Il poeta Giuseppe Conte firma per Giunti un giallo storico ambientato dopo la Prima crociata. Al centro della storia un vaso di smeraldo: «Ho voluto omaggiare Genova»

Giuseppe Conte, «I senza cuore», Giunti

È un romanzo storico e insieme un giallo I senza cuore (Giunti) di Giuseppe Conte, poeta a cui piace, di tanto in tanto, misurarsi con i tempi lunghi della narrativa. Arriva dopo un libro — Sesso e apocalisse a Istanbul, uscito lo scorso anno sempre per Giunti — che portava la tensione del thriller in un presente attualissimo, minacciato dal terrorismo, diviso tra Occidente e Islam. Ora questo salto all’indietro, fino alla Prima crociata, un cambio di scenario che non segna fratture nella poetica di Conte: «Ho sempre lavorato sulla storia — racconta —, su come si possa rileggerla con gli occhi del presente». Per questo libro si è impegnato in un lungo lavoro preparatorio di ricerca, compiuto in parte anche al Museo del Mare di Genova. Guglielmo, il suo protagonista, è esistito davvero: «Willelmus Caputmallei, Guglielmo Embriaco detto Testa di martello. Ma Jacopo da Varazze lo racconta chiamandolo “il Malo”». Partito da Genova, combattè con Goffredo di Buglione alla Prima crociata. Si deve a lui l’idea di smontare due navi e usarne i pezzi per costruire le torri mobili, macchine da assedio che si riveleranno decisive nella presa di Gerusalemme: per Conte, il momento in cui la tecnica prevale sulla forza bruta, «e nasce la modernità».