La “Carta di Napoli”. Vademecum a tutela dei giornalisti per immagini

di Mattia Motta

 

Quali diritti, e quali doveri per i giornalisti che fanno dell’immagine il loro linguaggio d’informazione? Vuole rispondere a queste domande – e ne pone, di consueguenza, tante altre – la “Carta di Napoli”.

Presentata oggi all’Accademia delle Belle Arti di Napoli dal sindacato unitario dei giornalisti della Campania (Sugc) e dalla Federazione nazionale della Stampa (Fnsi), si tratta di un vademecum che, da un lato, scrive regole chiare per la tutela minima dei giornalisti per immagini e che difende, di conseguenza, il diritto dei cittadini di essere correttamente informati.

La “Carta” si muove in un ambito dell’informazione che oggi rappresenta il pilastro portante della comunicazione moderna: le immagini.

Un decalogo rivolto a tutti i soggetti coinvolti nel prodotto editoriale; un decalogo che si pone due obiettivi di fondo: la salvaguardia della qualità dell’informazione e la pluralità delle voci che la compongono. “L’accesso ai luoghi è sempre più difficoltoso, il diritto di cronaca, il diritto di autore vengono sottomessi a logiche “predatorie” e per nulla inclini al rispetto del ruolo del professionista”, si legge nelle premesse della Carta di Napoli.

Che i socialnetwork e la digitalizzazione delle informazioni hanno rivoluzionato il flusso delle informazioni è sotto gli occhi di tutti. Meno noto è il fatto che questo processo tecnologico stia mettendo a rischio l’autonomia dei professionisti dell’informazione. Infatti, questa evoluzione ha portato fenomeni di “lavoro povero” impensabile fino a pochi anni fa, insieme a una precarietà che riguarda la quasi totalità dei giornalisti per immagini e tre giornalisti “scriventi” su quattro.

Deve partire da questa iniziativa un percorso di formazione per i giornalisti per immagini, ormai tutti freelance, che necessitano di momenti di dibattito, formazione e testimonianza come quelli che vissuti a Napoli.

Perché siamo nel “chiaroscuro” capace di “generare mostri”. E qui e ora spetta sempre di più ai freelance l’onere del racconto dei conflitti, delle guerre, delle periferie. L’obiettivo lo hanno bene in testa Elisa e Rino, i genitori di Andy Rocchelli. Come hanno detto, è un lavoro che serve “per dare voce a chi voce non ha”. L’abbraccio della comunità che si è data appuntamento a Napoli si rinnova a ogni udienza del processo in corso a Pavia per la morte del fotoreporter ucciso in Ucraina il 24 maggio di cinque anni fa, in cui il sindacato dei giornalisti della Lombardia (Alg) si è costituito parte civile.

Per non aver più bisogno di piangere giovani professionisti freelance come Andy, per difendere la pluralità di voci che contraddistingue una democrazia matura da qualcosa di molto meno libero, per difendere l’articolo 21 della Costituzione, la concreta applicazione della Carta di Napoli è un fatto di vitale importanza.

La casa del Sindacato dei Giornalisti è aperta a tutti coloro che lavorano nel giornalismo per immagini.

Il Sindacato si impegna ad estendere le garanzie dei contratti collettivi di lavoro giornalistico ai giornalisti per immagini.

I compensi, non regolati dai contratti collettivi, devono essere adeguati alle prestazioni richieste e non devono essere lesivi della dignità professionale. Non bisogna svalutare la professione e creare alterazioni a ribasso nel mercato.

 

Gli editori sono tenuti ad impegnarsi a garantire la copertura previdenziale e assistenziale del giornalista per immagini qualunque sia la natura giuridica del rapporto di lavoro.

 

Il giornalista per immagini è garanzia di corretta informazione. E’ mediatore del materiale audiovisivo autoprodotto da Forze dell’Ordine, enti ed istituzioni, affinché l’informazione possa essere approfondita e non veicolata in maniera unidirezionale.

Le istituzioni devono garantire l’accesso ai giornalisti per immagini ai fatti e ai luoghi nel rispetto del diritto di cronaca, promuovendo, se necessario, protocolli con Ordine e Sindacato dei giornalisti.

No al furto di immagini, video ed articoli attraverso i social network. No alla diffusione pirata sul web e sui social network di quotidiani e riviste. Il Sindacato chiede al Parlamento di accogliere la recente normativa europea sul copyright.

Le immagini non vanno manipolate o modificate in maniera da disorientare l’opinione pubblica.

Il giornalista per immagini non si autocensura, e non deve essere soggetto a censura, in modo da riprendere sempre i fatti nella loro completezza.

 

Il giornalista per immagini dà una rappresentazione dei fatti quanto più possibile completa ed imparziale e rispetta sempre la dignità dei soggetti ripresi.

Nello svolgere la sua professione, il giornalista per immagini non influenza, altera o crea situazioni per produrre immagini violente o che incitino all’odio.