Oggi la parola alla difesa

Il processo è stato rinviato al prossimo 18 dicembre e dopo una breve replica delle parti vi sarà il verdetto. Ma anche in caso di condanna Emilio Lavoretano non sarà arrestato. La sentenza non è esecutiva e restano ancora due gradi di giudizio.

Santa Maria Capua Vetere – Conclusa con la richiesta di assoluzione “per non aver commesso il fatto”, l’appassionante arringa dell’avvocato Natalina Mastellone,-durata  circa 5 ore –  in difesa dell’unico imputato a piede libero, il marito Emilio Lavoretano, la penultima  udienza del processo per l’omicidio di Katia Tondi.

Il destino dell’uomo è nelle mani di 6 donne e tre uomini che formano  il collegio della Corte di Assise, composto dal presidente, Giovanna Napoletano, dal  giudice a latere, Alessandro De Santis e dal   pubblico ministero,Domenico Musto;  dai componenti la giuria popolare ( che assolveranno o condanneranno, in nome del popolo italiano il presunto colpevole): Rita Villaccio, Vincenza Carlo, Vincenzo Oliva,Carla Colonna, Ines Condello, Rosa Maria Iodice, Angela D’Agostino,Rosario Caiazzo, Margherita Gaglione;cancelliere Dr.ssa Teresa Lombardi.

La difesa del Lavoretano ha criticato i consulenti di “Quarto Grado”, stranamente nessuna telecamera in udienza  oggi, quasi per sottolineare che il processo è fatto solo dall’accusa.

”Questo processo – ha detto tra l’altro l’avvocato Mastellone  – è stato un processo mediatico dove si è seguito più l’audience che il vero colpevole e le vere prove. E’scandaloso, per esempio, che la pubblica accusa con i soldi dei contribuenti abbia incaricato  il generale Luciano Garofano che notoriamente è presente nella tv per le perizie del processo”.

“Crediamo che la Corte non si farà affascinare – ha continuato la Mastellone, più volte interrotta dal pubblico ministero – dalle notizie mediatiche che hanno infarcito questo processo. Non può escludersi assolutamente che si è trattato di una rapina anche perché la giovane donna non apriva a nessuno. Se fosse stato lui l’assassino, Lavorertano,  non avrebbe detto assolutamente che Katia non apriva a nessuno. Non sempre il ladro – ha precisato la Mastellone – scassina per entrare e poi la casa a soqquadro, gli oggetti spariti ed è  stato lui, il Lavoretano, a chiamare la polizia scientifica, il 113, il 118.  La giustizia ha abdicato quando aveva preso in ostaggio il marito di Katia tralasciando le altre probabili piste. Una zingara, una donna gelosa? ma il marito per uccidere la moglie usa un laccio?”.

“L’accusa non ha portato in aula nulla di scientifico. Incertezza sull’ora del delitto. Contrastanti versioni tra i periti e i consulenti: Tarsitano, Garofano, De Rosa, Lavorino, Serino ,Fineschi, Quaranta, Dente, Salina per approdare ad un processo di aria fritta”.

Avviandosi alla conclusione l’avvocato Mastellone rivolgendosi alla Corte  ha detto: ”Voi avete il diritto e il dovere di evitare gli errori (mai visto in un processo così grave domande con A.D.R.)il suo bambino ha 6 anni ed ha perso la mamma… fate in modo  che non perda anche il padre. Lui è vittima e come tutti ha il diritto di sospettare di tutto e  di tutti”.

Il processo è stato rinviato al prossimo 18 dicembre e dopo una breve replica delle parti vi sarà il verdetto. Ma anche in caso di condanna Emilio Lavoretano non sarà arrestato. La sentenza non è esecutiva e restano ancora due gradi di giudizio.