“I parlamentari sono troppi il Sì ai tagli è nel nostro Dna”

“I parlamentari sono troppi il Sì ai tagli è nel nostro Dna”

Maurizio Martina (dem)

“Dobbiamo dirlo onestamente e mi rivolgo anche ai miei colleghi nel Pd che sono contrari alla riforma: 945 parlamentari sono troppi e il Parlamento deve essere in grado di autoriformarsi”. Maurizio Martina, 42 anni da Calcinate (Bergamo), in vista del referendum invita i suoi compagni di “Base Riformista” (Lotti, Guerini, Gori, Nannicini & co.) a ripensarci sul “no” al taglio dei parlamentari: “Lo dice la nostra storia: le nostre riforme costituzionali lo prevedevano e non si può dire no oggi solo perché l’hanno voluta i 5 Stelle”.

Onorevole Martina, quali sono le ragioni del suo “sì”?

Il mio sarà un voto favorevole e anti-populista. Penso che tagliare il numero dei parlamentari sia utile. É un’occasione unica per dimostrare che il Parlamento si può autoriformare. Per me la crisi della rappresentanza parlamentare si è alimentata anche dalla irriformabilità delle istituzioni. Io che invece credo fortemente nel ruolo del Parlamento, penso che avere meno deputati e senatori dia a questo ruolo una maggiore autorevolezza. Novecento sono troppi e noi da anni sosteniamo l’esigenza di ridurre il numero. Poi ben venga anche il risparmio ma questa riforma è solo il punto di partenza…

Ovvero?

Io avrei preferito una soluzione in grado di toccare anche il bicameralismo ma penso che la riforma attuale debba essere accompagnata con tre correttivi: l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo di Camera e Senato, l’adeguamento della rappresentanza regionale nell’elezione del Presidente della Repubblica e il superamento della base regionale del Senato. In più dobbiamo approvare una legge elettorale proporzionale come prevedono gli accordi di maggioranza.

In molti dicono che il taglio dei parlamentari porterà a meno rappresentanza. Condivide?

No, non è così. Come spiegano bene dei noti costituzionalisti, con questa riforma ci adeguiamo ai parametri di riferimento di altri grandi paesi europei nel rapporto tra parlamentari, seggi e popolazione. Questa riforma non stravolge niente e non c’è nessun rischio democratico. Faccio l’esempio della mia provincia, quella di Bergamo: oggi per un milione di abitanti ci sono 20 tra deputati e senatori, mentre se vincesse il “sì” passerebbero a 12. Posso assicurare che 12 sono più che sufficienti per un territorio di un milione di abitanti: io per esempio alcuni colleghi del mio stesso collegio faccio fatica a riconoscerli. Significa che sul territorio non ci stanno poi così tanto.

Orlando dice che il Pd voterà Sì, ma i dem non hanno ancora una posizione chiara sul referendum. Come voterà il partito?

Io credo che il Pd debba discutere al proprio interno per darsi una linea: io spero che tutto il Pd voti unito per il “sì”. Abbiamo votato la riforma solo in quarta lettura ma solo perché nelle precedenti la maggioranza gialloverde aveva impedito di discutere i nostri emendamenti ma se andiamo a rivedere le sedute parlamentari precedenti, si può notare che il Pd non era mai contrario nel merito alla riforma.

Nel Pd cresce la fronda del “No”: Nannicini, Gori, forse anche il ministro Guerini. Sostengono che è una riforma populista che fa il gioco del M5S. Che ne pensa?

Ho sempre sostenuto che un grande partito riformista e progressista come il Pd non possa avere l’ossessione di doversi distinguere da qualcuno ma debba avere la forza di portare avanti la sua proposta. E in questo caso la nostra storia dice che siamo sempre stati favorevoli al taglio dei parlamentari: oltre alle riforme costituzionali – dalla “Bozzi” alla “Iotti” fino alla “Renzi” – nel 2008, il Pd presentò al Senato una proposta di legge costituzionale identica a quella attuale: 400 deputati e 200 senatori. Io quindi non ci sto a piegare tutto questo alla polemica politica.

Il Pd potrebbe tirarsi fuori dalla partita: non rischiate di perdere in ogni caso?

Per come potrò, lavorerò in questo mese per un “sì” riformista. Vedremo se fare un comitato. Una cosa è certa: porterò le ragioni del “sì” tra il nostro popolo, a partire dalle feste dell’Unità.

Fonte: di Gia.Sal | 24 AGOSTO 2020/ Il Fatto Quotidiano