell’ordine di esecuzione, relativamente a fasce contenute di pene o di residui di pene da scontare, per persone che, provenienti dalla libertà, dovrebbero entrare in carcere appunto per la loro esecuzione.

Fonte: di Damiano Aliprandi/Il Dubbio, 14 novembre 2020