Il caso Viviana Parisi

A proposito di come i disturbi della personalità possano accentuarsi a causa della pandemia, le cronache recenti riportano purtroppo la triste vicenda della dj Viviana Parisi. Il corpo della donna è stato ritrovato lo scorso 8 agosto nei boschi attorno a Caronia, sotto un traliccio della luce. Nessuna traccia del figlio Gioele, di 4 anni, scomparso nel nulla. Omicidio, suicidio, tragico incidente: le piste sono ancora tutte aperte.

Ne parlo con la dottoressa Bruzzone, che in 20 anni di carriera di storie “maledette” ne ha studiate a centinaia. Secondo la sua esperienza, con i dovuti condizionali, cosa potrebbe essere successo? “Da quanto ho letto delle testimonianze dei parenti – perciò sufficientemente attendibili – Viviana soffriva di problemi psichiatrici già prima del Covd-19″, evidenzia la criminologa.

“Probabilmente, è una di quelle persone che durante la fase del lockdown ha subito un aggravamento della sua situazione psichiatrica pregressa. Potrebbe aver sviluppato un delirio di matrice persecutoria temendo per sé e per il proprio figlio. Questo tipo di scenario in un soggetto con problematiche psichiatriche può portare anche a compiere gesti estremi. Con l’obiettivo di sottrarre il minore a un destino ineluttabile di malattia purtroppo il genitore potrebbe quindi decidere di ucciderlo e di suicidarsi. Questo è uno scenario abbastanza frequente in questo tipo di situazioni”.

Ricapitolando, tra le tre opzioni: incidente, omicidio o suicidio, lei dott.ssa Bruzzone – considerando la sua esperienza – sarebbe orientata per l’ipotesi omicidio-suicidio?  “Credo che questa donna fosse in un forte stato di agitazione psico-motoria e di grave alterazione dell’esame di realtà”.

“Penso che abbia nascosto al marito e ai familiari il peggioramento della sua condizione in maniera abile. Poi, si sia sottratta al controllo di tutti con una scusa banale, quella di comperare le scarpe nuove al bambino quando in realtà è possibile che avesse già un progetto molto preciso da attuare“.

“Se poi come sembrerebbe tutte le fratture riscontrate nella salma sono dovute a precipitazione, difficile ipotizzare un omicidio dal pilone dell’energia elettrica. L’ipotesi di suicidio-omicidio al momento [martedì 11 agosto, ndr] è il più plausibile. Gli ingredienti – con i dovuti condizionali – ci sarebbero tutti”.

La fede e la pulizia dell’anima

Qualunque sia la verità definitiva, si tratta di una storia terribile. Lei in questi anni ha visto il male dell’uomo senza usare filtri. In tutto questo, la fede l’ha aiutata? “Sì, senza dubbio. Confrontandomi con il peggio del peggio per venti anni, molto spesso mi sono interrogata sul perché di tanta sofferenza. Credo che l’uomo abbia una natura biologica indirizzata all’uso della forza e a volte anche una fragilità psichica. Faccio fatica a pensare che tutto questo sia opera del caso. O del cieco destino. Credo che, nonostante tutto il male, esista una Regia superiore che ci indica il Bene. Io, personalmente, cerco di comportarmi nel modo migliore e di garantirmi la salvezza eterna! Cerco di tenermi l’anima pulita”.

“Il mio rapporto con la morte è quotidiano e spesso mi interrogo su cosa ci sia dopo. L’uomo è qualcosa di più di un grumo di cellule. Di questo ne sono certa. Io cerco di approfondire tutti gli aspetti, anche quelli più piccoli, dei delitti che seguo per dare ai familiari della vittima delle risposte alla perdita del loro congiunto”.

Ripartire, nonostante tutto!

Dopo tanto dolore, ha un ricordo particolarmente positivo? “Io mi occupo di storie con un finale tragico quasi sempre. Negli ultimi anni però ho potuto assistere tante vittime di violenza, non solo adulte, ma anche minorenni indicando loro un percorso psicoterapico efficace, portato avanti da alcune professioniste di mia conoscenza”.

“Ebbene, grazie al grande lavoro di queste donne, tante vittime sono tornate a vivere serenamente. Si possono cicatrizzare anche ferite dell’anima, del corpo e della psiche molto profonde. Questo è il messaggio finale che vorrei lasciare a tutti, in particolare alle donne e alle bambine vittime di violenza: non perdete la speranza, si può ripartire anche dopo gravissimi traumi”. Magari…in moto!

Fonte: di Milena Castigli di In Terris on line