Viale Mazzini in rosso: tagli ai compensi e via RaiSport

In questi giorni si parla della chiusura del canale di RaiSport (ma non della testata), ipotesi allo studio del vertice della Rai all’interno di un percorso di spending review e razionalizzazione dei costi. L’assemblea di RaiSport ha consegnato un pacchetto di tre giorni di sciopero al cdr. La chiusura della rete sportiva (con dirottamento dell’offerta su Rai2 e su RaiPlay) non è l’unica misura messa sul tavolo dall’ad Fabrizio Salini. Le altre sono il rinvio del canale in inglese, per il quale c’è un direttore (Fabrizio Ferragni), e quello del canale istituzionale, boicottato da tutti a cominciare da Rai Parlamento. Ma in esame al prossimo cda del 30 ottobre ci sarà pure l’accorpamento Rai5-Rai Storia, mentre sopravviverà Rai Movie.

La domanda, però, è sempre la stessa: perché i conti della Rai vanno così male nonostante il canone in bolletta e l’evasione praticamente azzerata? Nell’ultimo cda sono state presentate cifre allarmanti. L’indebitamento totale al 30 giugno 2020 è aumentato a 275,9 milioni (da 239,1). A chiusura del 2020 si prevede un rosso di 120 milioni, che potrebbe arrivare a sfiorare i 200 nel 2021. L’introito del canone per l’azienda è di 1,7 miliardi l’anno, prima di averlo in bolletta era di 1,75 miliardi. Addirittura superiore. Questo perché dei 90 euro di canone alla tv pubblica ne arrivano 74,3. Il resto lo trattiene il governo per un totale di circa 350 milioni. Di questi, 180 milioni sono il cosiddetto extra gettito, ovvero il denaro che la Rai guadagnerebbe dalla mancata evasione della tassa. Soldi che in più occasioni la Rai ha chiesto indietro alla politica. Basta questo a giustificare il profondo rosso? Sicuramente no. Conta anche il calo della pubblicità per effetto Covid: -15,6% nei primi 8 mesi del 2020, dai 446 milioni del 2019 a 377. All’appello mancano poi i 40 milioni per il biennio 2019-2020 che il governo dovrebbe dare alla Rai come sostegno pubblico e già messi a bilancio. Poi ci sono gli sprechi. Viale Mazzini spende ogni anno circa 80 milioni per contratti a personale esterno, nonostante i suoi circa 13 mila dipendenti e 1.800 giornalisti (e ne sono arrivati da poco altri 234). Ci sono diversi contratti milionari agli artisti (sopra il milione l’anno) e molti dirigenti (anche giornalisti) al massimo dello stipendio, 240 mila euro, cifra cui non arriva nemmeno l’ad Salini. Ma gli sprechi si manifestano un po’ ovunque, come l’eccessivo numero di inviati, quando ci si potrebbe affidare alle redazioni locali. Per tutti questi motivi è iniziata un’azione di spending review con accorpamenti e tagli, come quello (già in corso) del 15% su tutti i compensi oltre una certa soglia, che porterà a regime a un risparmio di 5 milioni. Si pensa anche a un taglio sulle spese per gli immobili. Il resto, secondo Salini, lo farà il piano industriale, con direzioni orizzontali invece che verticali e razionalizzazione ai budget di reti e testate. L’ad ha solo 8 mesi di tempo per portare a termine il piano.

 Fonte: di Gianluca Roselli/ Il Fatto Quotidiano  | 25 OTTOBRE 2020