Le 10 cose da fare (subito) per evitare il lockdown

  Ci sono dieci cose che si possono e si devono fare subito perché la pallina del lockdown non finisca in buca.

1) Regole Si devono rispettare le regole e se non vogliono rischiare di rimanere prigionieri in casa anche gli scettici si devono adeguare. Soprattutto per le tre fondamentali: portare con sé una mascherina e usarla sempre, al chiuso e all’aperto, quando non è possibile mantenere la distanza di sicurezza; stare almeno a un metro dagli altri; lavarsi spesso le mani, cosa che, a quanto dicono gli scienziati del Cts, troppo spesso dimentichiamo di fare.

2) Trasporti Il rimpallo di responsabilità sul perché bus e vagoni della metropolitana continuino a viaggiare pieni zeppi, ben oltre ogni limite di buon senso e sicurezza, va avanti da settimane. Colpa del governo, o delle Regioni? Del ministero dei Trasporti, o di quello dell’Istruzione? Per processi e sentenze ci sarà tempo, ora la clessidra è agli sgoccioli e bisogna far presto. Adesso si deve ridurre la capienza. L’alternativa è aumentare i mezzi ricorrendo al privato.

3) Scuola Si sono sprecate tonnellate di energie a discutere di banchi con o senza rotelle, ma non si è trovato il modo di scaglionare gli ingressi prima dell’ultimo Dpcm, che ha fissato alle 9 l’entrata dei ragazzi alle superiori. La scuola va tenuta aperta, ma deve essere organizzata meglio. È un diritto dei ragazzi seguire le lezioni in classe invece che da casa, se il timore è l’aumento ulteriore dei contagi, per le medie e le superiori si renda obbligatoria la mascherina al banco, anche quando c’è la distanza di sicurezza.

4) Zone rosse Le aree dove è alto il livello di contagio e di sofferenza delle strutture ospedaliere vanno chiuse senza esitazioni. Quanto accaduto nel febbraio scorso in Val Seriana è il momento più nero di questa pandemia. Replicare quei comportamenti sarebbe da irresponsabili.

5) Controlli C’è il ristoratore che chiude e protesta pacificamente, ma c’è anche quello che lascia aperto il locale. Ci sono migliaia di persone che cancellano comunioni e matrimoni e c’è chi non rinuncia al party con tanto di fuochi d’artificio. E non mancano gli hotel che regalano la notte pur di accaparrarsi clienti al ristorante. La maggioranza dei cittadini sta facendo sacrifici enormi per sopravvivere, forze dell’ordine e polizia locale devono potenziare i controlli e stanare chi crede di essere più furbo.

6) Tamponi Le code interminabili ai drive-in non sono degne di un Paese civile. Gli accordi siglati dai ministri Speranza e Boccia con i presidenti delle Regioni per coinvolgere medici di famiglia e pediatri di libera scelta, vanno resi operativi. E potenziati con l’impiego dei militari, dei volontari sanitari. Il tracciamento è fallito ma poiché individuare e isolare i positivi è una delle armi per combattere il Covid 19, non può essere spuntata.

7) Mes Il dibattito politico sembra aver accantonato il Mes, perché troppe divisioni ha provocato in seno alla maggioranza di governo. Ma quella parola di tre lettere che fa venire la pelle d’oca ai 5 Stelle vale 36 miliardi di aiuti europei per la sanità, dopo anni in cui a un settore cruciale per la vita delle persone sono stati progressivamente e inesorabilmente tolti fondi. I soldi servono e ne servono tanti. Solo scorrendo i titoli dei giornali si capisce quante cose ci sono ancora da fare per rafforzare la medicina territoriale, consentire a chi ha sintomi lievi di essere curato a casa, presidiare le Rsa. Quanto alle terapie intensive, sulla carta l’Italia può arrivare a 10.300 posti, ma non tutti sono attivi e se la curva del virus non si piega il rischio che i respiratori non bastino purtroppo esiste. Per questo il Mes deve essere preso.

8) Medici La carenza di camici bianchi è cronica e in questa crisi, che nella prima fase ha decimato medici e infermieri, si è rivelata fatale. Forse sarebbe il caso di rivedere la norma che, anche durante una simile emergenza, rende obbligatoria la pensione per i medici di base. Accettando la richiesta di chi vuole rimanere.

9) Covid hotel Se ne parla da mesi, ma è ancora un miraggio la ricerca di hotel o appartamenti per consentire a tante famiglie che non hanno spazi adeguati di isolare i positivi durante il periodo di quarantena. Ci sono diversi immobili del demanio vuoti e gestori di strutture private disponibili a metterle a disposizione anche per fare fronte alla crisi economica. Bisogna siglare i contratti, proprio come si è fatto per sistemare gli sfollati dopo i terremoti.

10) Condivisione Solo a ottobre il presidente del Consiglio ha firmato tre Dpcm. Un modo di procedere a scatti, sull’onda di pressioni, accelerazioni e frenate, che contribuisce a generare allarmismi e rischia di indebolire la fiducia degli italiani verso chi ci governa. Il tasso di rivalità tra le istituzioni di certo non aiuta, mentre forse aiuterebbe allargare lo sguardo, aprire la stanza dei bottoni alle opposizioni e provare a condividere la strategia. (L’editoriale completo sul sito e a pagina 11)

FONTE: editorialista/  Monica Guerzoni, Fiorenza Sarzanini/ CORRIERE DELLA SERA / 30/10/20